Trump vuole riformare l’Opec e mettere in crisi i paesi del Golfo

11 Aprile 2017, di Daniele Chicca

L’amministrazione Trump ha intenzione di ridisegnare il quadro geopolitico del settore energetico, riducendo la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio. L’idea è quella di mettere così in difficoltà l’Arabia Saudita, reinventando il ruolo dell’Opec. Come? Dando vita a un cartello del petrolio e del gas nuovo di zecca, che vedrebbe partecipi l’America e i maggiori paesi produttori di oro nero al mondo.

Questo scenario, descritto nel dettaglio dal giornalista e analista Stefano Fugazzi, che passa dalla trasformazione in paese importatore di petrolio a paese esportatore degli Stati Uniti, consentirebbe inoltre alla Casa Bianca di agire in maggiore libertà anche sul fronte geopolitico, per esempio nella lotta all’Isis.

L’intenzione dichiarata di Donald Trump di rivedere i piani del suo predecessore Barack Obama in campo energetico, rinunciando per esempio ai tentativi di fare maggiore affidamento sulle energie pulite nell’ambito di una lotta internazionale contro il cambiamento climatico, fa parte in realtà di un suo programma a lungo termine che punta a creare posti di lavoro in patria e abbassare i costi per energetici.

L’amministrazione in carica a Washington, spiega Fugazzi, spera inoltre di ridurre la dipendenza degli Stati uniti dal gas e dalle importazioni di petrolio, trasformando così il paese e prima economia al mondo un hub di esportazione dell’energia. L’agenda per una trasformazione energetica di Trump è ambiziosa, ma se portata a termine ribalterebbe molti degli equilibri geopolitici del settore petrolifero.

Il segretario dell’Energia Rick Perry ha specificato di recente che “non voglio semplicemente che l’America sia dipendente dall’energia. Voglio che l’America abbia una posizione dominante nel settore”.

La politica studiata dal team di Trump non rappresenta a ogni modo una grossa novità, dal momento che a dicembre del 2015, come ricorda il giornalista e analista di risk management, il Congresso americano ha annullato le limitazioni alle esportazioni di greggio, mettendo fine a una strategia politica in vigore dal 1975.

Per riuscire a rivoluzionare il settore e i mercati energetici, gli Stati Uniti convincere i paesi del Golfo a un ripensamento del ruolo e della composizione dell’Opec, il cartello dei maggiori produttori di petrolio al mondo. L’Arabia Saudita ha annunciato negli ultimi tempi il varo di una serie di misure di austerity per ridurre le spese. Altri paesi dell’Opec, colpiti dal calo dei prezzi del petrolio, hanno intrapreso iniziative simili per mettere i loro bilanci al sicuro.

Secondo Bloomberg se l’Opec dovesse annunciare ulteriori tagli alla produzione nei prossimi mesi, gli Stati Uniti sarebbero in grado di aumentare i livelli di produzione a un ritmo ancora più sostenuto. Il gioco finirebbe per compromettere la credibilità dell’Opec nel mercato mondiale del petrolio.

A quel punto, conclude Fugazzi sulla piattaforma media Tremr.com, i sauditi si vedrebbero costretti a creare un nuovo cartello del petrolio e del gas insieme agli Stati Uniti e agli altri grandi produttori di oro nero.