Elezioni e banche: Italia a rischio attacco mercati

4 Ottobre 2017, di Mariangela Tessa

Tensioni politiche interne, in vista delle elezioni del prossimo anno, potrebbero essere fatali per l’economia italiana, che rischia di ripiombare in uno stato di crisi. È questo in sintesi il messaggio del giornalista Beppe Severgnini e del banchiere Claudio Costamagna, ex Goldman Sachs, da luglio 2015 presidente della Cassa depositi e prestiti durante la trasmissione Otto e Mezzo.

 “Mi preoccupa la situazione che si può creare sui mercati. Non dimentichiamo che siamo una nazione che ha un tasso di rischio, dato le dimensioni del debito pubblico molto alto. In questi ultimi anni abbiamo sfruttato bene i tassi bassi, già nei prossimi mesi questa politica tenderà a diminuire. Se a questo aggiungiamo tensioni nostre, questo mi preoccupa. Lo spread si alzerà, il costo del debito aumenterà e si ricomincia a parlare del debito sovrano”.

Allargando lo sguardo all’Europa:

“La vera riforma europea sarebbe quella di avere tutti la stessa legge elettorale e votare tutti lo stesso giorno”.

Costamagna ha parlato poi delle recenti crisi bancarie, dicendo che è una situazione dovuta a problemi ‘interni’ come l’accumulo di crediti deteriorati (aumentati dopo la crisi che ha mangiato 10 punti di Pil) e la mala gestione di un gruppo ristretto di banche, come Mps e banche venete. In tutto questo, gli organi controllo hanno dormito.

“Pochi hanno pagato, sono il primo a dirlo” ha continuato Costamagna. “Sono uscito dal mondo delle banche d’affari nel 2006 anche perché avevo intuito che le cose non andavano come secondo me dovevano andare e che c’erano comportamenti non più accettabili”.

“Oggi è cambiato molto: dopo il 2008 ci sono stati notevoli cambiamenti dal punto di vista regolatorio che impediscono il ripetersi dei comportamenti che hanno portato alla crisi” ha detto Costamagna, aggiungendo che “Le attuali crisi bancarie italiane sono dovute a fattori estremamente domestici: da una parte la crisi economica successiva alla crisi finanziaria del 2008, che ha portato a una perdita di 10 punti di Pil e a un aumento eccessivo dei crediti deteriorati; dall’altra parte, combinata, una serie molto circoscritta di situazioni, ben note tra gli addetti ai lavori, di alcune banche mal gestite o gestite in maniera più o meno fraudolenta”.

È il caso di Monte dei Paschi di Siena che, secondo Costamagna:

 “ha fatto un’operazione folle nel 2006 acquistando l’Antonveneta a un prezzo totalmente fuori mercato. Ha pagato sopratutto per quella operazione, ma se si va a vedere l’erogazione dei prestiti di Mps negli anni successivi si vede una percentuale doppia rispetto al resto del sistema bancario: erogavano prestiti a chiunque”.

Il giudizio del presidente di Cassa Depositi e Prestiti si è poi allargato all’operato degli organi di controllo: “Non posso parlare per Banca d’Italia o per Consob perché non c’ero, ma da uomo della strada riterrei che bisognava assolutamente intervenire”.

Sul salvataggio delle due ex popolari venete

“riferei immediatamente l’operazione da 500 milioni di euro per puntellare Popolare di Vicenza e Veneto Banca, altrimenti il rischio sarebbe stato davvero sistemico; sarebbe saltato tutto. Dovevamo mettere una toppa, che sta pagando soprattutto il sistema privato perché il fondo Atlante ha usato all’85% soldi delle banche, oltre quelli della Cassa e delle fondazioni, anch’esse enti privati. Il costo di un crollo del sistema bancario sarebbe stato per Cdp molto più alto di quei 340 milioni pagati per la svalutazione di Atlante”.

“Le banche italiane si erano salvate dai mutui subprime di cui erano invece piene le banche tedesche, francesi e inglesi” ha aggiunto Costamagna “Ma dopo la crisi è emerso il problema dei crediti deteriorati, che hanno un effetto ritardato rispetto alla crisi. Le aziende hanno infatti avuto problemi a saldare i debiti dopo due o tre anni”.

“Il sistema bancario italiano, così come quelli stranieri” ha concluso il banchiere “ha un modello di business ormai vecchio. Internet sta cambiando tutto e bisogna investire in un modello diverso. Avere 3000 filiali ormai non serve più. La nuova generazione di clienti in banca nemmeno ci entra”.