Italia, Varoufakis: “errori come con Renzi, non è così che si cambia l’Europa”

3 Ottobre 2018, di Daniele Chicca

L’economia italiana non è sostenibile all’interno delle politiche dell’Eurozona. È tornato a ribadire, Yanis Varoufakis, un concetto già espresso in passato, ma che sembra non entrare in testa a chi è al comando. Sulla legge di bilancio l’opinione dell’ex ministro greco delle Finanze è altrettanto critica. Secondo l’economista la manovra del governo non riuscirà a rivitalizzare la crescita: “ogni sforzo è inutile senza una revisione completa delle politiche europee e del fiscal compact“.

Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco, che da outsider del mondo politico aveva perso la sua battaglia personale contro l’establishment europeo, non riuscendo a ottenere il perdono di una parte del debito greco. Varoufakis ne dà un resoconto dettagliato nel suo libro “Adults in the room“, in cui vengono raccontato il dietro delle quinte delle tese trattative tra le autorità di Grecia ed Eurozona nel 2015, all’apice della crisi del debito sovrano, svelando diversi retroscena.

L’opposizione al regime di austerità previsto dalle leggi europee per salvare Atene è costata caro in passato al professore di economia all’Università di Atene. Dopo che i negoziati tra la Grecia, il paese più indebitato d’Europa, e l’UE avevano raggiunto un punto morto e che Varoufakis rischiava di far sprofondare il paese ellenico in una crisi ancora più profonda, per scongiurare un default delle finanze pubbliche il premier Tsipras lo aveva scaricato prima di fare concessioni a Bruxelles sulle misure di rigore.

In un’intervista concessa all’agenzia stampa Agi, Varoufakis ha spiegato il motivo per il quale secondo lui rispetto alla sua battaglia contro Bruxelles, quella del governo giallo-verde è destinata a non cambiare nulla. L’Italia sta commettendo gli stessi errori “da bambino viziato” che aveva fatto l’ex premier Matteo Renzi.

Di seguito è riportata l’intervista integrale condotta da Arcangelo Rociola.

Il governo italiano ha deciso di sfidare Bruxelles trovando un accordo per una manovra espansiva, con un rapporto deficit/pil che sfora i parametri di bilancio dell’Ue. Servirà a rivitalizzare l’economia italiana?

“No, non credo sarà sufficiente a rivitalizzare l’economia italiana. Per farlo servirebbe un cambiamento più radicale a livello di Eurozona, compreso un programma di investimenti su larga scala e una revisione completa del Fiscal compact. Bisogna fermare il declino dei redditi medi”.

Cosa pensa dell’introduzione del reddito di cittadinanza e della flat tax? È ciò di cui l’Italia ha bisogno?

“L’economia italiana è complessa, potenzialmente forte e molto orientata all’esportazione, ma [il suo problema è che] non è sostenibile all’interno delle attuali architetture dell’Eurozona e delle sue politiche economiche. E poi, sinceramente: non c’è alcuna proposta di reddito di cittadinanza o di flat tax in questa manovra. Questi sono solo termini usati a scopo propagandistico. Il Movimento 5 stelle ha voluto in realtà un reddito minimo, che è una realtà in buona parte dei paesi dell’Europa del nord, mentre la Lega ha proposto non una flat tax ma la riduzione delle tasse per chi ha redditi più alti e l’abolizione dell’aliquota media.

Sono queste ‘riforme’ quello di cui l’economia Italiana ha bisogno? Se da un lato il reddito minimo garantito è necessario per molte famiglie povere, e in qualche modo stimolerà l’economia, la riduzione delle tasse per i ricchi aumenterà le disuguaglianze senza fare molto per aumentare la spesa. Luci e ombre quindi, ma comunque non credo avranno un impatto sostanziale sui problemi dell’Italia all’interno dell’Eurozona”.

Molti ministri italiani dicono di volerla cambiare l’Europa, ma dall’interno: meno burocrati, più vicinanza ai cittadini. Non è un po’ la sua stessa idea di Ue?

