Lavoro: la formula 8:8:8 è diventata una chimera

26 Marzo 2021, di Mariangela Tessa

La formula 8:8:8, dove ciascuna 8 indica le ore dedicate al lavoro, al tempo libero e, al sonno, sembra ormai una  chimera. Soprattutto nell’ultimo anno, quando il lavoro da remoto, formula applicata da molte aziende per ridurre i contagi da COVID-19, ha allungato i tempi passati davanti al computer per lavoro.

Un tema tornato alla ribalta delle cronache finanziarie (ma non solo), dopo la notizia dei turni massacranti degli analisti junior di Goldman Sachs, e la successiva risposta del ceo, David Solomon, secondo cui metterci quello “sforzo in più” per andare oltre i propri limiti può fare la differenza per la banca.

“E’ una gran cosa che un gruppo di analisti si sia rivolto al management” Ma “ricordatevi”, ha insistito in un videomessaggio registrato, “se tutti facciamo quello sforzo in più per il nostro cliente, anche quando sentiamo che stiamo raggiungendo il nostro limite, può davvero fare la differenza nella nostra performance”.

La riposta di Solomon ha sollevato molti dubbi. Sono molti a chiedersi se lavorare oltre “il  limite” possa essere la strada da battere in un contesto lavorativo. Secondo quanto scrive Adrian Chiles, sulle colonne del Guardian:

“Le persone che lavorano con queste modalità non possono essere al top. Vorreste salire su un taxi guidato da qualcuno che è stato al volante per 13 ore e sta per raggiungere il limite? Vorreste essere operati da un chirurgo al suo limite? Perché allora pagare somme enormi per i servizi di un banchiere che deve essere altrettanto distrutto”.

Smart working, sfida per equilibrio vita-lavoro

A quanto pare, lavorare da remoto, come è successo a molti per via dell’emergenza da COVID, ha solo peggiorato le cose.

“Questa è stata una sfida per tutti nell’ultimo anno. Per me già lo era” ricorda Chiles. “Lavorando come freelance, c’è sempre qualcosa che potrei o dovrei fare. Trovo impossibile concentrarmi interamente sul lavoro o sul piacere. La mia vita è sempre a metà: metà vacanza, metà lavoro; non è mai l’uno o l’altro. In un certo senso alterno un’ora lavorata e un’ora no, tutto il giorno. E questo finisce per sembrare 17-0-7; tutto lavoro e niente piacere”.