Smart working aumenta produttività, a scapito della fatica dei dipendenti

6 Dicembre 2021, di Mariangela Tessa

Lo smart working e il lavoro ibrido hanno favorito la produttività a breve termine durante la pandemia, ma tutto ciò  a scapito della fiducia (e della fatica) a lungo termine dei dipendenti. È una promozione a metà quella che emerge dall’indagine PwC “Future of work and skills”, che si basa sulle opinioni di circa 4.000 responsabili Risorse Umane e manager di 26 paesi e regioni e 28 settori industriali.

Entrando nel dettaglio della ricerca, più della metà degli degli intervistati (il 57% per la precisione), afferma che la propria organizzazione ha superato gli obiettivi di produttività e prestazioni della forza lavoro negli ultimi 12 mesi, rispetto a solo il 4% che dichiara che ha registrato prestazioni significativamente peggiori. Bene, dunque. Ma non completamente.

Smart working: più stress e meno fiducia

A fonte dell’aumento della produttività, PwC sottolinea che altri dati hanno mostrato come questo fenomeno sia  avvenuto a fronte di un maggior sforzo dei lavoratori e a scapito della fiducia a lungo termine dei dipendenti. Solo il 31% dei managers e responsabili HR intervistati crede fermamente che la propria organizzazione stia creando elevati livelli di fiducia tra i lavoratori e i loro supervisori diretti. Inoltre, quasi tre quarti (74%) degli intervistati non sono sicuri che il carico di lavoro dei dipendenti sia sufficientemente gestibile e sostenibile nel tempo.

“La confluenza di fattori come la potenziale sfiducia dei lavoratori, la competitività dei mercati dei talenti e le aspettative variabili della forza lavoro pone oggi una maggiore enfasi sul ruolo dei leader – ha commentato Riccardo Donelli, People Transformation Partner di PwC Italia. – e in particolare sulla necessità di una leadership capace di lavorare con l’incertezza, con i cambiamenti continui, le contraddizioni e i dilemmi imposti dal nuovo contesto lavorativo”.

PwC sottolinea infine che le aziende che hanno messo in atto processi di pianificazione basati sugli scenari (in cui i manager prevedono le proprie esigenze sulla base di molteplici scenari futuri) e di pianificazione dinamica (in base alla quale introducono nei piani un complesso schema di azioni e reazioni) hanno ottenuto 30 punti percentuali di probabilità in più di raggiungere o superare gli obiettivi finanziari e di altro tipo.