Bond, emergenti faranno scoppiare bolla debiti

14 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Anche se i commenti e le analisi dei media mainstream convergono sull’azionario, sono i bond ad essere la base dei mercati finanziari. Anche perché è qui che si concentrano l’attività e le decisioni delle banche centrali.

Il mondo è ormai inondato dai debiti. La bolla dei bond che fino al 2008 raggiungeva gli 80 mila miliardi, oggi ha superato i 100 mila miliardi, senza contare il mercato dei derivati, che vale sette volte il Pil dell’economia globale.

Le banche centrali avevano davanti a sé una scelta da fare: lasciar fallire i debiti arretrati e provocare una serie di default a catena ripulendo il sistema finanziario della montagna di debiti accumulati, oppure inondare il sistema di nuova liquidità, creando altro debito nella speranza di alimentare l’attività economica di imprese e famiglie.

La loro decisione è stata quella di correre il secondo rischio tra quelli citati, gonfiando la bolla dei bond per scongiurare una deflazione dei debiti, evitando un processo durante il quale il debito diventa sempre meno restituibile, portando a casi di insolvenza e default.

  1. Il fatto che le banche centrali abbiano abbassato i tassi di riferimento allo zero ha reso il pagamento dei debiti contratti con i bond meno caro.
  2. Le banche centrali di tutto il mondo hanno varato piani di stimolo monetario straoridnari, come i programmi di Quantitative Easing, facendo lievitare i prezzi dei Bond e riducendo i rendimenti (quando i valori delle obbligazioni salgono, i tassi scendono e di conseguenza ripianare i debiti diventa un’impresa più facile).
  3. Le banche centrali hanno promesso che non staranno a guardare e che interverranno ancora, facendo “tutto il possibile” (vedi video sotto dell’ormai celebre intervento di Mario Draghi nel luglio del 2012) per risollevare la crisi e quindi impedire che la fase rialzista del mercato dei bond volga al termine.

Risultato: abbiamo raggiunto livelli più pericolosi persino dell’ultima crisi del debito.

Nel mondo la bolla dei bond si è gonfiata di oltre 20 mila miliardi di dollari dal 2008, anno della crisi finanziaria scatenata dal crac dei mutui subprime e del fenomeno delle cartoralizzazioni passate di mano in mano, di banca in banca. Ora nel complesso siamo sui 100 mila miliardi, senza contare le attività di trading nei derivati.

La bomba dei derivati

Gli strumenti finanziari derivati rappresentano più di 555 mila miliardi di dollari di pezzi scambiati sull’obbligazionario, più di sette volte il Pil mondiale e più di dieci volte sopra il mercato dei Credit Default Swap (50 mila miliardi), derivati che permettono di assicurarsi contro l’evento di un default del titolo sottostante – e quindi speculare – e che hanno provocato per primi la crisi di otto anni fa.

In termini di emissioni di bond, le società cinese sono quelle maggiormente fuori controllo. E non sono le sole nei mercati emergenti a fare enormemente ricorso al collocamento di debiti. Il ritmo di crescita di questri strumenti è straordinario (e preoccupante) se si confronta con quello della crescita economica.

Il mercato dei bond aziendali nei paesi in Via di sviluppo è pari a circa il 75% del Pil della regione. Per avere un’idea migliore della bolla in corso, basti pensare che nel 2007, durante l’ultimo picco, era pari al 50%.

Questo gruppo di asset finanziari giocheranno un ruolo determinante nei prossimi mesi e rischiano di far scoppiare la bolla del debito che è andata gonfiandosi senza sosta da quando le banche centrali hanno tentato di arginare l’ultima crisi finanziaria.