Pil non cresce, verso maxi manovra: fino a 26 miliardi

19 Settembre 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il Pil italiano continua a non ingranare e anche se la situazione va lievemente migliorando negli ultimi anni, le percentuali di crescita sono ancora da prefisso telefonico, lontanissime dal livello desiderato dalle autorità, come ammesso anche dallo stesso premier Matteo Renzi.

Questo “andamento lento” costringe il governo a varare una maxi manovra per il 2017, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 23-26 miliardi. Il Sole 24 Ore ha provato a elencare tutte le misure di intervento previste: la lista che dovrebbe essere presentata il 26-27 di questo mese, in concomitanza con la presentazione della Nota di aggiornamento al Def (NaDef), è lunghissima.

D’altronde per rilanciare l’economia, la terza dell’area euro, e il suo mercato occupazionale serve uno sforzo inusuale, tra scongiurare che il carico fiscale aumenti, alimentare le assunzioni, varare un piano per le pensioni anticipate, fornire aiuti alle famiglie più indigenti e rilanciare gli investimenti.

“Con poco più di 15 miliardi destinati alla sterilizzazione della clausole di salvaguardia fiscali, almeno 2 miliardi al rilancio degli investimenti (”Industria” 4.0, superammortamento e Ace), non meno di 6-900 milioni al pacchetto lavoro (detassazione salari di produttività e mini-proroga selettiva della decontribuzione sui neoassunti), 500 milioni al capitolo istruzione-ricerca e circa 0,2 miliardi per la proroga dei bonus energetici e ristrutturazioni”.

E ancora: “2 miliardi per il piano-pensioni (Ape e bonus quattordicesime), circa 500 milioni aggiuntivi per il rinnovo del contratto degli statali, 2-300 milioni per il pacchetto famiglie numerose a basso reddito, 0,3-0,6 miliardi per interventi vari (a cominciare dal finanziamento delle misure contro la povertà) e almeno 1,2 miliardi per coprire le cosiddette “spese indifferibili”.

Il terremoto in Umbria e Marche ha aggiunto un intervento pari allo 0,1% di Pil per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma. In questo caso però il governo spera di potere escludere le misure dai vincoli del patto di stabilità europeo così come le spese per la sicurezza (che andrebbero dedicate alla soluzione della crisi dei rifugiati e lotta al terrorismo). Del taglio di tre punti dell’Ires si tiene già conto nei saldi, perché previsto dall’ultima legge di Stabilità.

Ma il vero problema di fondo rimane che l’Italia non riesce a crescere, e che l’attività economica non tiene il passo della crescita galoppante del debito pubblico. Se continua così è difficile promettere un futuro prospero alle nuove generazioni.

Senza un risultato soddisfacente sotto il profilo economico e del mercato del lavoro, è anche più difficile per il governo dare continuità alla propria azione. Con anche l’ostacolo del referendum costituzionale alle porte, la stabilità politica è a rischio.

Al Wired Next Fest di Firenze Renzi ha provato a rassicurare gli animi dell’elettorato e a dare l’impressione di poter durare a lungo a Palazzo Chigi, senza dare l’impressione di voler mollare la presa malgrado le delusioni sul fronte del Pil: “Che si faccia +0,8 o +1% è meglio di prima, ma meno di quello che vorrei: dobbiamo tendere al 2% e siamo ancora lontani”.

Non è mancata poi la solita frecciata alle politiche del rigore previste dai patti di stabilità: secondo Renzi i vincoli imposti dalle politiche europee hanno avuto un impatto negativo negli ultimi anni.

“Dobbiamo riconoscere che la ricetta dell’austerità dell’Europa era sbagliata e quella della crescita degli Usa di Obama era ed è giusta”.

Con “clausola di salvaguardia fiscale” si fa riferimento a quella norma che faceva scattare in automatico l’aumento automatico dell’Iva qualora non venissero recuperati 6,5 miliardi l’anno con il riordino dei bonus assistenziali e fiscali.

Fonte principale: Il Sole 24 Ore