Usa, numeri choc per mercato lavoro. Rialzo tassi rimandato al 2017

6 Maggio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – La ripresa del mercato del lavoro Usa, di colpo, non appare più una certezza: dopo mesi in cui la creazione dei nuovi posti di lavoro è stata sempre di circa +200.000 unità, ad aprile l’occupazione ha subito un vero colpo. Il mese scorso sono stati creati infatti appena 160.000 nuovi posti di lavoro, al ritmo peggiore in sette mesi.

Deciso peggioramento per gli indici azionari europei, subito dopo il dato, e anche di Wall Street. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5%, come previsto. Ma gli analisti avevano previsto un risultato decisamente migliore per l’occupazione, aspettandosi una creazione di 202.000 nuovi posti di lavoro, dopo i 208.000 di marzo (dato tra l’altro rivisto al ribasso dai +215.000 inizialmente resi noti).

Il grafico mostra il trend della creazione dei nuovi posti di lavoro nei mesi precedenti.

Su base trimestrale, le assunzioni sono scese a una media di 200.000 al mese nel trimestre gennaio-marzo rispetto al massimo in cinque anni di 282.000 al mese del quarto trimestre del 2015.

Altro dato molto preoccupante: più persone hanno abbandonato la ricerca di un’occupazione e il risultato è che il tasso di partecipazione è sceso per la prima volta in sette mesi. Bern 362.000 sono uscite dalla forza lavoro nel mese di aprile.

Unica nota positiva, il trend dei salari, con il salario medio orario che è salito +0,3%, a $25,53 all’ora, e +2,5% negli ultimi 12 mesi, contro la variazione annua del 2,3% di marzo. Rivisto al ribasso anche il dato di febbraio, da +245.000 a +233.000.

Le ore settimanali lavorate si sono attestate in media a 34,5.

Tra i settori, le aziende attive nel settore retail hanno tagliato i posti di lavoro per la prima volta in più di un anno. Tagli anche nel settore energetico, dove l’occupazione del settore minerario, in particolare è scesa -8.000. Da segnalare ceh l’occupazione del comparto è scesa di 191.000 posti di lavoro dal picco testato nel settembre del 2014.

Le assunzioni dei comparti manifatturiero ed edilizio sono rimaste ad aprile praticamente piatte. In particolare, il settore manifatturiero ha creato appena 4.000 nuovi posti di lavoro, dopo averne tagliati -29.000 a marzo, riportando la perdita più forte dal dicembre del 2009.

Hanno assunto le società attive nel settore sanitario e le società finanziarie.

Si smorzano le speculazioni su un intervento della Fed sui tassi, come dimostrano gli acquisti sui Treasuries Usa e il calo dei rendimenti dei bond, con quelli a 10 anni che sono scivolati al minimo in quasi quattro settimane.

Sul valutario, dollaro venduto, con l’euro che si riavvicina a quota $1,15. I dubbi sulla solidità del mercato del lavoro Usa hanno provocato un collasso delle speculazioni su nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed. In particolare, le scommesse su un intervento a giugno sono crollate al 4% – come dimostra il grafico – al minimo record.

E come risulta dalla tabella, fino al febbraio del 2017, i mercati scommettono più su un nulla di fatto, che su un rialzo dei tassi. Per la riunione del 1° febbraio del 2017 la probabilità è ancora del 44,2%, inferiore al 50%.

Così Filippo Diodovich, strategist di mercato per IG:

“Dato deludente sulla creazione di posti di lavoro. All’uscita del dato boom di vendite sul dollaro con il cambio eurodollaro passato nel primo minuto post pubblicazione dei dati da 1,1440 a 1,1470 circa. L’apprezzamento della coppia valutaria è comunque rientrato 30 minuti post dato. Crediamo che il mercato avesse già scontato dei dati deboli (dopo le cifre macro negative dei giorni scorsi e la deludente stima ADP di mercoledì) e per tale ragione la reazione dei mercati non è stata particolarmente importante. Anche per quanto riguarda le prossime mosse della Federal Reserve non modifichiamo le nostre aspettative. Ci aspettiamo un unico rialzo dei tassi d’interesse nell’ultimo meeting del 2016 (21 dicembre)”.