Mps, buco da 6 miliardi: due chance su tre di default

7 Luglio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – I mercati danno al 66% le possibilità che la banca più antica del mondo faccia crac. Lo dicono gli ultimi prezzi dei cds, i contratti di assicurazione contro la possibilità di un default, di Mps. Persino il Re dei Bond Jeff Gundlach ha citato il rischio di fallimento dell’istituto in crisi come un pericolo per l’intero sistema finanziario europeo. I problemi principali sono due: la presenza massiccia di crediti inesigibili e il buco di bilancio.

Secondo Morgan Stanley, il rapporto tra il capitale e le attività ponderate per il rischio di Mps passerebbe da un 12% di ratio ad appena uno 0,3% di tasso patrimoniale, quando invece il minimo degli stress test condotti a fine 2014 era stato fissato al 5,5%. In qualunque caso, c’è un buco di patrimonio che arriva a 6 miliardi, ma c’è anche chi, come la Bce, che parla di una decina di miliardi.

Gundlach, gestore di 100 miliardi di dollari presso il fondo DoubleLine e uno dei pesi massimi tra gli investitori di Wall Street, ha detto in un’intervista a Reuters che l’oro è molto attraente e che non ha alcuna intenzione di venderlo, dal momento che aiuta a coprirsi contro l’eventualità di una crisi del sistema bancario europeo, che rischia di andare incontro a casi di insolvenza“.

Il riferimento chiaro è a Mps. La terza banca d’Italia ha accumulato crediti deteriorati e la Bce ha chiesto in una lettera di smaltirli, riducendone l’ammontare dai 46,9 miliardi di euro del 2015 a 32,6 miliardi entro il 2018. Secondo le ultime stime, il settore bancario italiano deve fare conto con 360 miliardi di sofferenze lorde. I debiti deteriorati che rischiano di non essere rimborsati sono pari al 17-18% dell’ammontare totale dei crediti iscritti nei bilanci delle banche.

La banca deve anche procedere urgentemente a un aumento di capitale da 5-6 miliardi se vuole scongiurare il peggio. La mancanza di liquidità patrimoniale minaccia di scatenare un contagio nelle altre nazioni europee. Credit Suisse ieri ha toccato i minimi di sempre in Borsa, mentre Deutsche Bank ha perso il 57% in un anno di tempo e la capitalizzazione si è dimezzata nel solo 2016. Basta che ceda ancora il 10% e secondo il re dei Bond “gli investitori verrebbero colti dal panico“.

Cda presenta a Bce piano smaltimento sofferenze

Oggi va in scena la riunione straordinaria del Cda, in cuo l’AD Fabrizio Viola presenterà la proposta che entro domani dovrebbe essere fatta alla Bce sul piano di cessione dei crediti deteriorati che si pensa possa salvare l’istituto. Dopo il paracadute della Consob, che ha vietato le vendite allo scoperto per tre mesi in una mossa che ha pochi precedenti, dovrebbe arrivare lo scudo del governo.

Il piano è diviso in due fasi: la prima prevede l’intervento del fondo Giasone capitalizzato con 5-6 miliardi, che comprerebbe una parte dei crediti deteriorati, e la seconda un rafforzamento patrimoniale tramite l’emissione di bond convertendi.

La buona riuscita della seconda fase di aumento di capitale dipende dalla realizzazione del piano da 150 miliardi di euro, nella forma di garanzie statali alla liquidità, che il governo sta cercando di ottenere facendo pressioni e lobby a Bruxelles. Le risorse fresche pubbliche dovrebbero aiutare a consentire il buon successo dell’emissione di bond convertendi (un obbligo di conversione dopo un trienno di tempo) validi ai fini della patrimonializzazione stabilita dalle regole di Basilea.

D’altronde l’obiettivo dichiarato del governo e del Tesoro è quello di evitare che la situazione precipiti e offrire una certa stabilità a breve. Altrimenti sarebbe difficile trovare qualcuno disposto a partecipare all’operazione di rafforzamento patrimoniale, il terzo aumento di capitale in appena cinque anni.

Titolo Mps in difficoltà nonostante divieto speculazioni

Sui mercati i titoli cedono quota. Dopo una partenza boom del +2%, la Borsa di Milano sta rallentando. Pur rimanendo comunque in territorio saldamente positivo, è il ritorno delle vendite sulle banche ad avere un impatto negativo sui corsi azionari.
Il titolo Mps è sotto pressione dopo che la Consob ha disposto il divieto di vendite allo scoperto, a partire da oggi, 7 luglio, fino al 5 ottobre 2016. Lo stop sarà applicato anche ai derivati e agli operatori market maker.

Il divieto alle posizioni nette corte, spiega Consob in un comunicato, “rafforza ed estende il divieto alle vendite allo scoperto adottato ieri”, in quanto vieta sia le vendite allo scoperto di azioni MPS, “sia le operazioni ribassiste compiute attraverso strumenti finanziari derivati che hanno come sottostante le azioni MPS”.

Ma la decisione non sortisce stavolta l’effetto sperato, perché è sintomo della gravità della situazione. Il comunicato non fa infatti che offrire una conferma dell’urgenza di un intervento per salvare la banca senese dal fallimento.

Dopo una partenza in rialzo oltre +3%, il titolo Mps cede ora oltre -3%, così come perde più del 3% anche Bper. BPM -2,22%, BP oltre -5%, Rimane positiva Intesa SanPaolo con +1,26%, mentre soffre Unicredit con -0,91%. Ubi Banca piatta, mentre i buy si concentrano su Mediobanca, che segna un rally superiore a +4%.