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Piazza Affari: come sta cambiando la nuova geografia del potere nel Ftse Mib

Non solo Wall Street. Anche Piazza Affari offre segnali sempre più evidenti di una mutazione strutturale che attraversa le Borse internazionali. Lo spiega bene in una nota Gabriel Debach, market analyst di eToro, evidenziando che se è vero che nel listino milanese le banche restano dominanti, accanto ai grandi protagonisti della finanza stanno emergendo nuovi poli di potere legati alla rivoluzione tecnologica, alle infrastrutture digitali e alla filiera globale dei semiconduttori.

“Non siamo più di fronte a una normale rotazione settoriale, ma a una vera riconfigurazione strutturale dei mercati” spiega l’esperto, aggiungendo che i numeri raccontano una storia che va oltre il semplice andamento dei prezzi.

Piazza Affari tra vecchia e nuova economia

I dati di fine maggio fotografano con chiarezza questa evoluzione. Prysmian è salita al quarto posto tra i titoli a maggiore peso dell’indice, superando Generali e raggiungendo un’incidenza vicina al 6%. Dodici mesi prima rappresentava meno del 3% del FTSE MIB e occupava la nona posizione. Una progressione che riflette il ruolo sempre più strategico delle reti elettriche, dei collegamenti sottomarini e delle infrastrutture necessarie a sostenere la crescita dei flussi di dati e dei grandi investimenti nell’intelligenza artificiale.

Ancora più emblematico è il percorso di STMicroelectronics. Dopo essere uscita dai primi posti della classifica per peso nell’indice, la società è tornata rapidamente protagonista nel corso della primavera. A fine maggio valeva oltre il 5% del FTSE MIB, conquistando la sesta posizione e superando Ferrari. Nel solo mese di maggio la capitalizzazione è aumentata di circa 8,3 miliardi di euro, passando da 29,5 a 37,8 miliardi: un contributo che rappresenta da solo circa un quarto dell’incremento complessivo della market cap dell’indice nello stesso periodo.

Come osserva Debach, la crescita di Prysmian e STMicroelectronics evidenzia come anche il mercato italiano stia iniziando a premiare in misura crescente le società esposte ai grandi trend globali dell’innovazione.

“Due aziende legate alle infrastrutture digitali e ai semiconduttori stanno progressivamente spostando l’asse del listino milanese verso la nuova economia”, sottolinea l’analista.

Il dominio delle banche resta intatto

Questo non significa che il baricentro del mercato italiano si sia spostato. Al contrario, il settore bancario – aggiunge Debach – continua a rappresentare il cuore finanziario di Piazza Affari. A fine maggio gli istituti di credito pesavano complessivamente il 37,9% del FTSE MIB, in aumento rispetto al 31,5% registrato circa un anno e mezzo prima.

La leadership resta saldamente nelle mani di UniCredit e Intesa Sanpaolo. La banca guidata da Andrea Orcel ha ulteriormente ampliato il divario sul principale concorrente, superando il 15% di peso nell’indice e portando la propria capitalizzazione oltre i 110 miliardi di euro. Intesa Sanpaolo segue con un’incidenza del 12,4%. Insieme, i due gruppi rappresentano quasi il 28% dell’intero FTSE MIB, una concentrazione che non trova paragoni nei principali listini europei.

Eppure, accanto alla forza della finanza tradizionale, si fa strada una dinamica nuova. Da inizio anno i sette titoli bancari del listino hanno contribuito in modo significativo alla crescita della capitalizzazione complessiva del mercato, ma l’accelerazione registrata da STMicroelectronics dimostra come una parte crescente della creazione di valore stia arrivando da settori legati all’innovazione tecnologica.

È in questo equilibrio tra il peso storico delle banche e l’avanzata delle società esposte alla rivoluzione digitale che si gioca oggi la nuova identità di Piazza Affari. Una trasformazione ancora agli inizi, ma già visibile nella composizione stessa del principale indice italiano.