Germania, record inflazione. Draghi rischia di fomentare rabbia popolo

30 Gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

La posizione della Bce di Mario Draghi si complica: l’inflazione tedesca balza a gennaio al ritmo più forte in quattro anni, ovvero dal luglio del 2013. La conferma arriva dall’Ufficio Statistico Federale della Germania, che rende noto che nel mese di gennaio i prezzi al consumo sono balzati dell’1,9% su base annua.

Chiara l’accelerazione delle pressioni inflazionistiche, visto che l’indice era salito dell’1,7% a dicembre, anche se la performance è meno sostenuta rispetto alle attese degli analisti, che avevano previsto una crescita del 2%. I prezzi sono inoltre calati dello 0,8% su base mensile.

La Bce ha comunque più di un motivo per essere preoccupata: le critiche alla sua politica monetaria fatta di tassi eccezionalmente bassi, se non negativi e di acquisti di asset con la droga monetaria del QE è stata criticata principalmente proprio dai tedeschi, politici ed economisti; e, da più parti, arriva l’accusa contro Draghi di penalizzare in questo modo i risparmiatori, che ricevono interessi vicini allo zero sui loro depositi in banca. Critiche dalle stesse banche, che sono rimaste scottate dall’era dei tassi rasoterra in termini di redditività.

In un anno cruciale per il futuro della stessa Eurozona, caratterizzato dalle elezioni, tra le altre, proprio in Germania, il rialzo dell’inflazione e l’apparente ostinazione di Draghi a non ritirare il suo massiccio programma di stimoli economici, potrebbero essere utilizzati a fini politici dai movimenti anti euro e anti Unione europea, in un contesto in cui il populismo sta conquistando il mondo intero.

Nowotny (Bce) a Germania: non ci siete solo voi

Se c’è una cosa che i tedeschi temono è proprio l’inflazione, e il dato di oggi non fa altro che acutizzare i timori di una popolazione che spesso lamenta di aver fatto già troppo, soprattutto per i paesi del Sud Europa, Italia in primis.

Proprio qualche ora prima che venisse pubblicato il dato macro, Ewald Nowotny, governatore della Banca centrale austriaca, aveva tuttavia dato un altolà alle polemiche tedesche:

“La politica monetaria non può rivolgersi solo a un paese, ma deve riguardare l’intera economia dell’Eurozona. Osserviamo gli sviluppi tedeschi, che però rappresentano solo una parte”.

Nowotny ha tuttavia affermato anche che il Consiglio direttivo della Bce dovrà sicuramente prendere una decisione sul futuro del piano QE prima della fine del 2017, anche se ciò non dovrebbe avvenire prima dell’estate.

Ma i tempi stringono e la guerra di nervi iniziata già da tempo tra la Bce di Draghi e la Germania rischia una escalation. Sia Sabine Lautenschlaeger, membro del Consiglio direttivo della Bce, che il presidente della Bundesbank Jens Weidmann hanno detto chiaramente che la Banca centrale europea dovrebbe avviare una discussione per capire come normalizzare gradualmente la politica monetaria, mentre il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha avvertito che l’atteggiamento della Bce potrebbe causare “problemi politici”.