Teoria contrarian: inflazione in rialzo indica recessione

29 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Da un lato, questa teoria è quasi confortante per Eurozona dove, nonostante gli sforzi profusi dalla Bce di Mario Draghi, si può parlare di tutto fuorché di creazione di inflazione: semmai è il contrario, dal momento che lo spettro che continua a incombere è quello di deflazione.

Il recente aumento delle pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti, invece, stando a quanto spiegato dal team di Kessler Investment Advisors, società con sede a Denver specializzata in Treasuries Usa, potrebbe significare che la recessione è forse già in atto.

(Immagine: Kessler Investment Advisors)

Gli analisti scrivono in una nota:

“I recenti incrementi dell’inflazione core sono normali, in una sequenza che descrive il modo in cui una recessione si sviluppa. La sequenza tipica di un ciclo tipico di business mette in evidenza che, a indebolirsi per primo, è il settore manifatturiero; seguono poi l’indebolimento dell’occupazione e delle spese per consumi e, in ultima istanza, dell’inflazione. Infatti, spesso è solo quando la recessione finisce,che l’inflazione inizia a scendere. L’inflazione è l’indicatore di debolezza dell’economia che dura di più”.

(Immagine: Kessler Investment Advisors)

 

Gli esperti di Kessler fanno notare come spesso la Fed finisca con il fraintendere quanto sta accadendo finendo con il prendere decisioni errate di politica monetaria.

“Recentemente nel 2008, i falchi del Fomc – braccio di politica monetaria della Fed – sfruttarono questo fenomeno (ovvero la crescita delle pressioni inflazionistiche) per sostenere di essere favorevoli a un aumento dei tassi, tutto mentre l’economia si stava sfaldando. E chi cerca disperatamente segnali bullish farà sicuramente lo stesso ora. Tuttavia, usare l’inflazione corrente come presupposto di aumenti di tassi o per negare la presenza di una crisi è fuorviante”.

Gli stessi analisti in un’altra nota fanno notare ironicamente come la Fed abbia deciso di alzare i tassi appena cinque ore dopo la pubblicazione di un indicatore, quello della produzione industriale, che ha mostrato a loro avviso un “ingresso quasi certo degli Usa in una fase di recessione”.

Per non parlare di quelli indicatori di lungo termine dell’attività manifatturiera che, secondo Kessler, sarebbero già in territorio recessivo

(Immagine: Kessler Investment Advisors)