Borse a passo di lumaca, Fed trema: curva rendimenti potrebbe invertirsi

29 Marzo 2018, di Daniele Chicca

Le Borse stanno guadagnando qualcosa in un giorno ricco di dati macro in Germania, Regno Unito e Stati Uniti, ma in quest’ultimo paese preoccupa soprattutto la situazione del comparto tecnologico: i cosiddetti FAANG sono uno dei grandi trascinatori della fase rialzista degli ultimi anni, ma in queste ultime sedute pagano le minacce di Trump ad Amazon e lo scandalo datagate che ha travolto Facebook. Nel mentre l’appiattimento della curva dei rendimenti potrebbe rovinare i piani della Federal Reserve. L’istituto centrale sta spingendo sul pedale dell’acceleratore, con un ciclo di rialzo dei tassi che dall’anno prossimo sarà più sostenuto delle previsioni di mercato. A bloccare la Fed nel suo cammino potrebbe però essere curva dei rendimenti Usa. La parte breve (front end) sta infatti salendo, mentre quella a lungo no, perché non sembra altrettanto convinta che un’inflazione stia per arrivare. Così per lo meno dice l’andamento dei Bond Usa, ma forse in realtà sono semplicemente le iniezioni di denaro folli delle banche centrali mondiali a distorcere i valori di mercato e confondere il quadro.

Al momento quello che si sa è che si ottengono solo 72 punti base di premio quando si comprano i titoli di Stato americani a lungo termine (30 anni) anziché quelli della scadenza a due anni. Lo spread tra il biennale e il decennale è di soli 48 punti base. La Fed sta sicuramente monitorando la situazione, preoccupata dal graduale appiattimento della curva: se i banchieri del board impongono altre due strette monetarie, come prevedono di fare, la curva dei rendimenti si invertirebbe quasi certamente e questo farebbe suonare un campanello di allarme per l’economia, indicando una recessione dietro l’angolo. Se lo spread tra il due e il dieci anni dovesse scendere sotto i 25 punti base, la Fed potrebbe avere dei ripensamenti.



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Daniele Chicca 29 Marzo 201814:48

I dati sull’inflazione tedesca hanno deluso: l’indice dei prezzi al consumo a marzo si è attestato sotto alle attese, evidenziando un’accelerazione dell’1,5% dall’1,2%. Gli analisti interpellati da Bloomberg avevano stimato una crescita dell’indice dei prezzi al consumo dell’1,6%.

Questo dato, insieme a quello sull’inflazione spagnola (pubblicato martedì scorso), anch’esso deludente, potrebbe riflettersi negativamente anche sull’indice dei prezzi al consumo dell’intera area euro. Infatti, osservano gli analisti di MPS Capital Services, “ipotizzando una dinamica inflativa su Italia e Francia (i cui dati saranno pubblicati domani) come da stime Bloomberg (0,8% ed 1,5% rispettivamente) l’inflazione dell’intera Area euro dovrebbe accelerare all’1,3% rispetto all’1,4% stimato dagli analisti”.

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Daniele Chicca 29 Marzo 201814:51

Sui mercati valutari, la reazione non solo non si è fatta attendere ma anzi ha anticipato i dati finali complessivi. L’euro si è infatti indebolito leggermente già nel corso della mattinata, dopo i primi dati giunti dall’inflazione delle singole regioni (i Laender) tedesche. Al momento il cambio euro dollaro sta scambiando poco sopra l’1,23, in prossimità della media a 60 gg, la cui rottura definitiva potrebbe spingere il cambio verso l’area di 1,2150 dollari.

Daniele Chicca 29 Marzo 201815:07

Tutto come previsto: le spese al consumo sono salite dello 0,2% negli Stati Uniti a febbraio, in sintonia con la lettura antecedente e con quelle che erano le aspettative del mercato. Stando ai dati diffusi dal Dipartimento del Commercio, i redditi personali si sono attestati anch’essi su livelli attesi, mostrando una variazione positiva dello 0,4%, in linea con la lettura precedente e con le stime del mercato.

Anche l’indice PCE (price consumption expenditures) di fondo, ossia quello ‘core’, un indicatore che viene monitorato con attenzione dalla Federal Reserve, ha mostrato un rialzo dello 0,2%, in frenata rispetto allo 0,3% di gennaio, ma in linea con le previsioni. Su base annuale, tuttavia, l’incremento del deflatore PCE è stato dell’1,8% è risultato più sostenuto dell’1,7% previsto, posizionandosi ai massimi di mesi.

A preoccupare è piuttosto la crescita del tasso al quale risparmiano gli americani, dal 3,2% al 3,4%, nonché la spesa reale per i consumi: il dato è rimasto invariato a febbraio dopo la contrazione dello 0,2% di gennaio. Si tratta dell’andamento peggiore sull’arco di due mesi visto dai tempi delll’ultima grande crisi finanziaria.

Daniele Chicca 29 Marzo 201815:07

Sui mercati valutari, la reazione non solo non si è fatta attendere ma anzi ha anticipato i dati finali complessivi. L’euro si è infatti indebolito leggermente già nel corso della mattinata, dopo i primi dati giunti dall’inflazione delle singole regioni (Laender) tedesche. Al momento il cambio euro dollaro sta scambiando poco sopra l’1,23, in prossimità della media a 60 gg, la cui rottura definitiva potrebbe spingere il cambio verso l’area di 1,2150 dollari.

Daniele Chicca 29 Marzo 201815:57

Il lancio dei future sul petrolio denominati in yuan da parte della Cina potrebbe essere il maggiore cambiamento di tutti i tempi nei mercati finanziari. A dirlo è stato, nel corso di un’intervista telefonica a ReutersHayden Briscoe, APAC head of fixed income presso UBS Asset Management.

L’introduzione dei contratti petroyuan nelle piattaforme di trading miglioreranno i fondamentali dello yuan nei mercati finanziari e potrebbero seriamente minacciare la supremazia internazionale del dollaro” e il suo statuto di riserva globale, dice in un report lo stesso analista.

Daniele Chicca 29 Marzo 201815:59

Aggiornamento sulle Borse mondiali dopo l’avvio di Wall Street:

S&P 500 in rialzo dello 0,66% a quota 2.622,05. sopra la media mobile a 200 giorni; day MA.
Nasdaq +0,54% a 6.986 punti’
Dow Jones +0,79% a quota 24.034.
FTSE 100 +0,2% a 7.061 punti;
DAX +0,8% a 12.037;
CAC +0,6% a 5.161;
FTSE MIB +0,2% a 22.386;
IBEX +0,7% a 9.620.

Daniele Chicca 29 Marzo 201817:38

Piazza Affari ha chiuso la seduta in buon rialzo, non lontano dai massimi di seduta. lI Ftse MIB guadagna lo 0,65% circa. In cima al listino Recordati, Mediaset, Pirelli, Tenaris, Ferragamo e CNH Industrial. In controtendenza invece Buzzi Unicem, Italgas, Ubi Banca, Banco Bpm, Snam ed Exor.