Wall Street rimbalza, sostenuta dagli energetici

10 Dicembre 2015, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) -Dopo un avvio debole, Wall Street recupera nel corso della seduta e chiude la prima seduta in positivo dopo tre giorni di fila in rosso. Ancora una volta gli occhi degli investitori sono stati puntati sul petrolio e la Fed. Il mercato Usa prova così a riscattarsi dopo giorni a dir poco turbolenti sui mercati, tramortiti da un tonfo generalizzato delle materie prime. Guidano i rialzi gli energetici, che salgono dell’1% circa.

Nel finale, il Dow Jones sale di 85 punti (+0,47%), lo S&P 500 e il Nasdaq guadagnano rispettivamente lo 0,21% e lo 0,44%.

Sul versante macro, i prezzi import sono calati dello 0,4% il mese di novembre, appesantiti dal -2,5% dei prezzi energetici. Dal mercato del lavoro non arrivano buone notizie. Le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono cresciute di 13.000 unità a quota 282.000 l’ultima settimana, salendo ai massimi di cinque mesi. Gli economisti interpellati da MarketWatch prevedevano un rialzo più contenuto a quota 270.000 dalle 269.000 domande ricevute la settimana prima.

Un passo indietro per il mercato del lavoro dunque ma non tale da cambiare i piani della Federal Reserve. La banca centrale Usa si riunira’ il 15 e 16 dicembre prossimi e probabilmente decidera’ per il primo rialzo dei tassi dal 2006. Il governatore Janet Yellen potrebbe reiterare il concetto che la stretta monetaria sara’ graduale, aiutando a tenere a freno il rialzo dei rendimenti.

Nel mercato del reddito fisso Usa, il decennale vede rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – salire al 2,22% dal 2,208% di ieri. Il titolo di Stato a tre mesi viaggia allo 0,2492%. I tassi sui Treasuries a 2 anni scambiano in progresso di 1,2 punti base rispetto alla chiusura di ieri, attestandosi allo 0,935%.

Per il quinto giorno di fila il petrolio ha chiuso in calo. Al Nymex, il contratto a gennaio ha lasciato sul terreno 40 centesimi, l’1,1%, a quota 36,76 dollari al barile. Si tratta di minimi del 2009. Lo scivolone si e’ accentuato venerdi’ scorso con l’Opec che ha deciso di lasciare invariata la produzione nonostante scorte mondiali in eccesso. Ieri il dato sulle scorte settimanali Usa, a sorpresa in calo, non e’ bastato per sostenere le quotazioni.

Oggi sono arrivate novità in ambito energetico. L’Opec ha detto che la produzione di petrolio è aumentata di 230 mila barili al giorno in novembre, salendo a 31,70 milioni, sopra il limite deciso all’ultima riunione di Vienna di 31,50 milioni. Proteggere le quote di mercato è la priorità del cartello, più della perdita dei ricavi provenienti dal commercio della preziosa materia prima.

Nel suo report mensile il blocco dei maggiori paesi esportatori di petrolio ha poi rivisto al ribasso le stime per quanto riguarda la produzione dei paesi che non sono membri dell’Opec, di 250 mila barili al giorno a una media di 57,14 milioni. Gli effetti dei prezzi bassi si vedranno anche sulla produzione Usa nei prossimi mesi.

Sul valutario il dollaro ha confermato i rialzi (+0,77% sull’euro, che ora vale 1,0940 dollari) dopo la pubblicazione degli ultimi dati.