Salone del Risparmio, le nuove sfide del risparmio gestito

2 Aprile 2019, di Massimiliano Volpe

Nel corso del suo intervento di apertura del Salone del Risparmio di Milano, in corso di svolgimento fino a giovedì al MiCo di Milano, il presidente di Assogestioni Tommaso Corcos ha evidenziato tre fattori che pongono delle ombre sulla fase di crescita del risparmio gestito che in Italia ha raddoppiato le masse nel corso degli ultimi otto anni superando i 2.000 miliardi di euro. Questi interrogativi richiedono una risposta da parte degli operatori del settore.

Il primo fattore evidenziato dal presidente di Assogestioni è legato ai flussi che dal mondo del risparmio arrivano all’economia reale, in particolare attraverso i Piani individuali di risparmio (Pir). Nel corso del 2018 i Pir hanno messo a segno una raccolta di 4 miliardi dopo gli 11 del 2017. E per quest’anno le previsioni sono incerte a seguito dei provvedimenti del governo inseriti nell’ultima legge di bilancio che hanno introdotto delle modifiche all’universo investibile di questi prodotti in strumenti illiquidi, che di fatto sono incompatibili con la natura del fondo aperto, prodotto facilmente liquidabile anche dai piccoli risparmiatori. Corcos chiede che al più presto l’esecutivo metta mano alla disciplina dei Pir introducendo dei chiari paletti tra l’investimento in fondi aperti e fondi chiusi come gli Eltif.

Il secondo punto evidenziato da Corcos fa riferimento all’andamento dei mercati finanziari. Nel corso dello scorso anno tutte le asset class hanno registrato un andamento negativo, senza distinguo tra azioni e obbligazioni. Gli investitori sono alla finestra per capire l’evoluzione del ciclo economico internazionale che al momento non sembra vedere una recessione imminente come invece scontato dai mercati negli ultimi mesi dello scorso anno.

Corcos: mercati influenzati dal ciclo Usa e cinese

Corcos ha poi proseguito evidenziando che i mercati saranno anche influenzati dall’andamento del ciclo economico statunitense e cinese. Il primo si trova nella fase finale di crescita che dura ormai da dieci anni, con gli operatori di mercato che guardano alle prossime mosse della Federal Reserve mentre quello cinese registra un consolidamento dopo anni di forti progressi grazie a esportazioni e investimenti pubblici. In base a tutte queste variabili secondo Corcos lo scenario rimane critico.

Il terzo punto di incertezza è legato all’industria finanziaria che da alcuni anni sta registrando una pressione sulle commissioni a seguito della maggiore trasparenza introdotta dalle nuove direttive e dalla maggiore concorrenza. Gli operatori sono concentrati sul lato dei costi che sono crescenti a seguito dei maggiori investimenti in tecnologia e di trasparenza per fare fronte ai nuovi obblighi di comunicazione. Alcuni intermediari sono più attivi di altri su questo fronte, riuscendo effettivamente a contenere questa componente. L’equazione che vede ricavi in calo e costi crescenti richiede di considerare anche una fase di consolidamento del settore attraverso acquisizioni tra gli operatori come già avvenuto nel nostro mercato negli ultimi due anni.

Secondo Corcos una strada di uscita da questa situazione di stallo è rappresentata dalla sostenibilità allineando i vincoli dell’accordo di Parigi a quelli del mondo delle imprese e dell’industria finanziaria.