Mercato non crede più nella tesi della recessione Usa

26 Settembre 2018, di Daniele Chicca

Il sentiment di mercato è mutato. Lo dice l’andamento dello spread tra i future sul cross euro dollaro a un anno (dicembre 2019) e i contratti che ricalcano l’andamento previsto esattamente un anno dopo, per al fine del 2020. Poco tempo fa, all’inizio dell’estate, la curva tra i due contratti si era invertita, segnalando la possibilità che la Federal Reserve avesse intenzione di interrompere il ciclo dei rialzi dei tassi di interesse a partire dall’anno prossimo.

Oggi l’inversione non è più d’attualità, con le cose che sono tornate per così dire alla normalità: il valore del 2020 è superiore a quello del 2019. Questo significa che il mercato, nella convinzione che la crescita dell’economia continuerà ad accelerare negli Stati Uniti e l’inflazione a surriscaldarsi, non implica più su un piano di espansione monetaria dal 2020, bensì punta su nuove strette monetarie non soltanto l’anno prossimo ma anche quello successivo.

Secondo l’head of cross-asset strategy di NomuraCharlie McElligott, nella riunione di dicembre la Fed potrebbe assumere un atteggiamento più da falco, optando per la rimozione dal comunicato della frase “le politiche rimangono accomodanti”. È lo stesso analista che aveva sottolineato a fine agosto che i mercati fiutavano uno stop al ciclo di rialzi del costo del denaro dal 2019.

In una email ai clienti, lo strategist della banca giapponese, scrive che l’inversione dello spread è un elemento importante che lui stesso aveva messo in evidenza fin da quest’estate e che sposava lo scenario di una recessione economica per l’America nel 2020.

Economia Usa metterà il turbo: crescita anche nel 2020

Se il mercato ora punta su un rialzo dei tassi anche quell’anno, qualcosa che la Fed non farebbe mai in caso di recessione, è chiaro che il sentiment di mercato è cambiato in modo drastico nei confronti della situazione economica e che gli investitori ora prevedono un prosieguo della crescita almeno fino all’inizio del 2021.

McElligott concorda con la loro visione e dice che l’inversione dello spread dell’euro dollaro tra i future EDZ9 (2019) e quelli EDZ0 (2020), era la prova che il mercato dava come più probabile un taglio dei tassi piuttosto che una stretta monetaria nel 2020.

Ora con lo spread che è tornato a esprimere valori positivi in settembre, il mercato propende più verso la possibilità che assisteremo a un’altra stretta monetaria nel 2020, sulle ali di un previsto rafforzamento dell’economia. Il mercato crede che le misure di Donald Trump siano riuscite a “risvegliare gli spiriti animali dell’economia”, come ha osservato il premio Nobel per l’Economia Robert Shiller qualche settimana fa.

Il messaggio è chiaro e forte: il mercato è ora più fiducioso circa le prospettive di crescita della prima economia al mondo, ridimensionando la tesi circa “un rallentamento/recessione dell’economia”. È ancora presto, insomma, secondo il mercato per sancire la fine del ciclo rialzista.