Borse euforiche e seduta record in Cina: i motivi e i dubbi degli analisti

18 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

Le Borse sono euforiche stamattina, dopo il balzo del 3% della piazza cinese, il miglior risultato da tre mesi a questa parte. Il fattore principale dietro agli acquisti è la speranza che Cina e Usa stringano la pace sul fronte commerciale.

Ma il mercato obbligazionario è decisamente sottotono e l’andamento fa pensare che gli investitori nei Bond sono concentrati più sulle possibilità di una recessione che sulle prospettive di una distensione delle tensioni commerciali tra le due principali economie al mondo.

Un altro elemento favorevole ai listini azionari e agli asset rischiosi a inizio settimana sono le prospettive di una nuova iniezione di liquidità da parte della Bce. È da un anno che le autorità della banca centrale e quelle politiche europee vanno ripetendo che la frenata dell’economia è un fenomeno passeggero. Ma intanto è passato un anno. se le cose non migliorano in fretta, c’è veramente la possibilità, come ha accennato il membro del board Benoit Coeuré, che Mario Draghi faccia di nuovo “fuoco” con il bazooka monetario.

Borse e Bond: “ne rimarrà uno solo”

Come segnalato in precedenza su queste pagine, gli acquisti di mercato stanno confluendo sia nel mercato azionario sia in quello obbligazionario e il trend secondo la stragrande maggioranza gli analisti non può continuare. Se la situazione economica migliorerà le Borse potrebbero avere la meglio, se non sarà così potrebbero essere avvantaggiati i Bond, che offrono ritorni da investimento più sicuri.

Mark Jolley, global strategist di CCB International Securities, ritiene che il clima di fondo rimanga negativo: “Guardate come sono stati deboli i mercati nella sessione di venerdì e guardate come sono forti oggi. Sono molto volatili e questa volatilità che stiamo osservando su base giornaliera sta a significare che le persone non sono sicure di cosa stia accadendo”.

Il Liveblog è terminato

Daniele Chicca 18 Febbraio 201913:41

Dopo il risultato record dei mercati cinesi, anche le Borse in Europa fanno bene. Le prospettive positive in ambito di guerra commerciale favoriscono le materie prime come petroli e rame. La Borsa americana è chiusa per una festività, mentre sul Forex – sempre per via delle speculazioni sul fronte dei dazi – il dollaro si indebolisce di pari passo con lo yen.

L’euro sta cercando di mantenersi sopra la media mobile a 200 giorni, soglia tecnica chiave valicata di recente al rialzo.
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Daniele Chicca 18 Febbraio 201917:35

Malgrado la prova tentennante delle Borse europee, con Milano migliore del continente, i mercati azionari mondiali sono saliti sui livelli più elevati dell’anno. Forte di un +3% l’indice MSCI delle Borse mondiali ha toccato così i massimi da dicembre 2018.

Daniele Chicca 18 Febbraio 201917:56

Borse europee stabili sui massimi da 4 mesi, con gli investitori attenti agli sviluppi sul fronte dei negoziati Cina-Usa sul commercio mondiale. L’indice EuroStoxx50 è poco mosso (+0,08%) in una seduta orfana di Wall Street chiusa per festività. In rialzo i bancari, L’Oreal e Telefonica. In calo Deutsche Post, Asml e Volkswagen.

Daniele Chicca 18 Febbraio 201917:56

Piazza Affari termina la seduta in rialzo, facendo meglio delle altre borse europee, con l’indice FTSE MIB che guadagna lo 0,52%. Positivi i titoli bancari, Moncler, Ferragamo, Azimut, Juventus, Saipem e Telecom. In calo invece Stm, Amplifon, Brembo, Pirelli e Terna.

Daniele Chicca 18 Febbraio 201917:57

Tra gli altri mercati, greggio in rialzo, con il contratto Wti che guadagna lo 0,7% a 56 dollari al barile. Il petrolio è salito quasi del 25% quest’anno e si sta avvicinando a registrare la sua performance relativa al primo trimestre più forte dal 2011, grazie soprattutto all’impegno dell’Opec e dei suoi alleati per tagliare la produzione.

Daniele Chicca 18 Febbraio 201917:57

Sul valutario, il cross euro dollaro viaggia in area $1,1310. Dopo due settimane consecutive di perdite l’euro tenta un modesto recupero, ma i trader continuano a scommettere sulla futura debolezza della moneta unica, condizionata dalle attese che la Bce prosegua in una politica monetaria accomodante a causa del rallentamento della crescita di Eurozona, di un’inflazione sotto tono e delle incertezze politiche.