Tria: “Spread in calo”. Ma numeri lo smentiscono

28 Agosto 2018, di Daniele Chicca

Giovanni Tria vede un assottigliamento del differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali. In un’intervista al Messaggero il ministro dell’Economia ha affermato che la situazione si sta stabilizzando sul secondario, ma i numeri lo smentiscono (vedi grafico sotto). Complici anche le tensioni tra Italia ed Europa per le questioni calde dei migranti e dei finanziamenti a Bruxelles, la Borsa di Milano da ieri sta inoltre facendo peggio delle piazze concorrenti.

Nel suo viaggio in Asia Tria dice di non stare cercando acquirenti per il debito pubblico, nonostante l’interesse espresso da alcune potenze mondiali come gli Stati Uniti di Donald Trump. “Non ne abbiamo bisogno”, ha detto Tria a chi gli chiedeva se la missione in Cina fosse legata alla ricerca di acquirenti di debito.

Il tour in Cina è stato quindi interpretato come un fallimento dai commentatori di mercato. Il futuro dell’Italia è forse più prevedibile di quello del Regno Unito dopo la Brexit, ma resta comunque un’incognita per gli operatori. Il sentiment potrebbe migliorare una volta che verrà fatta chiarezza sulle spese di budget dell’Italia e il rispetto dei vincoli di bilancio europei, ma per quello bisognerà aspettare ancora un mese.

Le prossime settimane saranno decisive e secondo gli analisti l’euro potrebbe scendere di prezzo. Al momento la moneta unica scambia in moderato rialzo (+0,08% a 1,1678 dollari). Marija Veitmane, senior multi-asset strategist di State Street riferisce a Bloomberg TV che sul Forex si verrebbe così a creare un punto di ingresso interessante.

Lato azionario, secondo l’analista, bisogna essere selettivi. Gli industriali, per esempio, potrebbero trarre beneficio da una moneta debole. Anche nel comparto pharma e healthcare si possono trovare affari interessanti.

Volatilità destinata a salire il mese prossimo

Ieri lo Spread tra Btp e Bund di riferimento, come ha rimarcato Tria, è in effetti sceso leggermente posizionandosi in area 280 punti base, ma fino a pochi giorni fa scambiava vicino ai 300 punti base, un livello equivalente ai massimi da maggio, ovvero all’apice della crisi istituzionale. Oggi vale 282 punti base.

Mentre i rendimenti dei titoli a dieci anni sfiorano i massimi di tre mesi al 3,204%, quelli a cinque anni scambiano in rialzo di più di 5 punti base ai massimi da inizio giugno: il braccio di ferro con le autorità europee in vista della manovra finanziaria continua a gravare sui titoli e asset italiani. Gli obiettivi e i numeri di bilancio saranno finalizzati alla fine di settembre. Da qui ad allora, c’è da attendersi una volatilità estrema.

La crisi politica si è poi risolta, portando tuttavia al governo una coalizione tra due forze euro scettiche. L’avvicinarsi dell’appuntamento con la legge di bilancio d’autunno sta mettendo pressioni sulla carta italiana, con gli investitori che preferiscono non correre rischi, anche per paura di un affidamento eccessivo alle spese e a un conseguente declassamento del rating sul credito della terza economia dell’area euro.