Mercati, Bank of America: la puntata dell’anno

14 Aprile 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il mercato si sta preparando a combattere contro le banche centrali, secondo gli analisti di Bank of America. È l’andamento delle attività di trading a dirlo. Le operazioni di mercato a cui abbiamo assistito fin qui quest’anno riflettono la transizione in atto verso un nuovo regime nel quale gli investitori ora speculano su quale banca centrale per prima dovrà rinunciare per prima alle politiche di accomodamento monetario straordinarie.

In particolare sul mercato valutario negli ultimi anni per azzeccare le mosse giuste, i trader dovevano indovinare tre fattori chiave, secondo la banca Usa:

  1. il valore delle materie prime;
  2. i rischi globali;
  3. quale banca centrale avrebbe varato le manovre più espansive, testando l’ignoto, con misure sempre più eterodosse.

Non è stato un compito facile. Gli esempi di come le politiche delle banche centrali hanno influenzato il Forex sono numerosi. Lo yen si è indebolito quando Abe e Kuroda hanno esteso il piano Abeconomics. L’euro ha perso terreno quando la Bce ha lanciato il suo programma di Quantitative Easing. Le valute dei paesi che dipendono fortemente dalle materie prime hanno incominciato a calare quando i prezzi del petrolio hanno iniziato a crollare.

Il franco si è rafforzato durante la crisi dell’area euro e quando la Banca nazionale svizzera “è uscita dall’Eurozona“, rimuovendo il peg (il floor fisso) tra moneta unica e valuta elvetica. Le divise dei mercati emergenti hanno corso durante il programma di QE – di acquisto di titoli di varia natura – della Federal Reserve e sono state invece vendute quando la Fed ha iniziato il piano di rientro (tapering).

Un cambiamento radicale nel Forex

Allo stesso tempo per gli investitori nei mercati dei tassi di cambio che vogliono seguire la strada indicata nel report di Athanasios Vamvakidis di Bank of America, la vita sarà più facile ora che qualcosa di fondamentale è cambiato nel Forex. Cina e quotazioni petrolifere rimangono driver di mercato importanti, ma la reazione del mercato alle politiche delle banche centrali si è radicalmente trasformata e dipende da un solo elemento ormai.

Cinque delle dieci banche centrali dei paesi del G10 hanno spiazzato i mercati con politiche di allentamento monetario quest’anno. La Riksbank svedese, la Norges Bank norvegese, la Banca d’Inghilterra, la Bce e la Reserve Bank neozelandese. Ciononostante le divise di questi paesi sono cresciute di prezzo da allora.

Fatta eccezione per la Nuova Zelanda, l’azionario di questi paesi è in calo nel 2016, nonostante le politiche solitamente favorevoli ai titoli più rischiosi. A questo punto viene spontaneo chiedersi: non è che i mercati stanno mettendo in dubbio l’efficacia delle loro politiche monetarie? Svalutare la propria moneta non è l’obiettivo numero uno delle politiche di espansione monetaria straordinarie, ma un rafforzamento rappresenta senza dubbio un grattacapo di non facile soluzione per i banchieri centrali.

I mercati hanno iniziato a concentrarsi su quello che le banche centrali faranno, piuttosto che su quello che hanno appena deciso. L’inflazione è a zero in molti paesi industrializzati e i prezzi al consumo decisamente bassi potrebbero spingere alcune delle banche centrali del G10 a fare un passo indietro e ritirare alcune misure estremamente accomodanti.

Questo secondo gli analisti di BofA potrebbe essere dunque il fattore più importante, se non l’unico, da osservare per chi investe nel Forex, dal momento che sarà questo a decidere le sorti delle principali valute mondiali. Rinunciare alle politiche espansive finirebbe per innescare sbalzi di prezzo notevoli nei tassi di cambio, simili alla variazione registrata dal dollaro dopo che la Fed ha annunciato l’inizio del programma di tapering, la strategia di uscita dal QE, o all’andamento brusco del franco dopo che la Swiss National Bank ha lasciato il franco libero di scambiare sui mercati nel gennaio del 2015.