Mercati, occhio al “blackout” che potrebbe alimentare turbolenze

15 Ottobre 2018, di Daniele Chicca

I principali acquirenti di titoli in Borsa non sono stati investitori singoli o istituzionali, bensì le stesse aziende.

Secondo le stime a Wall Street le operazioni di buyback, il riacquisto di azioni proprie da parte delle aziende quotate, dovrebbe raggiungere i mille miliardi di dollari Usa quest’anno per la prima volta in assoluto. Questo fenomeno aiuterà i mercati azionari a rimanere a galla nonostante le intemperie che il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve è destinato a causare.

Incoraggiati da anni di tassi zero e profitti societari da record, le imprese Usa hanno riacquistato 4.300 miliardi di titoli dal 2009, secondo i dati pubblicati da Yardeni Research. Si tratta di una fonte di domanda enorme che ha senza dubbio sostenuto i Buy alla Borsa Usa. Il valore dell’indice allargato S&P 500 è quadruplicato rispetto ai minimi toccati durante l’ultima grande crisi finanziaria.

Ma cosa succede quando si spegneranno le luci e quando le operazioni di buyback non aiuteranno più i listini azionari? Per evitare le leggi di insider trading americane, le aziende di solito evitano questo tipo di iniziative durante le due settimane precedenti la carrellata di trimestrali e questo ha un impatto sull’andamento delle Borse.

La tempesta che si è abbattuta sui mercati azionari americani la settimana scorsa, con il Nasdaq che ha vissuto la settimana peggiore da marzo come risultato in Borsa, è arrivata proprio in concomitanza con il cosiddetto periodo di “blackout”.

“Al momento, ci troviamo in una vasca di liquidità aziendale”, dice Keith Parker, head of US equity strategy presso la banca UBS. Parker osserva come quest’anno i periodi di massima turbolenza sui mercati americani (in febbraio e aprile) hanno coinciso con una precisione assoluta questi blackout delle operazioni di buyback.

Non è una coincidenza che cali siano accompagnati da “blackout” buyback

Gli eccessi di cash per via del maxi taglio delle tasse voluto da Donald Trump e dell’economia in salute hanno alimentato il fenomeno dei buyback. Il mese scorso Goldman Sachs ha avvertito che il periodo di blackout in arrivo avrebbe rappresentato un “rischio a breve termine” per il mercato Usa.

Da solo lo “spegnimento delle luci” non basta, tuttavia. Il calo degli indici di Borsa deve prima essere provocato da un catalizzatore particolare. Il tracollo della settimana precedente è stato provocato dalla paura di un balzo ulteriore dei rendimenti dei titoli di Stato Usa e dalla guerra commerciale a tutto campo sino americana.

Ma la mancanza della domanda di titoli azionari da parte di “Corporate America” ha sicuramente contribuito e alimentato i ribassi. “Il periodo di blackout può certamente contribuire alla pioggia di vendite” in Borsa, sottolinea Ed Yardeni, presidente della società di consulenza per gli investimenti Yardeni Research.

Christopher Cole, fondatore dell’hedge fund Artemis Capital Management concorda con la teoria di Yardeni: “non è una coincidenza che i mercati fanno maggiormente fatica quando la tecnica di ingegneri finanziaria viene a mancare”.

Le operazioni di buyback comprimono in modo artificiale la volatilità. Tutte le volte che i mercati calano c’è un acquirente insensibile al livello dei prezzi che fa risalire i mercati”, osserva sempre Cole, da tempo critico nei confronti di simili stratagemmi.

Detta in parole povere, le aziende quotate Usa sono gli acquirenti di ultima istanza a Wall Street e il loro apporto è risultato fondamentale negli ultimi anni. Ora che la stagione delle trimestrali è entrata nel vivo i rialzisti dovrebbero prestare molta attenzione all’andamento dei buyback.