Fusione Banco BPM-MPS, Crédit Agricole ago della bilancia: ecco perché il suo sì può decidere il futuro dell’operazione
Fonte: mps
Il risiko bancario italiano potrebbe presto vivere un nuovo capitolo. Dopo l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena (MPS), prende quota l’ipotesi di una fusione tra Banco BPM e l’istituto senese come alternativa all’operazione proposta dal gruppo guidato da Carlo Messina. Si tratta di uno scenario che potrebbe ridisegnare gli equilibri del settore bancario italiano, ma il suo successo dipenderà da un attore ben preciso: Crédit Agricole.
Secondo quanto riportato da indiscrezioni di stampa, il progetto potrebbe essere definito entro il 6 agosto, in occasione del consiglio di amministrazione di MPS chiamato ad approvare i risultati del primo semestre. Prima di arrivare a un’eventuale integrazione, però, sarà necessario superare diversi ostacoli finanziari, societari e industriali, a partire dal consenso del principale azionista di Banco BPM.
Il ruolo decisivo di Crédit Agricole
Con una partecipazione pari al 29,3% del capitale di Banco BPM, Crédit Agricole rappresenta il principale azionista dell’istituto di Piazza Meda e potrebbe avere un’influenza determinante sull’esito dell’operazione. La fusione dovrebbe infatti essere approvata dalle assemblee straordinarie di Banco BPM e MPS. Considerando i livelli di partecipazione registrati nelle precedenti assemblee, il voto favorevole di circa metà del capitale presente sarebbe sufficiente per dare il via libera all’operazione.
In questo contesto, un eventuale voto contrario del gruppo francese, oppure una semplice astensione, potrebbe rendere molto più difficile raggiungere la maggioranza necessaria. Per questo motivo gli amministratori delegati Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio dovranno costruire un progetto capace di convincere non soltanto il mercato, ma anche il socio francese.
La sfida del concambio
Uno degli aspetti più delicati riguarda il rapporto di concambio, cioè il numero di azioni Banco BPM che verrebbero assegnate agli azionisti di MPS nell’ambito della fusione. L’obiettivo è duplice. Da un lato, la proposta dovrà risultare più conveniente rispetto all’offerta avanzata da Intesa Sanpaolo; dall’altro, dovrà evitare una diluizione eccessiva per gli attuali azionisti di Banco BPM.
L’offerta di Intesa prevede l’assegnazione di 1,6 nuove azioni e un euro in contanti per ciascun titolo MPS, per un valore implicito di circa 11,14 euro per azione. Secondo le indiscrezioni riportate la fusione Banco BPM-MPS potrebbe prevedere invece un rapporto compreso tra 0,75 e 0,77 azioni Banco BPM per ogni azione Monte dei Paschi. Con il titolo Banco BPM intorno a 15,7 euro, la valorizzazione di MPS salirebbe tra 11,78 e 12,09 euro per azione, offrendo quindi un premio sia rispetto alle quotazioni di mercato sia rispetto al valore implicito dell’offerta di Intesa. Si tratta di un elemento fondamentale per rendere il progetto competitivo agli occhi degli azionisti senesi.
Le sinergie potrebbero compensare la diluizione
Un concambio più favorevole ai soci di MPS comporterebbe inevitabilmente una maggiore diluizione per gli azionisti di Banco BPM. Per questo motivo il progetto industriale dovrà dimostrare che i benefici derivanti dalla fusione saranno in grado di compensare questo effetto. Secondo le stime richiamate da MF-Milano Finanza, l’integrazione potrebbe generare sinergie superiori a 1,1 miliardi di euro lordi all’anno. Di queste, oltre 650 milioni deriverebbero dalla riduzione dei costi operativi, grazie all’integrazione delle strutture, alla razionalizzazione delle reti e all’eliminazione delle duplicazioni.
Gli ulteriori 450 milioni arriverebbero invece dall’aumento dei ricavi, favorito dalla possibilità di ampliare l’offerta commerciale e sfruttare maggiormente le economie di scala. Per gli investitori, queste sinergie rappresentano uno degli elementi chiave per valutare la sostenibilità economica dell’operazione nel medio-lungo periodo. Per convincere il gruppo francese sarebbe necessario costruire un accordo industriale capace di rafforzarne ulteriormente la presenza all’interno del nuovo gruppo bancario. Crédit Agricole è già uno dei principali partner commerciali di Banco BPM e una fusione con MPS offrirebbe nuove opportunità di sviluppo.
Tra le ipotesi allo studio vi sarebbe l’estensione all’intera rete della futura banca della distribuzione dei prodotti Agos Ducato nel credito al consumo e di quelli di Amundi nel risparmio gestito. L’ampliamento della rete commerciale consentirebbe infatti alle società controllate dal gruppo francese di raggiungere una platea molto più ampia di clienti.
Il nodo bancassicurazione
Un altro tassello della trattativa potrebbe riguardare il settore assicurativo. L’attuale partnership tra Banco BPM e AXA è destinata a scadere nel 2027 e questo apre la strada a nuovi possibili accordi. Secondo le indiscrezioni, Crédit Agricole potrebbe candidarsi a diventare il partner assicurativo della banca risultante dalla fusione, rafforzando ulteriormente la propria presenza nel mercato italiano della bancassicurazione. Per il gruppo francese si tratterebbe di un’opportunità strategica, considerando il valore crescente delle commissioni generate dalla distribuzione di prodotti assicurativi attraverso gli sportelli bancari.