Fonte: Istock
Non c’è pace per le quotazioni dell’oro che dopo aver toccato un massimo in area 5.500 dollari nello scorso mese di gennaio, ora viene scambiato in prossimità dei 4.000 dollari all’oncia. Secondo gli analisti di Mps il riaccendersi delle pressioni inflazionistiche continua a rappresentare un fattore di freno per l’oro, alimentando i timori che le principali banche centrali possano mantenere un approccio più restrittivo per contrastare il rincaro dell’energia.
In questo contesto, il metallo giallo fatica a trovare la forza per avviare un concreto rimbalzo, ma allo stesso tempo continua a mostrare una buona capacità di tenuta sopra la soglia psicologica dei 4.000 dollari.
Comprano le banche centrali, vendono i fondi
Secondo Mps le ultime evidenze hanno confermato un forte interesse da parte delle banche centrali per il metallo giallo, in particolare di Polonia e Cina, durante il mese di giugno; è probabile che tali acquisti siano proseguiti anche nelle prime settimane di luglio.
Diversa la situazione per gli ETF, che si confermano più sensibili alle aspettative sui futuri orientamenti della Bce e Fed: la quantità di oro detenuta dai fondi è infatti tornata a diminuire la scorsa settimana, raggiungendo il livello più basso da settembre 2025.
Al contrario, i dati della CFTC evidenziano un crescente interesse da parte degli investitori speculativi, con le posizioni nette lunghe salite sui massimi da gennaio.
Oro, cosa dice l’analisi tecnica
Dal punto di vista tecnico, le quotazioni dell’oro rimangono inserite in un trend ribassista di breve termine che, secondo gli analisti di Mps, potrà essere messo in discussione soltanto con il superamento della resistenza dinamica giornaliera in area 4.149 dollari, seguito da una successiva rottura di quota 4.203 dollari, corrispondente all’ultimo massimo relativo. In tale scenario il quadro tecnico tornerebbe neutrale-positivo.
Resta comunque fondamentale la tenuta dei 4.000 dollari in chiusura settimanale: per gli analisti una violazione di questo livello potrebbe aprire spazio a un’ulteriore fase correttiva nell’ordine di 100-200 dollari.