Smart working: quali sono le attività da fare in remoto

29 Dicembre 2021, di Alessandra Caparello

Smart working: quali sono le attività da fare in remoto

Incontri con i clienti, brainstorming e i momenti di revisione di progetto tra colleghi e di allineamento con i propri responsabili, oltre che la formazione trasversale e manageriale sono alcune delle attività da poter svolgere in ufficio.

Sono invece da considerarsi attività da svolgere preferibilmente da remoto, invece, l’analisi, la scrittura e la revisione di documenti, l’approfondimento tecnico scientifico e lo studio individuale, l’analisi di bandi o la preparazione di presentazioni e, in generale, tutto ciò che richiede concentrazione e silenzio.

Così Cefriel, partner di Ricerca, Innovazione e Formazione che da oltre 30 anni accompagna le imprese nazionali e internazionali nel loro percorso di sviluppo verso un nuovo futuro digitale,  crede fortemente nelle potenzialità e utilità dello Smart Working. Già dal 2017, Cefriel lo mette in atto in modo sistematico, il che ha permesso di effettuare un passaggio completo allo Smart Working in pochi giorni e da parte del 100% dell’azienda all’insorgenza dell’emergenza pandemica.

Smart working: l’infografica di Cefriel

Il lavoro agile, che ha coinvolto oltre 5 milioni di lavoratori fino a marzo 2021, oggi è in lieve flessione secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano presentati a inizio novembre 2021: erano 4,07 milioni gli smart worker a settembre, con una previsione per i prossimi mesi post pandemia di 4,38 milioni di lavoratori.

Secondo i dati dell’Osservatorio Polimi, per oltre un terzo degli smart worker sono migliorati work-life balance e produttività, anche se il 28% ha sofferto di tecnostress e il 17% di over working. A dimostrazione del fatto che non si può parlare di smart working senza aver definito un modello organizzativo e delle policy adeguate che lo rendano non solo attuabile ma anche positivo sia per il datore di lavoro che per il lavoratore o la lavoratrice.

Se è vero che analizzando le singole situazioni dei lavoratori e delle lavoratrici è sicuramente possibile bilanciare le diverse esigenze, è altrettanto vero che occorre ripensare concretamente l’organizzazione del lavoro per mantenere sempre alta l’asticella della qualità, e raggiungere gli obiettivi fissati nei tempi e nei modi stabiliti.

Diverse sono le attività che, in generale, possono essere svolte in modo ottimale in ufficio o da remoto.
A tal proposito Cefriel ha predisposto un’infografica sul tema Smart Working e tra le attività da poter svolgere in ufficio figurano, per esempio, gli incontri con i clienti, il brainstorming e i momenti di revisione di progetto tra colleghi e di allineamento con i propri responsabili, oltre che la formazione trasversale e manageriale.
Al di là di queste attività, sicuramente fondamentali sono i momenti in presenza per brainstorming ed eventi interni o sfruttare le occasioni di confronto informale, utili a rafforzare il senso di comunità, di appartenenza e condivisione di intenti e conoscenza.
Sono da considerarsi attività da svolgere preferibilmente da remoto, invece, l’analisi, la scrittura e la revisione di documenti, l’approfondimento tecnico scientifico e lo studio individuale, l’analisi di bandi o la preparazione di presentazioni e, in generale, tutto ciò che richiede concentrazione e silenzio. E tutto questo, senza trascurare il fatto, fondamentale, che la flessibilità abilita e facilita l’inclusione a tutti i livelli.

Alessandra Caparello | Wall Street Italia

“La vita in ufficio serve a creare cultura, allineamento e coaching diffuso, nonché condivisione e senso di appartenenza, elementi questi fondamentali, ma occorre anche considerare che il poter lavorare da remoto garantisce flessibilità e bilanciamento tra lavoro e vita privata ” – spiega Alfonso Fuggetta, CEO e Direttore Scientifico di Cefriel. “Trovare un equilibrio si può, ma è determinante non improvvisare e ragionare sulle specificità del proprio contesto aziendale. La chiave del successo secondo noi è definire progetti di smart working ad hoc, con focus sul raggiungimento degli obiettivi e bilanciamento tra le diverse necessità personali e aziendali”. “In Cefriel, a valle di survey e incontri sul tema – spiega Roberta Letorio, Chief Human Resources Officer Cefriel – abbiamo pensato di adottare un “Manifesto”, una sorta di guida che consenta alle persone di lavorare e collaborare al meglio, indirizzando anche temi come la disconnessione, quale garanzia di salute e sicurezza sul lavoro, a prescindere da dove svolgiamo l’attività”.

 Prorogato fino al 31 marzo 2022

Proprio per lo smart working in Italia arriva una nuova proroga fino al 31 marzo 2022, ossia fino a quando ci sarà lo stato di emergenza in Italia causa Covid-19. E’ stato il decreto legge n. 221/2021 a prorogare lo stato di emergenza dal 31 dicembre 2021 al 31 marzo 2022, e con esso alcune misure speciali legate al Covid-19.

Il provvedimento in particolate ha esteso la possibilità di ricorrere allo smart working con modalità semplificate, ossia senza l’accordo individuale tra azienda e singolo dipendente e con notifica telematica e massiva al ministero del lavoro.