Target 2, i rischi di una fuga di capitali dall’Italia

4 Luglio 2018, di Daniele Chicca

Il dispositivo Target 2 non solo maschera gli squilibri economici in area euro ma incita anche ad accentuarne i problemi. I saldi dei pagamenti tra banche centrali nella regione mostrano infatti come gli squilibri esistenti si stiano sviluppando senza che venga incitata una correzione.

Sebbene l’Italia non pesi così tanto nel quadro degli scambi commerciali globali, bisogna sapere che i Target 2 non riguardano solo i flussi dei beni e servizi commerciali. Il denaro può uscire da un paese per motivi extra, per esempio come effetto di una fuga di capitali come è successo nel 2011 e nel 2012 all’apice della crisi del debito sovrano.

Secondo Aline Schuiling, economista di ABN Amro, i saldi sono saliti nettamente nel corso degli anni della crisi finanziaria dell’Eurozona per via delle tensioni nei finanziamenti delle banche per alcuni paesi dell’area periferica, i cosiddetti PIIGS (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda). Durante quel periodo, i soldi dei privati non hanno più fatto ingresso nei paesi periferici in quantità sufficienti a compensare l’uscita dei capitali per i pagamenti”.

Per evitare una crisi bancaria dopo che le banche hanno iniziato a subire delle tensioni legate ai finanziamenti, la Bce è intervenuta con le emissioni LTRO a tre anni per soddisfare i bisogni di liquidità delle banche e abbassando le garanzie e i requisiti richiesti per il funzionamento del mercato aperto della Bce. Il buco creato dalla carenza di denaro privato nella periferia è stato colmato dai soldi della banca centrale. Di conseguenza le banche centrali di questi paesi hanno accumulato delle passività nei saldi Target 2″.

Se i passivi dei saldi Target 2 sono in crescita, significa che c’è una fuga di capitali in atto in seno all’Eurozona. In aprile dopo l’esito delle elezioni di marco in Italia c’è stata sì una fuoriuscita, ma non tale da far suonare un campanello d’allarme.

I dati di maggio aiuteranno a delineare un quadro più chiaro della situazione Target 2. In un articolo pubblicato da City A.M., l’economista David Blake definisce il sistema Target 2 un “meccanismo di finanziamento silenzioso che permette di tenere a galla l’euro“. Le élite politiche europee lo sanno ma non vogliono che la gente se ne renda conto. L’esperto ha espresso il concetto anche alla Camera dei Comuni inglese di recente.

Il problema è che questo sistema non spinge i paesi a correggere i loro deficit. “La crescita dei deficit fa si che i cittadini dei paesi deficitari perdono fiducia nel loro sistema bancario e trasferiscano i loro soldi all’estero. Il Target2 viene usato per facilitare una fuga di capitali. Il risultato è che le economie dell’area euro – in particolare quelle dei paesi meridionali – sono bloccate in una trappola deflativa che ricorda quella del Giappone“.

Il sistema dei Target 2 non è pertanto una soluzione sostenibile a lungo termine, né per risolvere gli squilibri commerciali sistemici della regione né per rafforzare i sistemi bancari nazionali. Ci sono due scenari realistici per uscire dall’impasse:

  • 1) un unione di bilancio e politica totale, che è l’obiettivo dell’establishment politico europeo, ma che non incontra i favori della maggioranza dei paesi e dei popoli europei;
  • 2) la scomparsa dell’Eurozona come la conosciamo oggi.

Bce, un “fondo hedge che punta su sopravvivenza euro”

Se in maggio – periodo di piena crisi istituzionale in Italia – la tendenza alla fuga di capitali dal nostro paese sarà ripartita, con gli italiani che saranno probabilmente stati tentati dal mettere i loro soldi al sicuro, trasferendoli verso lidi più sicuri nel nord Europa, si potrebbe ravvivare il timore di una crisi del debito sovrano nella regione.

Se un paese come l’Italia abbandona l’area euro, secondo le regole della Bce, non è solo la Banca d’Italia a dover ripagare i suoi debiti contratti con le altre istituzioni europee, bensì tutti i paesi dovranno rifinanziare la Bce.

Philipp Bagus, economista tedesco, spiega che la Bce è di conseguenza “diventato un fondo hedge che scommette sulla sopravvivenza dell’euro“. L’analista di ABN Amro, Schuiling, osserva che “se l’euro sparisse, cesserebbe di esistere il credito che le banche centrali creditrici detengono. Ci si può allora chiedere quello che succederà con queste domande di rimborso”.

Il presidente della Bce Mario Draghi ha spiegato in una lettera destinata ai paesi membri del Parlaemnto europeo che è possibile che un paese esca dall’area euro ma dovrebbe prima regolare i suoi debiti nei confronti della Bce.

Da uno studio preparato da JP Morgan emerge come il salvataggio dei Bond italiani da parte della Bce ha beneficiato principalmente le banche straniere, che sono state in grado di cedere la metà dei Btp e titoli del debito italiani in portafoglio quando la Bce ha lanciato il suo programma di accomodamento monetario straordinario.

Le conseguenze sarebbero pesanti in tutta Europa

Un default sul debito dell’Italia ancora detenuto all’estero non aiuterebbe dunque molto l’Italia, riducendo del 15% circa il rapporto tra debito e PIL. Un default sul sistema della Bce, che ha assorbito gran parte delle obbligazioni governative italiane, sarebbe una maniera molto più efficace di ridurre il debito enorme del nostro paese. Ma questo implica anche un abbandono dell’Eurozona da parte della sua terza potenza economica.

Le conseguenze sarebbero pesanti per tutti i paesi europei, persino per il Regno Unito, come ha osservato David Blake all’International Trade Select Committee della Camera dei Comuni. Il governo britannico ha infatti versato ingenti somme di denaro per finanziare le attività dell’UE e del FMI. Questi soldi andrebbero persi in caso di una nuova crisi dell’euro.

È il sistema bancario che sarebbe il più colpito. A prima vista sembra poco esposto all’Itala e alle sue banche, tuttavia sarebbe ingenuo crederci Il sistema è esposto in caso di contagio e panico finanziario in Europa. Ciò è dovuto al fatto che tutto è interconnesso.

Le banche britanniche hanno fatto dei prestiti importanti a quelle irlandesi e francesi e le banche francesi, a loro volta, hanno fatto prestiti importanti a quelle italiane e spagnole. Il risultato è che se una banca italiana o spagnolo fa default, ci sarebbe un impatto negativo anche sul sistema finanziario britannico. Verrebbe per esempio ridotta la loro capacità di ottenere finanziamenti in euro e nelle altre divise principali. Ci sarebbero anche dei problemi se incontra difficoltà una banca dell’area euro che ha fatto affari importanti a Londra.

Il prossimo iincremento dei tassi di interesse in Eurozona, previsto per l’anno prossimo, e quindi dei costi di finanziamento si propagherà anch’esso fisiologicamente all’economia britannica, agli altri paesi d’Europa e persino alla Germania per via di Deutsche Bank, la prima banca del paese che attraversa un momento delicato.