BofA: l’ottimismo degli investitori torna ai massimi da fine 2024, ma per gli strategist è il momento della prudenza
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L’ottimismo degli investitori globali è tornato ai livelli più elevati dalla fine del 2024. A evidenziarlo è l’ultima Global Fund Manager Survey di Bank of America, secondo cui il sentiment positivo continua a essere sostenuto dalle aspettative di una crescita economica robusta, dalla forte domanda di investimenti nell’intelligenza artificiale e dalla convinzione che la Federal Reserve adotterà una politica monetaria più accomodante nei prossimi mesi.
Nonostante il clima favorevole, gli strategist della banca americana ritengono che proprio l’eccessivo entusiasmo rappresenti un potenziale segnale di allarme per i mercati azionari.
Liquidità ai livelli minimi: cosa emerge dalla survey BofA
Uno degli elementi più significativi emersi dal sondaggio riguarda il livello di liquidità detenuto dai gestori. La quota di liquidità nei portafogli è infatti scesa al 3,6% del patrimonio gestito, in calo dal 4,1% registrato a giugno e sul livello più basso da febbraio 2026. Secondo la cosiddetta Global FMS Cash Rule di Bank of America, quando la liquidità scende al 4% o al di sotto di questa soglia viene generato un segnale contrario (“contrarian”), che suggerisce di ridurre l’esposizione alle azioni. Anche il Bull & Bear Indicator della banca è salito a 9,4 punti, un livello considerato di forte eccesso di ottimismo e che storicamente viene interpretato come un ulteriore indicatore di possibile correzione dei mercati. Gli strategist guidati da Michael Hartnett invitano quindi gli investitori a ridurre l’esposizione alle azioni e agli asset più rischiosi, sottolineando che il forte posizionamento rialzista potrebbe limitare ulteriori guadagni dei mercati durante l’estate.
Gli investitori scommettono su una crescita senza recessione
L’indagine, condotta tra il 2 e il 9 luglio su 181 gestori, che amministrano complessivamente 484 miliardi di dollari, mostra una crescente fiducia nello scenario macroeconomico. Per il 54% degli intervistati, l’economia globale nei prossimi dodici mesi seguirà uno scenario di “no landing”, cioè una crescita che continuerà senza una vera fase recessiva. Un ulteriore 39% prevede invece un atterraggio morbido dell’economia, mentre soltanto il 2% ritiene probabile una recessione marcata. Crescono anche le aspettative di uno scenario di boom economico, caratterizzato da una crescita superiore alla media accompagnata da un’inflazione ancora sostenuta. Questa ipotesi è stata indicata dal 41% degli investitori, il dato più elevato dal febbraio 2022.
Le aspettative sull’inflazione continuano invece a diminuire. Secondo il sondaggio, gli investitori prevedono un rallentamento delle pressioni sui prezzi ai livelli più bassi dall’inizio del 2025. Anche le stime sul petrolio sono state riviste al ribasso: il prezzo del greggio a fine 2026 viene ora previsto intorno ai 71 dollari al barile, rispetto agli 86 dollari stimati appena un mese fa. Parallelamente, cresce la convinzione che la Federal Reserve non aumenterà ulteriormente i tassi d’interesse prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Ben l’83% dei gestori ritiene infatti che non ci saranno nuovi rialzi.
Più investimenti sulle azioni statunitensi
Dal punto di vista dell’allocazione degli investimenti, il sondaggio evidenzia un deciso ritorno di interesse verso il mercato azionario americano. Il sovrappeso sulle azioni statunitensi è salito al 24% netto, il livello più elevato dal dicembre 2024 e uno dei più alti registrati negli ultimi cinque anni. Aumentano anche gli investimenti nell’Eurozona, nel settore sanitario e soprattutto nei titoli industriali, che raggiungono il maggiore sovrappeso dal luglio 2021. Al contrario, i gestori hanno ridotto l’esposizione alle azioni britanniche, che risultano ora le più sottopesate dall’agosto 2020. In diminuzione anche gli investimenti nei mercati emergenti, nelle materie prime e nei beni di consumo difensivi, con questi ultimi ai livelli più bassi dal 2014.
Per la prima volta dal 2017, inoltre, gli investitori ritengono che i titoli con basso rendimento da dividendo possano ottenere performance migliori rispetto alle società che distribuiscono dividendi elevati.
L’intelligenza artificiale resta il tema dominante
L‘intelligenza artificiale continua a rappresentare uno dei principali motori dei mercati finanziari. L’82% degli investitori considera la posizione rialzista sui produttori globali di semiconduttori come l’operazione più affollata dei mercati internazionali. Allo stesso tempo, cresce anche la percezione dei rischi legati al settore. Il 48% dei gestori ritiene infatti che gli enormi investimenti in infrastrutture AI da parte dei grandi gruppi tecnologici possano rappresentare la principale fonte di un futuro evento di credito sistemico.
Inoltre, il rischio di una possibile bolla dell’intelligenza artificiale è diventato la principale preoccupazione degli investitori: il 45% degli intervistati la indica come il maggiore rischio estremo per i mercati, superando il timore di una nuova ondata inflazionistica, che fino a pochi mesi fa occupava il primo posto tra i fattori di rischio percepiti. Nel complesso, il sondaggio di Bank of America fotografa un mercato caratterizzato da un forte ottimismo e da una crescente propensione al rischio. Tuttavia, proprio l’eccessiva fiducia degli investitori induce gli strategist della banca a mantenere un approccio prudente, ricordando che, storicamente, le fasi di entusiasmo estremo hanno spesso preceduto periodi di maggiore volatilità sui mercati finanziari.