Trump fa schizzare petrolio sopra $71, tassi Bond Usa oltre il 3%

9 maggio 2018, di Daniele Chicca

In attesa del meeting dell’OPEC del 22 giugno a Vienna, è Donald Trump e non i fondamentali lato offerta a cambiare l’umore degli investitori nei confronti del petrolio. La rottura al rialzo di quota 71 dollari al barile da parte del contratto sul WTI, avvenuta dopo che il presidente Usa ha deciso di ritirare gli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano stretto dal suo predecessore alla Casa Bianca nel 2015, viene ritenuta dagli analisti tecnici un evento importante.

Il future sul WTI americano scambia in rialzo del 2,95% dopo che ieri era sceso fino in area 68 dollari in seguito alle indiscrezioni della CNN secondo cui Trump non avrebbe stracciato l’intesa, concedendo ai fautori dell’accordo tempo per rinegoziare il patto con Teheran, che il presidente americano ha accusato di “finanziare il terrore”. Fino alla media mobile a 100 giorni di $75,24 e dal livello di ritracciamento di Fibonacci a $76,50, non ci sono altri ostacoli in termini di resistenza tecnica in grado di fermare la corsa del greggio.

Nel frattempo sul mercato obbligazionario i rendimenti obbligazionari del titolo di Stato americano a 10 anni hanno oltrepassato la soglia spartiacque del 3%. Jamie Dimon, AD di JP Morgan, sostiene che visti l’offerta di debito Usa che inonderà il mercato primario, il rafforzamento dell’economia, il surriscaldamento dell’inflazione e il ciclo di strette aggressivo della Federal Reserve, c’è da aspettarsi almeno il superamento del livello del 4%. Si tratta secondo Franklin Templeton di una “tempesta perfetta” di fattori che dovrebbero mettere sotto pressione i Bond americani.

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9 maggio 201810:25

Sul fronte azionario l’avvio di Borsa è incerto in Europa, con il settore energetico SXEP che sostiene il mercato grazie a un guadagno dell’1,3%. In Italia continua a fare fatica il settore bancario nonostante i risultati e l’outlook migliori del previsto pubblicati ieri da Intesa Sanpaolo, influiscono negativamente le critiche rivolte dal fondo Caius Capital al management di UniCredit.

Il fondo attivista si è lamentata con le autorità europee del fatto che la banca computa a capitale degli strumenti finanziari in violazione delle norme europee e che tali strumenti, emessi nel 2008, andrebbero invece convertiti in azioni (con gravi perdite per i detentori di questi particolari bond che hanno un valore nominale di circa 3 miliardi di euro). UniCredit si è difesa, dicendo che non solo i regolamenti e le norme sono stati rispettati, ma che la vicenda è stata esaminata dalle autorità competenti. Inoltre le emissioni del 2008 citate prevedono già delle clausole di conversione in azioni ordinarie in caso di bisogno.

9 maggio 201810:25

Sul fronte azionario l’avvio delle Borse è incerto in Europa, con il settore energetico SXEP che sostiene il mercato grazie a un guadagno dell’1,3%. In Italia il Ftse MIB rimbalza dello 0,65% dopo i forti cali di ieri, grazie al recupero del settore bancario, che ieri era arretrato malgrado i risultati e l’outlook migliori del previsto pubblicati ieri da Intesa Sanpaolo, influiscono negativamente le critiche rivolte dal fondo Caius Capital al management di UniCredit.

Il fondo attivista si è lamentata con le autorità europee del fatto che la banca computa a capitale degli strumenti finanziari in violazione delle norme europee e che tali strumenti, emessi nel 2008, andrebbero invece convertiti in azioni (con gravi perdite per i detentori di questi particolari bond che hanno un valore nominale di circa 3 miliardi di euro). UniCredit si è difesa, dicendo che non solo i regolamenti e le norme sono stati rispettati, ma che la vicenda è stata esaminata dalle autorità competenti. Inoltre le emissioni del 2008 citate prevedono già delle clausole di conversione in azioni ordinarie in caso di bisogno.

9 maggio 201810:27

Sul fronte azionario l’avvio delle Borse è incerto in Europa, con il settore energetico SXEP che sostiene il mercato grazie a un guadagno dell’1,3%. In Italia il Ftse MIB rimbalza dello 0,65% dopo i forti cali di ieri, grazie al recupero del settore bancario, che ieri era arretrato malgrado i risultati e l’outlook migliori del previsto pubblicati da Intesa Sanpaolo. A influire negativamente erano state le critiche rivolte da Caius Capital al management di UniCredit.

Il fondo attivista si è lamentata con le autorità europee del fatto che la banca computa a capitale degli strumenti finanziari in violazione delle norme europee e che tali strumenti, emessi nel 2008, andrebbero invece convertiti in azioni (con gravi perdite per i detentori di questi particolari bond che hanno un valore nominale di circa 3 miliardi di euro). UniCredit si è difesa, dicendo che non solo i regolamenti e le norme sono stati rispettati, ma che la vicenda è stata esaminata dalle autorità competenti. Inoltre le emissioni del 2008 citate prevedono già delle clausole di conversione in azioni ordinarie in caso di bisogno.

