Draghi non rinuncia a bazooka QE. Euro scivola sul dollaro

6 Febbraio 2017, di Laura Naka Antonelli

Mario Draghi interviene al Parlamento europeo, nel corso di un’audizione alla Commissione economica e monetaria, e fa riferimento immediatamente al valore del Trattato di Maastricht. Il numero della Bce affronta diversi argomenti, difendendo le proprie scelte di politica monetaria, meritevoli di aver sostenuto la dinamica della crescita e anche dei prezzi dell’Eurozona.

Ma Draghi conferma, pur riconoscendo che l’inflazione ha rialzato la testa, che il bazooka della Bce, ergo il Quantitative easing non è in pericolo. A dispetto di chi già parla di tapering da parte dell’istituto. L’enfasi è inoltre sull’importanza dell’euro e dell’unità dell’Eurozona, così come di quella dell’ Unione europea.

“Sono felice di parlare di fronte a questa commissione alla vigilia del 25esimo anniversario della firma del Trattato sull’Unione europea, a Maastricht”.

Draghi definisce quella firma una decisione coraggiosa, che ha dato il via a “una nuova fase del processo di integrazione europea, gettando le basi dell’Unione economica e monetaria, e della Bce. Dieci anni dopo, i cittadini hanno iniziato ad avere euro nelle loro mani, e tale fattore ha contribuito in modo considerevole al rafforzamento di quell’impegno politico che continua a tenerci uniti da 60 anni“.

Draghi tende a mettere in evidenza i vantaggi dell’euro di cui, a suo avviso, l’intera Europa ha beneficiato:

“Con la moneta unica, abbiamo forgiato legami che sono sopravvissuti alla crisi economica peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale. Questa è stata infatti la ragion’essere originale del progetto europeo: tenerci uniti nei momenti difficili, quando ogni cosa ci avrebbe tentati a scagliarci contro i nostri paesi vicini o a cercare soluzioni nazionali”.

Il numero uno della Bce parla di ripresa dell’Eurozona, facendo notare che:

“Negli ultimi due anni il Pil pro-capite è cresciuto del 3% in Eurozona, una crescita che ci vede bene rispetto alle altre economie avanzate. Il sentiment economico è al record in cinque anni. La disoccupazioneè scesa al 9,6%, al minimo dal maggio del 2009. E il rapporto debito-pubblico -Pil sta scendendo per il secondo anno consecutivo”.

Detto questo, Draghi è disposto anche ad aumentare il piano QE, in quanto il rialzo delle pressioni inflazionistiche sia a dicembre che a gennaio riflette largamente il traino arrivato dai recenti aumenti dei prezzi energetici”. L’inflazione core, segnala il banchiere, “rimane molto contenuta e si prevede un suo rialzo solo graduale”.

Immediata la reazione dell’euro, che sul Forex scivola ai minimi di una settimana nei confronti del dollaro.

 

Il Liveblog è terminato

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201715:32

Di seguito i punti principali del discorso di Mario Draghi:
– i rischi acuti di una deflazione sono spariti.
– L’inflazione è destinata ad alzare la testa
-Le condizioni economiche stanno migliorando in modo costante.

Non mancano tuttavia gli avvertimenti:

– I rischi rimangono al ribasso
-Il Consiglio è preparato ad aumentare il programma di acquisto di asset
-La banca non dovrebbe reagire ad aumenti di breve periodo dell’inflazione.

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201715:41

“I benefici della nostra politica (monetaria) superano chiaramente quelli che sono i potenziali effetti collaterali. Le nostre misure hanno avuto un ruolo chiave nel preservare la stabilità”.

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201715:47

Nel suo discorso Draghi parla dell’impatto della politica monetaria adottata dalla Bce sulla redditività delle banche, e parla di una stabilizzazione nel secondo trimestre dopo il calo del primo trimestre del 2016. Draghi ammette che “la politica monetaria può avere un impatto sulla redditività delle banche attraverso vari canali, “Tuttavia, la nostra valutazione ci porta finora a ritenere che questi effetti tendono a compensarsi l’un l’altro in modo sostenuto”. Di fatto, “i tassi bassi (e negativi) potrebbero mettere a repentaglio i profitti bancari riducendo i margini, su base netta, degli interessi. Allo stesso tempo, nel sostenere la ripresa, la politica monetaria accomodante riduce i casi di mancata restuituzione del credito e di default. Dunque migliora la qualità del credito di aziende e famiglie. E questo miglioramento della qualità del credito, continua Draghi, “è un fattore certamente positivo per le banche”, 

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201715:53

Tra gli effetti collaterali di una politica monetaria accomodante, esiste il “rischio potenziale di credito o di formazione di bolle di asset”. Al momento, afferma Draghi, non abbiamo prove convincenti su un livello eccessivamente tirato degli asset europei. Sia gli spread tra i corporate bond e i prezzi dei corsi azionari, appaiono ampiamente in linea con i fondamentali. Allo stesso modo, la crescita dei prezzi del mercato immobiliare dell’area nel suo complesso rimane moderata, sebbene sia osservabile una significativa eterogeneità tra i vari paesi”. Allo stesso tempo, “più le misure di politica monetaria accomodante rimangono in essere, maggiori sono i rischi di effetti collaterali non giustificati sul sistema finanziario. Per esempio, i prezzi degli asset potrebbero salire a livelli che non sono in linea con i fondamentali, in quanto gli investitori potrebbero essere tentati dall’assumere maggiori rischi nelle fasi di bassi rendimenti. Questi sviluppi sono affrontati in modo migliore attraverso la messa a punto di politiche micro e macro prudenziali”. 

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201715:56

Draghi “contro” Trump, afferma che “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è smorzare le regole sul sistema bancario”.  Guardando alla storia, quali sono state le principali ragioni delle crisi finanziarie? Una combinazione di politiche monetarie troppo espansive e lo smantellamento delle regolamentazioni finanziarie. Ora siamo di fronte a una politica monetaria eccessivamente espansiva, dunque “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è smorzare le regole sul sistema bancario”.

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201716:29

Nel rispondere alla domanda di un parlamentare europeo, sulla possibilità che l’euro sia manipolato, come ha accusato la scorsa settimana l’amministrazione Trump, Mario Draghi cita quanto riportato da un documento europeo. “Nel 2015, il Tesoro Usa ha detto che la Germania non manipola la propria valuta, in quanto non corrisponde a quel criterio (di manipolazione). 

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201716:31

Draghi sostenitore dell’euro, sono rimaste nella storia quelle parole con cui anticipò gli interventi della Bce volti a salvare l’Eurozona: “l’euro è irreversibile”. E oggi di fatto ripete quella frase. A una domanda sul futuro dell’euro e se sia reversibile, Draghi risponde con un “no”, non è reversibile.

Laura Naka Antonelli 6 Febbraio 201716:58

Draghi, monito implicito all’Italia? Il numero uno della Bce afferma che i paesi che non hanno margini di bilancio non dovrebbero utilizzarli.