Pil: Italia ultima della classe, ma Renzi fa maestro con Ue

12 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Per il premier Matteo Renzi l’Italia non è più un problema. Peccato che, mentre parla rilasciando un’intervista a Radio Anch’Io, sdrammatizzando sulle banche italiane, l’Istat comunica che nell’intero 2015 il PIL dell’Italia ha segnato una crescita, nell’ultimo trimestre del 2015, di appena +0,1% su base trimestrale. Facendo il confronto con il resto dell’Europa, il risultato è che l’Italia si conferma, per l’ennesima volta, l’ultima della classe: questo, proprio mentre Renzi – che non si preoccupa neanche di un eventuale imbarazzo di Mario Draghi per i continui attacchi contro l’Ue  – usa toni da “maestro”.

Tanto che dopo, nella conferenza stampa successiva all’incontro con  il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, afferma addirittura che:

 “L’Italia non chiede flessibilità all’Unione europea, non chiede qualcosa ma offre di dare una mano”.

Dal canto loro, analisti, economisti e stampa estera non fanno nulla per nascondere il loro disappunto, riguardo alla ‘crescita’ dell’Italia.

D’altronde, basta guardare i dati che sono stati resi noti dagli altri paesi:

Nel complesso, intanto, il Pil Eurozona è salito di appena +0,3% su base trimestrale nell’ultimo trimestre del 2015 (e non c’è niente neanche qui di entusiasmante, se si considera che l’Eurozona sta andando avanti con l’iniezione di liquidità senza precedenti assicurata dalla droga monetaria della Bce, fatta di QE e tassi negativi).

Andando nel particolare:

  • Pil Germania +0,3% su base trimestrale, come nel terzo trimestre;
  • Pil Francia +0,2%.
  • Pil Spagna, +0,8%.
  • Olanda +0,3% dopo +0,1% terzo trimestre
  • Belgio +0,3% da +0,2%.
  • Portogallo da zero a +0,2%.
  • Cipro +0,4% contro +0,5% del trimestre precedente.
  • Slovacchia +1%, Estonia +1,2%.

Certo l’Italia fa meglio di altri paesi dell’Eurozona.

  • La Grecia torna in recessione con Pil -0,6% dopo -1,4% nel terzo trimestre.ù
  • anche la Finlandia è in recessione, con Pil -0,1% dopo -0,6% del terzo trimestre.
  • Il Pil Austria si conferma piatto, come nel terzo trimestre.

Ma si parla della terza economica dell’Europa, che rimane indietro rispetto a Germania, Francia, Spagna e Regno Unito (in quest’ultimo caso Pil +0,5% su base trimestrale.

Questi dati non impediscono tuttavia al Financial Times di scrivere che la crescita del Pil italiano dello 0,1% nel corso del quarto trimestre solleva “preoccupazioni sul fatto che il tiepido ritorno alla crescita che è iniziato lo scorso anno, dopo tre anni di recessione, si stia già smorzando”. L’FT continua: “la debolezza del dato della terza maggiore economia dell’Eurozona è un colpo per il governo guidato dal primo ministro Matteo Renzi, che conta sull’accelerazione della ripresa per sostenere i suoi sforzi di riforma”. Ancora: “i numeri dell’Italia si sono confermati ben al di sotto delle attese degli economisti di una crescita dello 0,3%, il che significa che la crescita per l’intero 2015 sarà dello 0,7%, o dello 0,6% tenendo conto degli aggiustamenti di calendario. Altre stime erano state anche più ottimistiche, prevedendo una espansione dello 0,8% circa”.

L’Ft lo scrive chiaramente:

“La ripresa più debole dell’Italia renderà più difficile per Renzi centrare i target di bilancio e potrebbe complicare le trattative con l’ Unione europea“, proprio perchè l’Italia ha chiesto una maggiore ‘flessibilità’ chiedendo di poter riportare un deficit più alto sulla scia del suo processo di riforma e dei costi legati ai migranti. L’Italia “ha promesso in cambio che il suo rapporto debito/Pil inizierà a scendere nel 2016 per la prima volta in otto anni. Ma ciò sarà difficile se la ripresa è più debole”.

Tra l’altro colpisce proprio lo smorzarsi della ripresa.

Il Pil italiano è cresciuto:

  • +0,4% nel primo trimestre
  • +0,3% nel secondo trimestre
  • +0,2% nel terzo trimestre
  • +0,1% nel quarto trimestre

Il rallentamento avviene in un momento in cui il Ftse Mib si conferma tra i peggiori indici azionari, su base globale.

Di conseguenza la domanda è: quanto può permettersi Renzi di continuare ad alzare la voce (ripetendo tra l’altro le stesse cose?)

L’FT avverte:

“La produzione industriale e i numeri sulla disoccupazione di dicembre hanno già fatto suonare campanelli d’allarme sulla solidità dell’economia dell’Italia. Allo stesso tempo, le recenti turbolenze dei mercati hanno colpito in modo sproporzionato i titoli azioni italiani, particolarmente quelli delle banche del paese, che scontano la bassa redditività e il grande carico di crediti deteriorati nei loro bilanci”.

E come se non bastasse,  c’è un’altra minaccia che incombe proprio sulle banche italiane e che arriva direttamente dal Nord Europa.

Intanto, Renzi accusa anche un calo di popolarità in Italia. Scende dell’1%, infatti, la fiducia nel premier (31%) e nel governo (28%), stando al sondaggio dell’Istituto Ixè di Roberto Weber, in esclusiva per Agorà (Raitre).

Per finire e fare il punto sul Pil, l’Istat – quella che è stata diffusa oggi è stata la stima prelimare –  ha reso noto che

“La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’industria e di aumenti in quelli dell’agricoltura e dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), più che compensato dall’apporto positivo della componente estera netta”.

Su base annua il rialzo del Pil è stato dell’1,0%.  Nell’intero 2016 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto dello 0,6%. Il dato non corretto per gli effetti di calendario è pari a +0,7%.