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Giapponizzazione dell’Europa: tassi Bund sotto zero, euro visto a $1,10

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L’Europa somiglia sempre di più al Giappone, con gli investitori che sono di nuovo disposti a pagare di tasca loro pur di avere in mano Bund tedeschi. I rendimenti dei Bund decennali sono infatti scivolati momentaneamente sotto lo zero, a 0,001%, prima di risalire allo 0,3%. È la prima volta da ottobre 2016 che accade ed è un segnale di distorsione dei mercati e di sconforto sulle prospettive economiche dell’area euro. Gli indici sull’attività manifatturiera della Germania hanno deluso, scatenando una corsa ai titoli più sicuri.

Per “giapponizzazione” dell’economia si intende un andamento in cui un elevato debito pubblico è accompagnato da un’attività fiacca dell’economia, da rendimenti, prezzi al consumo e inflazione salariale fermi. Il Giappone viene citato come il paese esemplare di una situazione di ristagno del genere, in cui l’economia viene inghiottita in una spirale deflativa senza ritornoA Tokyo la trappola è iniziata ben venti anni fa. Ed è stata caratterizzata da un calo della domanda interna, con conseguente diminuzione degli investimenti delle imprese e stipendi bassi.

L’Europa rischia di trovarsi in una congiuntura analoga. L’indice PMI delle fabbriche della Germania è risultato sotto le attese, con Markit che ha comunicato un tonfo in area 44,7, ben al di sotto dei 48 punti previsti. Delude anche l’indice composito tedesco (51,5, meno dei 52,7 punti previsti) e l’indice PMI dell’area euro nel suo complesso. I dati macro hanno indebolito anche l’euro, che si avvicina a quota 1,10 dollari. Gli analisti sul valutario di ABN Amro prevedono che la soglia venga toccata tra fine mese e la fine di giugno.

La banca sottolinea che “la recessione del settore manifatturiero in Germania si sta aggravando“. Questo “rispecchia la pesante contrazione generalizzata del commercio mondiale“. Secondo ABN Amro la Bce , che nell’ultima riunione aveva avvertito dei rischi al ribasso per l’economia, dovrebbe mantenere invariati i tassi guida fino alla fine del 2020. “C’è la probabilità che la Bce sia costretta a riavviare un programma di stimolo monetario”, rispolverando il Quantitative Easing.

Calo Bund sincronizzato, Bce potrebbe tornare a fare fuoco

A giustificare un ricorso al bazooka monetario da parte di Mario Draghi è anche il fatto che pure gli indici PMI francesi hanno deluso. Sia servizi sia manifatturiero sono scesi sotto la soglia dei 50 punti che delimita una fase di espansione da una di contrazione.

Il lato positivo della medaglia per chi punta su un rialzo di euro e rendimenti obbligazionari è che in passato ogni volta che la situazione in Germania tendeva a ricalcare sempre di più quella del Giappone, dopo la discesa agli “inferi” i tassi di solito hanno rimbalzato a stretto giro di posta. È il copione visto a inizio 2015 e nella seconda metà del 2016.

Stavolta, tuttavia, il calo dei rendimenti dei Bund sembra particolarmente sincronizzato. Viste le turbolenze per l’economia globale, non solo europea, al momento sembra difficile che le cose miglioreranno in tempi ristretti. A migliorare leggermente è invece – sebbene soltanto a breve termine – il contesto politico nel Regno Unito. Sul Forex la sterlina si sta rafforzando dopo che l’UE ha concesso una proroga condizionata al governo britannico. La divisa scambia in area 1,3142 dollari (+0,3% e 1,1621 euro (+0,8%).

Theresa May spera ancora di poter trovare i numeri in parlamento per approvare il deal stretto con le autorità europee. A breve non ci sarà una Hard Brexit (non il 29 marzo). Detto questo, viste le persistenti divisioni in seno alla maggioranza di governo, tra dissidenti irriducibili e moderati vicini alla premier, lo scenario di no deal il 22 maggio resta assolutamente ancora una possibilità. Lo pensano sia gli analisti di Goldman Sachs, sia gli stessi ministri di Downing Street.

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