“No, non lo è. Se il governo italiano volesse cambiare l’Europa in modo da favorire sia l’Italia che gli altri paesi, innanzitutto non dovrebbe ripetere il ridicolo errore di Renzi: ricorderete quando anche Renzi chiese che all’Italia fosse consentito di violare le regole del Fiscal compact, ma senza il coraggio di convocare il Consiglio europeo per ridiscuterne i contenuti. Questo governo sta adottando la stessa strategia da bimbo viziato di Renzi: non propone regole diverse, un nuovo patto, ma chiede che l’Italia possa violare le leggi attuali”.

Senza contare la questione delle quote dei migranti.

“Sono molto preoccupato per ciò che sta facendo il ministro Salvini, ovvero trattare gli esseri umani nel Mediterraneo come moneta di scambio con Bruxelles. Promuove una misantropia strategica, come tattica negoziale. Questo governo, per dirla senza mezzi termini, è un chiaro pericolo per la civiltà europea”.

Nel suo ultimo libro (Adulti nella stanza, la mia battaglia contro l’establishment dell’Europa, La nave di Teseo, luglio 2018) descrive quello che è successo in Grecia durante la crisi del debito come “un perverso esperimento di Bruxelles”. Molti a Bruxelles paventano un rischio Grecia anche per l’Italia. È d’accordo?

“No, per vostra fortuna. Certo, ci sono delle somiglianze, ma le differenze sono più grandi. L’Italia è troppo grande per essere inserita in un programma simile alla troika oppure essere minacciata con l’espulsione dall’Eurozona, dal momento che una simile minaccia si tradurrebbe nella fine dell’Euro”.

La Grecia è fuori dalla crisi, ha detto il consigliere europeo agli affari economici Moscovici lo scorso luglio. È vero?

“Non lo è affatto. Lo stato greco, le banche, le famiglie e le imprese sono indebitate senza possibilità di ripagare i debiti. Tutti hanno debiti che non possono ripagare. L’aver accordato da parte delle autorità Ue la restituzione dei prestiti al 2032 (ritardandola di 10 anni, ndr), impone austerità e comporterà una crescita trascurabile dei redditi per rimborsare i debiti. Ma la vera tragedia in tutto questo è che, nel frattempo, i migliori e le menti più brillanti lasciano il Paese – una perdita di capitale umano insostituibile. La lezione da imparare da tutto questo è una, ed è triste: dopo tutto questo l’Ue non ha nemmeno pensato di discutere un modo per rendere sostenibile l’unione monetaria”.

A maggio ci saranno le elezioni europee. Lei si presenterà con un suo partito, Diem25, con un programma fortemente anti establishment e schiettamente di sinistra. Ha cercato una sponda in Italia?

Ci sono milioni di italiani che sono ideologicamente vicini a Diem25. Lo scopriamo ogni giorno attraverso le nostre iniziative. Sì stiamo parlando con diversi partiti e movimenti. Quello che capiamo, però, è che il popolo italiano è stufo dei piccoli partiti da coalizione di sinistra senza un programma complessivo e coerente. Con Diem25 stiamo lavorando a creare un’unità autentica sulla base di un programma paneuropeo comune”.

Secondo molti esperti di politica, in Italia e in Europa, il Movimento 5 stelle è un po’ la nuova area di riferimento di chi vota a sinistra in Italia. Lei è d’accordo con quest’analisi?

“I 5 stelle hanno ottenuto molti voti a sinistra, da parte di chi non aveva altro da votare. Ma, sfortunatamente, il Movimento ha usato quei voti per consegnare il potere a Salvini che sta riportando un nuovo momento fascista in Italia e in Europa. Da questa prospettiva, credo che il M5s passerà alla storia come un partito reazionario“.

Che Europa si aspetta a maggio 2019, dopo le elezioni?

“Un’Europa cambiata, e cambierà con o senza di noi. Senza di noi, o con l’establishment o con i nuovi partiti nazionalisti e razzisti, sarà un’Europa reazionaria e impotente, esattamente come la vuole Donald Trump. Diem25 vuole ridare vita ad un’Europa umanista, che rigetti sia l’establishment dell’austerità che la destra xenofoba”.