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Mercati incerti: fari su trimestrali e guerra dazi. Si riscatta Atlantia

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Malgrado la chiusura in progresso di Wall Street, favorita dalle trimestrali positive di alcuni gruppi come WalMart, e la mattinata grosso modo positiva delle Piazze della regione asiatica, i listini americani fanno fatica a spingersi in rialzo con la Borsa di Milano che paga la situazione critica di Atlantia, il cui titolo ha ceduto il 22,3% ieri (per una perdita di capitalizzazione di 5 miliardi di euro). Oggi le azioni rimbalzano e sono sospese dagli scambi per eccesso di rialzi. Con il balzo teorico di oltre il +7%, favorito dai tentennamento del governo sulla revoca della concessione autostradale, la capitalizzazione torna sopra 16 miliardi.

Ieri il Dow Jones ha guadagnato l’1,6%, grazie ai segnali incoraggianti sul fronte delle trattative commerciali con la Cina, che riprenderanno oggi dopo due mesi di pausa. Tra i fattori negativi i conti deludenti di JC Penney e le stime sotto le attese di Nvidia (-4,6% nel preborsa). Uno dei big del settore high tech ha emesso una guidance debole per il terzo trimestre, nonostante i risultati straordinari del secondo.

Per quanto riguarda il fronte geopolitico e i mercati emergenti, la Turchia, si interrompe momentaneamente la fase di recupero della lira. Il dollaro Usa scambia in area 5,82 lire, dopo il monito del segretario del Tesoro statunitense Steven Mnuchin, secondo cui il Paese mediorientale incorrerà in ulteriori sanzioni se non libererà il pastore americano detenuto.

Sul fronte macro si attendono i dati finali di luglio sull’inflazione dell’Eurozona – dopo che nella prima parte di settimana gli operatori hanno potuto esaminare quelli dei singoli Stati membri del blocco, mentre negli Stati Uniti viene pubblicato l’indice principale relativo al medesimo mese.

A Milano fari sempre puntati su Atlantia dopo che il governo Conte ha annunciato che revocherà le concessioni autostradali. L’agenzia di rating S&P ha messo sotto osservazione il giudizio sulla società guidata dall’AD Giovanni Castellucci, di cui le autorità chiedono le dimissioni. Il rating potrebbe venire declassato per via dei potenziali risarcimenti legati al crollo del ponte Morandi di Genova e della capacità di rimborsare eventualmente i bond Autostrade per l’Italia, su cui è stata emessa un’opzione put.

Da tenere d’occhio anche i titoli Eni: secondo fonti il gruppo avrebbe ricevuto l’approvazione dalla commissione petrolifera messicana per il proprio piano di sviluppo dell’Area 1 del Paese. Intanto Generali pare che stia studiando un riassetto delle attività operative di investimento in Europa. La possibile stretta del governo sulle concessioni autostradali penalizza anche i gruppi a minore capitalizzazione SIAS e ASTM.