Caccia ai Bund lascia analisti di stucco: 2 anni verso -1%

24 Febbraio 2017, di Daniele Chicca

Il rendimento dei Bund in particolare sulla parte breve della curva, continuano a scendere su livelli record: il tasso a 2 anni del debito sovrano tedesco è sceso al minimo di sempre del -0,95% oggi e secondo gli analisti di Citigroup il calo, che si protrae ormai da varie sedute, è destinato a continuare.

Jim Reid di Deutsche Bank in compenso non si riesce a spiegare quali siano le ragioni dietro a un simile accelerazione al rialzo dei prezzi. “Non la minima idea del motivo per cui i Bund stiano correndo con tanto slancio al momento”. Forse il fattore numero uno è proprio la nota degli analisti di Citi, Sian e Jamie Searle, che vedono il tasso sugli schatz, i titoli a 2 anni tedeschi, scendere fino al -1%.

Secondo loro il fattore principale non ha a che fare con i rischi politici bensi’ con il fatto che non ci sono alternative credibili per la Bce al debito tedesco a breve. Nell’ambito del programma di Quantitative Easing Mario Draghi dovrà comprare circa 80 miliardi di euro di Bund che scadono tra gli 1 e i sei anni da qui alla fine dell’anno. I trader, dunque, stanno cercando anticipare la Bce.

Cio’ detto, anche Reid di Deutsche Bank ha in realtà provato a dare una spiegazione al movimento anomalo, citando senza troppe sorprese i rischi sistemici in area euro nell’anno delle Superelezioni. Probabilmente dietro al balzo delle quotazioni non c’è solo la caccia agli asset ritenuti maggiormente sicuri, osserva lo strategist, ma anche il programma di acquisto di titoli di Stato della Bce, che da dicembre 2016 puo’ comprare anche titoli che rendono meno del tasso sui depositi del -0,4%.

Il piano si concluederà a dicembre di quest’anno. Sul mercato secondario il decennale tedesco rende lo 0,228% (ieri ha perso -4,7 punti base) attualmente, di molto sotto i massimi giornalieri del 2017 toccati allo 0,495% il 26 gennaio, appena un mese fa. Quel giorno il Bund a due anni rendeva il -0,648%.

Bund, impressionante la domanda di schatz

Italia e Francia vengono indicati dallo strategist della banca tedesca come i due rischi politici principali, in riferimento alla possibilità che il MoVimento 5 Stelle si aggiudichi le elezioni anticipate in Italia e che Marine Le Pen del Front National trionfi in Francia a inizio maggio.

Pur constatando che i rischi in Europa sono aumentati, gli altri mercati – azionario, euro, spread creditizi – non si stanno muovendo con la stessa intensità del Bund (segui live blog di mercato). Ci sono due fattori che vengono citati dai trader: le voci insistenti di un ritorno al marco tedesco e le ipotesi di carenza di collaterale di qualità. In quest’ultimo caso non si tratta di una novità, mentre nel primo caso da solo non basterebbe a spiegare una tale febbre da Bund.

E’ come se gli investitori in obbligazioni governative, che di solito tendono ad avere un approccio molto conservatore, si stiano rifugiando nei Bund per cercare di mettersi al riparo da un rischio eventuale di rottura dell’area euro. Ma da sola questa considerazione non basta a spiegare il movimento anomalo e molto piu’ probabilmente c’entra la Bce.

Anche l’oro si sta rafforzando sui mercati, con i future sul metallo prezioso che hanno pure violato la resistenza di 1.255 dollari l’oncia, ma il rialzo è meno poderoso di quello dei Bund a breve. Qualunque sia la ragione dietro alla caccia ai Bund, la domanda di schatz continua a essere impressionante. Il tasso a 2 anni è sceso di 15 punti base in settimana, prima di rimbalzare timidamente. La politica deve comunque c’entrare qualche cosa, se è vero che i Cds a 5 anni, il costo per assicurarsi contro un default, del debito italiano e francese sono saliti ai massimi di quattro anni.