Bce e il report esclusivo. Scontro finale tra Draghi e la Germania?

13 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

Un report esclusivo di Reuters riporta sul tavolo dei mercati la questione del possibile tapering della Bce, ovvero della possibilità che l’istituto guidato da Mario Draghi inizi ad apportare cambiamenti nel suo piano di Quantitative Easing.

Attraverso il cosiddetto QE, la Bce acquista asset di diversi tipi, non solo titoli di debito sovrano, ma anche corporate bond, ovvero debiti emessi dalle aziende dell’Eurozona.

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Reuters scrive che la “Bce potrebbe discutere sulla possibilità di avviare cambiamenti di carattere tecnico al suo schema di acquisto di asset la prossima settimana” e che, tuttavia, “una decisione potrebbe essere rimandata a dicembre, quando (la banca centrale) deciderà anche se estendere o meno il piano QE al di là della scadenza di marzo 2017″.

Continua Reuters:

“Stando alle fonti, proposte di compromesso potrebbero includere l’idea di smorzare, su base temporale o parziale, la regola che costringe la Bce ad acquistare debiti in proporzione alla dimensione di ciascuna economia dell’Eurozona”. Ora, se quest’ultima proposta venisse approvata, l’effetto sarebbe una riduzione negli acquisti di titoli di stato emessi dalla Germania da parte dalla Bce. Così facendo “si rischierebbe un nuovo conflitto con Berlino, che ha già attaccato la Bce di tenere in vita i paesi più indebitati (leggi anche Italia) con una politica di sussidi“, scrive Reuters. Altre proposte, continua Reuters citando le fonti, potrebbero includere la decisione di “acquistare una quantità limitata di bond a tassi inferiori rispetto a quello di deposito, una opzione che al momento la Bce esclude; oppure di acquistare una maggiore fetta di ogni emissione individuale di bond”. La Bce sta “valutando diverse opzioni per poter continuare ad acquistare gli asset per un valore di 80 miliardi al mese, al fine di stimolare la ripresa dell’economia e dell’inflazione, anche nel caso di proroga del piano QE al di là della fine di marzo.

Secondo indiscrezioni raccolte da Reuters:

“visto che i cambiamenti di natura tecnica dipenderanno se e/o dal modo in cui lo schema (del quantitative easing) sarà esteso, molti membri del Consiglio direttivo hanno chiesto di prendere entrambe le decisioni insieme, probabilmente a dicembre”.

Tra i compromessi da valutare, c’è appunto quello che potrebbe essere raggiunto sulla regola nota come capital key, che impone di acquistare i titoli di debito a seconda della quota che ogni paese membro detiene nell’azionariato della Bce. Qui in realtà nasce il paradosso, dal momento che è proprio la Bundesbank tedesca a detenere la quota maggiore nell’azionariato della Bce, ed è dunque proprio la Germania a beneficiare di quel programma QE che non fa altro che criticare.

Se si derogasse alla regola del capital key, uno scenario potrebbe essere, continua Reuters, il seguente:

“Se non ci fosse abbastanza debito tedesco da acquistare in un periodo determinato – per esempio in caso di valore troppo basso dei rendimenti – la Bce potrebbe acquistare bond di altri paesi. Ma una mossa volta ad abbandonare completamente il capital key o ad acquistare i bond in proporzione al volume del flottante del debito emesso dai paesi dell’Eurozona è, secondo le fonti, improbabile”. Uno stesso membro del Consiglio direttivo della Bce commenta che la conseguenza sarebbe un “disastro nelle relazioni pubbliche con la Germania” e il segnale, anche, dell’intenzione della Bce di aiutare ancora di più i paesi indebitati”.

Allo stesso tempo, la fonte sottolinea:

“Stiamo già deviando dalla regola del capital key, dunque la domanda è quanto ancora si possa continuare a deviare, senza che venga cambiata la natura del programma. Io penso che ci sia ancora spazio di manovra”.

Da segnalare che, in base alla regola del capital key, la Bce al momento non acquista bond emessi dalla Grecia e da Cipro, in quanto tali titoli non sono considerati asset con rating investment grade.