Quella “sporca dozzina” che ha rovinato l’Italia, secondo Politico

1 Marzo 2018, di Livia Liberatore

Sono in pochi a essere risparmiati nell’elenco compilato da Politico.eu in un articolo sugli uomini che più di tutti hanno portato l’Italia alla rovina e che fin dal titolo richiama al film di guerra del 1967 “Quella sporca dozzina”, con Robert Aldrich alla regia.

Secondo il giornale online, il nostro Paese ha problemi cronici: innanzitutto il debito pubblico che nonostante il leggero calo del 2017 è ancora oltre il 130 percento del PIL e che incombe come una minaccia persistente per l’euro. E poi, la corruzione diffusa, il divario fra Nord e Sud, la burocrazia pesante, i tribunali lenti e la mafia.

Come è arrivato a questo punto un Paese membro fondatore dell’Unione europea? si chiedono da Politico. Le responsabilità vanno rintracciate anche nella nostra storia antica, a cominciare da personaggi come San Giustino Magno, l’imperatore Giustiniano, che per riunificare l’impero romano strappando l’Italia agli Ostrogoti scatenò uno dei più sanguinosi conflitti della storia. Pietro III, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Agostino Depretis hanno anche loro una buona fetta di responsabilità.

Fra i politici ancora in attività citati nell’elenco di Politico ci sono Silvio Berlusconi, Romano Prodi e Roberto Maroni. Di Berlusconi non piacciono agli autori di Politico la costante denigrazione dei pubblici ministeri e dei giudici e la sua oggettivazione delle donne che avrebbe contribuito al divario di genere in Italia. Romano Prodi sarebbe invece colpevole di aver portato l’Italia nell’euro senza che gli italiani fossero del tutto consapevoli di cosa questo avrebbe significato per il loro potere d’acquisto.

Per Maroni le responsabilità tornano a quando era ministro del Lavoro all’inizio degli anni 2000 e in questa veste “sponsorizzò l’introduzione di una legge che, più di ogni altra, ha distorto il mercato del lavoro“, nelle parole dell’articolo, “facilitando ai padroni l’assunzione per lo più di giovani lavoratori con contratti a breve termine senza erodere i privilegi dei lavoratori più anziani”.

In mezzo alla lista di Politico figurano anche i nomi di Benito Mussolini, Giuliano Andreotti, Mariano Rumor e Bettino Craxi.