Rottamando Bankitalia, Renzi prova ad affossare caso Etruria

20 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

Quando si tratta del caso Banca Etruria, tutti si dichiarano innocenti. Bankitalia sapeva dei rischi di azzeramento dei bond junior ma scarica le colpe sulla Consob. Da parte sua Matteo Renzi vuole rottamare Ignazio Visco, peraltro tendendo un agguato al governo guidato dal suo partito, ma si deve essere dimenticato troppo in fretta delle sue di colpe

Renzi il rottamatore colpisce ancora e dietro l’affossamento del governatore della banca d’Italia Visco, il cui destino in realtà è nelle mani di Gentiloni e del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha voce in capitolo sulla guida della banca centrale, vi è anche la necessità di affossare il caso del crac di Banca Etruria. Nel 2014 che Renzi volle incontrare Visco per parlare della popolare aretina nonostante all’ordine del giorno ci fossero le politiche di bilancio, il Pil e la disoccupazione.

Di lì a poco l’attuale segretario del Pd inserì la banca tra le dieci popolari da trasformare in società per azioni. In quel contesto alcuni speculatori ignoti guadagnarono milioni sull’ascesa del titolo della banca. Così, mentre la Banca d’ Italia passava al setaccio i conti dell’istituto toscano e il governo lo obbligava a trasformarsi in società per azioni, qualcuno comprava facendo salire le quotazioni del titolo, che in pochi giorni guadagnò oltre il 60%.

Etruria: rischi azzeramento bond subordinati, Bankitalia sapeva

Di lì a poco arrivò il commissariamento e il padre di Maria Elena Boschi, l’attuale sotto segretario del Consiglio, venne allontanato dal Cda tempestivamente un mese prima. Individuare i colpevoli del crac non è semplice visto che negli ultimi mesi si è assistito ad un rimpallo di responsabilità. Ad ascoltare le varie autorità chiamate in causa sembrerebbero tutti innocenti.

L’intervento del governo per salvare la banca del padre dell’allora ministro per le riforme Boschi è sotto gli occhi di tutti, ma rottamando Visco Renzi indica nel governatore di Bankitalia il principale responsabile, colui che doveva vigilare e non l’ha fatto. L’ex premier proclama di aver proceduto lui quando era al governo al commissariamento dell’istituto, cosa che invece fece via Nazionale. L’intento di Renzi di apparire dalla parte dei risparmiatori traditi e di guadagnare popolarità è evidente.

Nel caso Etruria i rimpalli delle responsabilità sono numerosi almeno quanto gli allarmi che caddero nel vuoto. Come quello della stessa Bankitalia che tramite una relazione inviata alla Consob segnala le anomalie sui bond di Etruria. “Quei titoli vengono venduti ai correntisti e prezzati in maniera non far percepire il rischio reale”. Ma dalla Consob nulla di fatto. E allora via Nazionale si rivolge anche alla procura aretina, segnalando alcune delle gravi irregolarità rilevate nella gestione dell’istituto.

Etruria: Boschi padre uscì da Cda un mese prima del commissariamento

Anche dall’interno della banca gli allarmi caddero nel vuoto come quello lanciato dal capo dei rischi, Davide Canestri, che dinanzi al cda sottolineò migliaia di clienti avevano bond in portafoglio molto rischiosi. Quello fu l’ultimo cda a cui partecipò il padre della Boschi e un mese dopo Etruria viene commissariata.

Un continuo rimpallo di responsabilità in cui però Renzi tenta di sganciarsi e ripulire la sua immagine in vista delle elezioni 2018, individuando in Visco il colpevole che non ha vigilato sul sistema bancario. Una mossa squisitamente quella dell’ex sindaco che così vuole soffiare voti ai movimenti cosiddetti populisti e anti establishment come M5s e Lega nord.

“Stiamo parlando della vigilanza dei risparmiatori che negli ultimi anni non ha fatto il suo dovere”.

Così il premier Renzi parlando a Otto e Mezzo, trasmissione condotta da Lilli Gruber che ha visto anche la partecipazione di Beppe Severgnini (vedi video sotto).

Ma non solo Visco. Renzi indica anche un altro responsabile, l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, reo di non aver risolto i problemi del sistema bancario italiano quando si poteva.

“Se le regole fossero state cambiate quando si poteva …se Mario Monti si fosse fatto sentire dalla Merkel…bè oggi non avremo avuto i problemi neanche a Banca d’Italia (…) Mario Monti non è il responsabile di tutti ma le banche si potevano salvare in quei due anni lì, quando l’Italia disse che non avevamo bisogno di niente, mentre la Germania intervenne”.