Bce: dubbi su tenuta Europa di fronte a choc. Italia, conti a rischio

7 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – L’Italia ha fatto bene i compiti, ma i suoi conti pubblici sono a rischio. E’ quanto emerge nel rapporto annuale della Bce, che mette in evidenza un quadro dai toni chiaro-scuri per l’Italia.

Nel rapporto si afferma che, tra le economie dell’Eurozona in cui sono presenti “squilibri eccessivi”, l’Italia ha rispettato le raccomandazioni arrivate dalla Commissione Ue anche “in misura in qualche modo maggiore” di quanto abbiano fatto altri paesi, anch’essi in difficoltà, come Francia e Portogallo.

Detto questo, la Bce ricorda che l’Italia è tra i quattro Stati il cui bilancio 2016 è visto “a rischio di non attuazione” rispetto alle regole del Patto di Stabilità e di crescita.

Draghi: non ci arrendiamo a inflazione eccessivamente bassa

Nell’editoriale che accompagna il rapporto annuale del 2015, firmato dal numero uno Mario Draghi, si legge in generale che persiste l’incertezza sull’economia globale, così come permangono dubbi sulla capacità dell’Europa, in futuro, di riuscire a resistere a nuovi choc. Riferimento al nodo dell’inflazione, che continua a essere troppo bassa. Ma la Bce non getta la spugna, come ha scritto Draghi, che ricorda che le manovre ultra espansive dell’istituto sono la prova che:

“La Bce non si arrende a una inflazione eccessivamente bassa, anche di fronte a forze deflazionistiche globali“.

Il report annuale della Bce è stato presentato oggi al Parlamento europeo dal numero due della Bce, Vitor Constancio, che ha sottolineato come gli stimoli che sono stati lanciati dalla banca centrale permetteranno di aggiungere alla crescita del Pil dell’area 1,5 punti percentuali circa, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2018.

Nel corso della sua audizione al Parlamento dell’Unione europea, Constancio ha anche affermato che la Bce:

“nell’ambito del suo mandato ha fatto di tutto e continuerà a fare di tutto per centrare il suo obiettivo, che ora comprende il rilancio della crescita, per chiudere il divario tra il potenziale di crescita e la crescita effettiva, fattore che sta esercitando pressioni al ribasso sull’inflazione”. Detto questo, “è necessario che agiscano anche altre politiche, al fine di garantire un miglioramento delle prospettive dell’economia che sia sostenibile e duraturo”.

Italia, il vero problema è il debito ereditato dal passato

Tornando all’Italia, il vice presidente dell’istituto di Francoforte ha sottolineato chiaramente che il vero problema per i conti pubblici dell’Italia è “l’elevato livello del debito, che proviene dal passato”, mentre trapela un apprezzamento per la gestione del deficit, dal momento che il rapportp deficit/Pil è rimasto sempre entro la soglia del 3%. Riferimento anche all’avanzo primario di bilancio che, secondo il funzionario, ha permesso di tenere sotto controllo il debito.

Affrontata infine la questione delle banche europee, alle prese con l’annoso problema dei NPL (non performing loans), ovvero crediti deteriorati.

“I crediti deteriorati si aggirano su livelli alti, ma se prendiamo in considerazione gli accantonamenti, che sono stati aumentati dalle banche europee, in modo particolare a seguito dell’analisi dei bilanci che la vigilanza Bce ha effettuato in modo approfondito, apprendiamo che la copertura, in media, è dell’89,5%, tenendo conto di accantonamenti e garanzie. E in alcuni Paesi il tasso di copertura va anche oltre il 100% dei crediti deteriorati. Quindi il problema non è attinente ai bilanci o la mancanza di capitale”, ma alla “redditività, dal momento che una parte importante delle attività delle banche non produce utili”.