9 maggio 201810:27

Sul fronte azionario l’avvio delle Borse è incerto in Europa, con il settore energetico SXEP che sostiene il mercato grazie a un guadagno dell’1,3%. In Italia il Ftse MIB rimbalza dello 0,65% dopo i forti cali di ieri, grazie al recupero del settore bancario, che ieri era arretrato malgrado i risultati e l’outlook migliori del previsto pubblicati da Intesa Sanpaolo. A influire negativamente erano state le critiche rivolte da Caius Capital al management di UniCredit.

Il fondo attivista si è lamentata con le autorità europee del fatto che la banca computa a capitale degli strumenti finanziari in violazione delle norme europee e che tali strumenti, emessi nel 2008, andrebbero invece convertiti in azioni (con gravi perdite per i detentori di questi particolari bond che hanno un valore nominale di circa 3 miliardi di euro). UniCredit (+1,2% oggi) si è difesa, dicendo che non solo i regolamenti e le norme sono stati rispettati, ma che la vicenda è stata esaminata dalle autorità competenti. Inoltre le emissioni del 2008 citate prevedono già delle clausole di conversione in azioni ordinarie in caso di bisogno.

9 maggio 201812:02

Malgrado le incertezze politiche, la Borsa italiana è tra le migliori del mondo e la più performante in Europa nel 2018. L’indice Morningstar dedicato al nostro paese ha registrato nell’ultimo mese un rialzo dell’8,4% (in euro), portando a +11,6% la performance da inizio anno.

9 maggio 201815:13

Sul fronte macro economico, i prezzi alla produzione sono cresciuti come da attese in aprile, periodo durante il quale l’indice PPI ha registrato un incremento dello 0,2%, in sintonia con le previsioni ma con un livello inferiore in confronto al mese precedente (+0,3%). Rispetto al 2017 il rialzo è stato del 2,6% e non del 2,8% come era previsto. Il mese antecedente i prezzi alla produzione erano saliti del 3% rispetto a marzo 2017.

L’inflazione si è surriscaldata ma non tanto quanto si poteva pensare vista la fiammata delle materie prime nel secondo trimestre. Escluse le componenti volatili di cibo ed energia, su base mensile il risultato è stato di +0,2%, meno del +0,3% di marzo ma in linea con le attese. Su base annuale l’aumento dei prezzi alla produzione Usa è stato del 2,3%, sotto le attese che erano per una variazione positiva del 2,4% dopo il 2,7% precedente.

9 maggio 201816:40

Il prezzo del greggio Brent ha superato i 74 dollari al barile. Il 6 aprile il prezzo era di $67,11 al barile: un aumento di oltre il 10% in un lasso temporale brevissimo. Secondo Christopher Gannatti, Head of Research di WisdomTree Europe, “è possibile che questo trend di aumento del prezzo del petrolio sia correlato alle tensioni tra Russia e Stati Uniti e alla possibilità di eventuali sanzioni”.

Inoltre, dice sempre il manager, “anche la decisione di Trump di uscire dall’accordo con l’Iran, siglato durante l’amministrazione Obama, potrebbe influenzare l’andamento dei prezzi. Considerando che i produttori statunitensi di shale sono avvantaggiati dall’aumento dei prezzi del petrolio, a nostro avviso non sarebbe prudente scommettere in misura eccessiva su nuovi movimenti al rialzo dei prezzi del greggio. Ciò detto, generare incertezza è nella natura stessa del rischio geopolitico. Non sappiamo dove il prossimo flusso di tweet porterà l’attenzione dei mercati”.

9 maggio 201816:41

Stando alle stime di Fidelity International, “il consensus prevede un impatto sull’offerta nell’ordine dei 300.000-500.000 barili al giorno, corrispondente allo 0,3%-0,5% dell’offerta globale. È improbabile che vi siano effetti immediati sui flussi delle esportazioni”. I calcoli sono presto fatti: “dal ritiro delle sanzioni, la produzione iraniana è salita all’incirca di un milione di barili al giorno, con le esportazioni di greggio che ora si aggirano sui 2,2 milioni di barili al giorno (i dati di aprile sono notevolmente superiori)”.

“Circa il 60% del volume di esportazioni è diretto in Asia, in particolare verso Cina, India, Corea del Sud e Giappone. Gli acquirenti europei ne comprano circa il 25% e potrebbero essere disposti ad interrompere gli acquisti per evitare le sanzioni statunitensi, anche se Regno Unito, Francia e Germania restano tra i firmatari dell’accordo.

Rimangono quindi circa 500.000 barili al giorno che potrebbero essere riassorbiti in mercati non europei. L’Arabia Saudita, inoltre, ha dichiarato di essere disposta a mitigare l’effetto di questa riduzione dell’offerta dovuta alle nuove sanzioni”.

9 maggio 201816:42

Questo dal punto di vista macro. Sotto il profilo delle condizioni finanziarie, Ned Salter, Head of Research, Europe, di Fidelity International reputa che sia “molto utile guardare al prezzo spot. A seguito dell’annuncio di Trump, mercoledì 9 maggio il greggio Brent è salito di un dollaro, attestandosi così sui 77 dollari al barile; nelle ultime 4 settimane il prezzo del Brent ha registrato invece un aumento nell’ordine dei 10 dollari al barile dato che, in previsione dell’evento, la maggior parte degli operatori specializzati nel settore aveva già dato quasi per scontato il ritiro statunitense. Le sanzioni favoriranno in ultima analisi le quotazioni petrolifere”.

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