Giappone spiazza tutti: via a era tassi negativi

29 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

TOKYO (WSI) – La Banca del Giappone ha sorpreso mercati ed economisti di tutto il mondo con la sua decisione di imporre una politica di tassi di interesse negativi. La decisione choc ora mette pressione sulle altre banche centrali e in particolare quella americana, la quale da dicembre ha deciso di prendere una direzione completamente opposta.

La misura drastica ha fatto fare un bel balzo momentaneo ai listini azionari in Asia, con l’euforia iniziale che però è durata ben poco, mettendo al contempo in difficoltà lo yen, che sul Forex cede due yen nei confronti del dollaro. Il biglietto verde scambia sopra quota 121. L’indice Nikkei ha prima guadagnato e poi perso 1000 punti. Intanto in Usa un rialzo di quasi 200 punti dei futures sul Dow Jones è stato quasi azzerato.

I bond sovrani corrono e i rendimenti collassano dopo che la Banca centrale ha annunciato che chiederà lo 0,1% di interessi per le banche che vorranno parcheggiare denaro presso l’istituto. La politica dei tassi di deposito sotto zero è stata adottata per prima dalla Bce, dove la percentuale chiesta alle società del credito per custodire a Francoforte le loro riserve è dello 0,3%.

Nomura teme che le banche possano subire un impatto negativo dalla manovra straordinaria. I profitti, in particolare per le banche regionali più piccole, potrebbero uscirne deteriorati.

Nel mercato delle commodities, la promessa di stimoli monetari extra ha dato nuovo carburante anche al petrolio, che ha registrato rialzi già nelle tre sedute precedenti, favorito dalle indiscrezioni su un possibile sforzo congiunto di Opec e paesi che non fanno parte del cartello, come la Russia, per abbassare l’offerta. Il contratto sul Wti avanza di 35 centesimi a 33,55 dollari al barile, mentre il future analogo londinese sul Brent guadagna 36 centesimi in area 34,25 dollari.

L’idea della Bank of Japan è quella di rivitalizzare un’economia che da anni fa fatica a decollare. Il governatore Haruhiko Kuroda ha annunciato che il costo del denaro potrebbe essere abbassato ulteriormente se ce ne fosse bisogno. L’istituto è pronto a tutto pur di assicurare che l’inflazione graviti intorno all’obiettivo – che ora sembra molto lontano e che spesso in passato non è stato centrato – del 2%.

Anche i mercati del debito americani hanno giovato della notizia, con gli investitori che stanno cercando di capire quale impatto la decisione della Banca del Giappone avrà sulla Federal Reserve. Sicuramente un simile allentamento rende più difficile un rialzo dei tassi a breve e quattro strette monetarie nel 2016 da parte della banca centrale americana – come la Fed aveva promesso a dicembre. La divergenza con le politiche monetarie di Giappone, Francoforte e Londra è sempre più ampia.

I futures sui Fed fund sono cresciuti di livello e ora prezzano un rialzo di 51 punti base nel 2016, pari dunque a due strette monetarie. Solo un mese fa scommettevano su un aumento di 90 punti base. I futures sui bond decennali americani sono saliti di 5 punti base.