Fuga di capitali dall’Italia verso il Nord d’Europa

13 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – È in atto una fuga di capitali dall’Italia. Si parla di 180 miliardi nel solo 2016. I soldi sono finiti nelle casse dei fondi comuni sparsi nei paesi del Nord Europa come Lussemburgo, Olanda e Germania. Secondo i calcoli di Sober Look, pubblicati in uno studio approfondito sul problema, solo il 20% di essi può essere fatto risalire a entità italiane (i cosiddetti round trip funds).

La verità è che il nostro paese viene percepito sempre più a rischio. Gli elementi alla radice della fuga di capitali sono principalmente tre. In primo luogo a influire sull’andamento è la sempre più accesa caccia al rendimento in un contesto di tassi a o sotto zero. Ma il contesto di rendimenti nulli può spiegare solo in parte il flusso di fiumi di capitali verso il Nord Europa.

Da sole le condizioni dei mercati e degli investimenti non bastano a spiegare quella che sembra una clamorosa fuoriuscita di denaro. Un impatto, secondo l’analisti di Sober Look, lo hanno anche le condizioni economiche e la crescente sfiducia nel paese Italia per via dei rinnovati timori di una spaccatura in due dell’area euro.

“Nell’Eurozona i bilanci netti continuano ad ampliarsi per i continui flussi di capitale che dalla periferia si muovono verso la Germania e gli altri Paesi cosiddetti ‘core'”, è l’incipit dell’analisi di Sober Look.

La convergenza nei bilanci netti che prese vita tra il 2012 e il 2014 ora è diventata storia appartenente al passato. Come si vede bene nel grafico sotto riportato, in marzo l’Italia ha visto un deficit netto molto pesante nei saldi Target 2 della propria Bankitalia presso la Bce (-263 miliardi di euro), che riavvicina il nostro paese ai minimi di luglio 2012, all’apice della crisi del debito sovrano europeo. L’ampliarsi delle differenze dei saldi Target2 tra le diverse banche centrali nazionali è evidente e viene da chiedersi se questo non debba essere interpretato come un segnale d’allarme per la tenuta dell’area euro.

La gravità della condizione in cui versa il sistema dei pagamenti europeo è evidenziata anche dai saldi degli altri stati “minori”. Male è infatti andata anche agli altri paesi dell’area periferica (fascia rossa) come Spagna (-262 miliardi di euro) e Grecia (-95 miliardi di euro). Il tutto mentre la Bundesbank ha potuto giovare di un incremento del suo surplus di oltre 600 miliardi. Bene si sono comportati anche i flussi di denaro per gli altri paesi virtuosi del blocco più solido dell’area euro (fascia azzurra).

Gigantesco riposizionamento portafogli

Il sistema Target 2 serve sulla carta a riequilibrare gli squilibri della bilancia dei pagamenti tra i paesi membri del blocco a 19. Un avanzo della bilancia delle partite correnti dovrebbe portare a un bilancio netto positivo delle operazioni Target 2 e viceversa. Nel caso dell’Italia si nota un deficit record che non ha nulla a che vedere con gli scambi intraeuropei commerciali tra Germania e Italia, bensì che si spiega soltanto con un altro fenomeno: un massiccio riposizionamento dei portafogli (verso l’estero).

Sembra insomma che sia emersa negli ultimi tempi una nuova fonte di flussi di capitale, principale motivo del bilancio netto negativo dell’Italia nelle operazioni della sua banca centrale presso la Bce (Target2). Si tratta dell’allontamento drastico del settore privato non bancario del nostro paese dal debito pubblico e dell’interesse crescente delle banche italiane per titoli azionari e fondi comuni esteri.

Anche le nuove regolamentazioni bancarie hanno giocato un ruolo importante. Dietro al preoccupante fenomeno della fuga di capitali dall’Italia ci sono senza dubbio anche le norme sul bail-in entrate in vigore a gennaio. Il governo italiano ha già fatto ricorso una volta al nuovo regime per salvare quattro banche regionali in difficoltà e non esiterebbe a presentare un’altra volta il conto agli obbligazionisti e azionisti e, in caso di mancanza di risorse, anche in ultima istanza ai correntisti.

Fonte: Sober Look