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Dopo settimane di indiscrezioni, sondaggi impietosi e crescenti contestazioni interne al Partito laburista, il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato le dimissioni da leader del Labour e da capo del governo, sancendo un epilogo che a Londra molti consideravano inevitabile.
L’annuncio è arrivato in un discorso alla nazione pronunciato davanti alla porta nera più famosa della politica britannica, dove Starmer ha scelto di prendere atto della perdita di fiducia da parte del suo stesso partito.
L’uscita di scena del premier spiana la strada ad Andy Burnham, ex sindaco della Greater Manchester e figura sempre più influente all’interno del Labour, oggi a Westminster per prestare giuramento come nuovo deputato del collegio di Makerfield, dopo la netta vittoria ottenuta nell’elezione suppletiva del 18 giugno. Il risultato elettorale ha rafforzato la sua posizione come principale candidato alla leadership del partito e, di conseguenza, alla guida del governo britannico.
La pressione del partito e il crollo nei sondaggi
La caduta del premier arriva a meno di due anni dalla vittoria trionfale delle elezioni del 2024, che aveva riportato il Labour al potere con una delle più ampie maggioranze parlamentari della sua storia recente. Un successo che sembrava destinato ad aprire una lunga stagione di governo e che invece si è trasformato in una delle parabole politiche più rapide della storia contemporanea britannica, dopo mesi di crescente pressione politica.
Le pesanti perdite subite dal Labour nelle elezioni amministrative di maggio, unite all’aumento del dissenso tra i parlamentari laburisti, hanno progressivamente eroso l’autorità del premier. A pesare sono stati anche i malumori interni legati all’impostazione della politica fiscale portata avanti da Starmer e dalla cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, oltre alle controversie sulle riforme del welfare e alla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore britannico negli Stati Uniti, decisioni che hanno alimentato nuove tensioni tra le diverse correnti del partito.
Il deterioramento del consenso è emerso anche nei sondaggi: secondo una rilevazione Ipsos pubblicata venerdì, il 52% dei britannici riteneva che Starmer dovesse lasciare la guida del governo, cinque punti percentuali in più rispetto a maggio, mentre soltanto il 35% era favorevole alla sua permanenza a Downing Street.
Nel breve intervento davanti alla residenza del primo ministro, Starmer ha riconosciuto il venir meno della fiducia interna al Labour, precisando che resterà in carica fino al completamento della procedura per l’elezione del nuovo leader per garantire una transizione ordinata dei poteri.
La reazione del mercati
I mercati hanno accolto senza particolari tensioni l’annuncio delle dimissioni di Keir Starmer, un esito che gli investitori consideravano ampiamente scontato. Intorno alle 12 italiane, la Borsa di Londra si muove in territorio pressoché invariato, con il Ftse 100 in calo dello 0,04%, sostanzialmente sugli stessi livelli della chiusura di venerdì.
Debole anche la sterlina, che cede lo 0,29% sul dollaro a quota 1,3194, mentre il cambio euro-sterlina resta stabile a 0,8675, poco distante dagli 0,8673 registrati in mattinata. Limitati i movimenti anche sul mercato obbligazionario: il rendimento del Gilt decennale si attesta al 4,858%, in rialzo di appena 1,1 punti base rispetto alla seduta precedente.
I mercati guardano al dopo-Starmer
Secondo Kallum Pickering, capo economista di Peel Hunt, il Regno Unito continua a confrontarsi con livelli di indebitamento elevati e con un debito pubblico consistente, pur non rappresentando un’eccezione rispetto agli altri Paesi del G7.
L’economista ha riconosciuto che sotto la guida di Starmer il Paese si è maggiormente aperto al commercio internazionale, con nuovi accordi commerciali e una crescita reale del Pil pari all’1,5%. Tuttavia, ha sottolineato che il Regno Unito continua a sostenere i costi di finanziamento più elevati del G7 e ha registrato, in media, il più alto livello di inflazione tra le principali economie avanzate nell’ultimo decennio.
“Questo è ciò che preoccupa il mercato. Il mercato ora deve valutare quale sarebbe un governo guidato da Burnham”, ha dichiarato Pickering a CNBC.