Banche italiane, S&P: “rischiose come quelle di Brasile e Turchia”

13 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

I crediti deteriorati si confermeranno una spina nel fianco delle banche italiane anche nei prossimi anni, a dispetto di tutte le operazioni di risanamento che alcuni tra i più importanti istituti stanno lanciando in questo momento. E’ quanto prevede S&P, aggiungendo che il rischio per il sistema bancario made in Italy misurato da una scala (crescente) che va da 1 a 10 è pari a 6. Il che significa che le banche italiane sono rischiose come quelle di Turchia, Thailandia, Irlanda e Brasile e, anche ,che il loro livello di rischio è superiore a quello delle banche polacche e spagnole.

Sul tema crediti deteriorati, così Mirko Sanna, analista del settore bancario dell’agenzia di S&P, in occasione dell’annual press conference 2017 dell’agenzia di rating.

“Anche se le banche italiane dovessero completare le operazioni di cessione che hanno annunciato nel corso del 2016, da Mps a Unicredit, abbiamo fatto una stima per cui, comunque, nel 2018, stiamo parlando di uno stock intorno ai 260 miliardi“. Il taglio dello stock dei crediti dubbi “richiederà tempo e avrà dei costi”, che comporteranno nuove perdite. Sanna precisa poi che un fattore positivo è da ravvisare nel fatto che “c’è stata una netta riduzione dei flussi di crediti dubbi grazie al miglioramento dell’economia.

Ma il giudizio è chiaro: l’ammontare dei crediti deteriorati delle banche italiane rimarrà alto, anche se al momento “lo stock si è stabilizzato oltre i 300 miliardi di euro“.

S&P ha reso anche noto tuttavia di non prevedere nessun impatto sui suoi rating sulle banche italiane da un eventuale downgrade sulla valutazione del debito sovrano dell’Italia da parte dell’agenzia DBRS. L’annuncio di DBRS è previsto per la giornata di oggi. L’agenzia di rating canadese è una delle quattro a cui guarda la BCE.

In generale, Reuters riporta che il numero dei paesi che rischiano un downgrade sul rating dei debiti sovrani non è stato mai così alto. Un quarto circa dei 120-130 paesi che le principali agenzie monitorano è a rischio downgrade, “il che significa che la diminuzione della qualità del credito, dopo 8 anni dalla crisi finanziaria globale, è destinato probabilmente a continuare”.

Reuters precisa che “gli outlook negativi di S&P al momento superano quelli positivi in un rapporto pari a 30-7 o di 4:1, mentre nel caso di Fitch il rapporto è di 6 outlook negativi per 1 positivo”. Non solo:

“il club dei paesi con valutazione a tripla A si sta restringendo e la proporzione di paesi che hanno un rating di investment grade pari a “BBB- o al di sopra nella classifica di S&P è al minimo storico, pari al 52%”.

Per la prima volta in un decennio proprio l’Europa, fa notare Reuters, si conferma una eccezione positiva, visto che i rating positivi superano quelli negativi: tuttavia, l’Italia rimane una nota stonata del blocco e inoltre lo stesso analista dei debiti sovrani di S&P Moritz Kraemer fa notare come i rischi per il blocco siano rappresentati dalle elezioni in Francia, credito e forse anche in Italia, per non parlare del rischio Brexit.

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