Legge di bilancio espansiva funzionerà? Dubbi su crescita e rating

28 Settembre 2018, di Redazione Wall Street Italia

Alzando l’asticella del deficit al 2,4% del Pil per varare misure fiscali espansive dovrebbe alimentare la crescita della terza economia al mondo. Il problema è l’impatto negativo che avrà l’incremento dei costi di finanziamento sul debito e il possibile taglio del rating da parte delle grandi agenzie, eventi che finiranno per controbilanciare l’espansione dell’attività appena citata.

La legge di bilancio prevista per prossimi tre anni rischia di avere effetto nullo sulla dinamica della crescita”, secondo Prometeia. L’impianto della manovra finanziaria, dice la società di consulenza e analisi macro, “sembra improntato verso misure di trasferimento e non verso misure che possano sostenere la crescita potenziale”.

Def: effetto nulla su dinamica di crescita

“Il maggior impatto espansivo delle misure fiscali potrebbe essere compensato da maggior incertezza e spread più elevati, in un contesto in cui il debito Pil non diminuisce”, riferiscono gli economisti di Prometeia nel commentare le ultime decisioni del governo in materia di finanziaria e piano triennale per l’utilizzo delle finanze pubbliche.

Anche il contesto esterno gioca un ruolo: “La crescita globale continua a rallentare tra rischi sempre maggiori, primo fra tutti l’escalation delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. In questo contesto, l’Italia si conferma fanalino di coda in Europa: aumenta ancora il divario con i paesi dell’area”.

In confronto alle stime di luglio gli economisti di Prometeia puntano su una crescita del +1% quest’anno e un +0,9% del Pil nel 2019, rispetto al +1,2% che era stato stimato per entrambi gli anni a inizio estate. Bankitalia, Bce e FMI prevedono un’espansione dell’attività economica dell’1% l’anno prossimo, ma le stime sono state rese note prima della presentazione della legge di bilancio, che è stata definita il 27 settembre all’ultimo momento utile.

Male l’export, bene consumi interni

La discesa più accentuata del previsto delle esportazioni è il principale responsabile di questa situazione, mentre i consumi interni stanno sostenendo un ritmo di espansione che ormai sembra sceso definitivamente dai picchi del 2017. “In assenza di eventi traumatici che facciano deragliare la crescita, l’economia italiana potrà continuare a espandersi a tassi di poco inferiori all’1% anche nel prossimo triennio, permettendo la creazione di oltre 500mila posti di lavoro“.

Il tema della guerra commerciale tra Cina e Usa è fondamentale per decidere la portata della crescita o del rallentamento dell’economia globale. “Pur non ipotizzando una guerra a tutto campo” gli economisti propendono per un rallentamento della crescita degli scambi commerciali globali (+4,1% nel 2018, +3,3% nel 2019 e 2020).

A questo fattore si uniscono le turbolenze di molti paesi emergenti che “pesano relativamente di più sulle esportazioni italiane. Tra i grandi paesi dell’euro, l’Italia è quello con la quota di esportazioni maggiore verso i mercati in difficoltà. La dinamica del Pil sarebbe penalizzata di 0,3 punti percentuali nei prossimi 12 mesi”.

Italia in “rotta di collisione con l’UE” in ottobre

Il problema del governo è anche politico: secondo Federico Santi, analista di Eurasia Group, l’Italia è in “rotta di collisione” con l’Unione Europea. Fissare il disavanzo al 2,4% del Pil potrebbe causare un aumento dell’ammontare di debito pubblico l’anno prossimo e non un calo come invece si prevedeva prima della presentazione del testo il 27 settembre.

La manovra per le finanze pubbliche nel 2019 mette anche l’Italia “in rotta di collisione evidente con l’Ue”. Questo si vedrà chiaramente quando l’Italia presenterà la sua bozza di legge all’Europa a metà ottobre. Un rischio che la Commissione UE – l’organo esecutivo del blocco europeo – bocci la legge di bilancio è reale e potrebbe incrementare i rischi di ulteriori declassamenti del credito, che a loro volta metterebbero sotto pressione i titoli Btp sui mercati.

Banche avvertono del rischio del declassamento del rating

Se si guarda la situazione italiana dall’occhio delle banche d’affari, invece, l’attenzione si concentra sugli effetti che le decisioni di finanza pubblica potranno avere sul giudizio delle agenzie di rating. Barclays ricorda ad esempio che alla fine di ottobre sia Moody’s che S&P aggiorneranno la loro pagella: ad oggi, l’Italia è Baa2 (con outlook negativo) per Moody’s, BBB (stabile) per Standard & Poor’s, BBB (stabile) per Fitch e BBB high (negativo) DBRS. Secondo la banca britannica, “dopo la revisione degli obiettivi di deficit sono significativamente aumentati i rischi di un downgrade”.

Il disavanzo annunciato, al 2,4% del Pil, difficilmente permetterà all’Italia di rispettare i vincoli del Patto di stabilità e crescita. Gli effetti di un taglio delle agenzie potrebbero esser pesanti per l’uscita dall’ombrello della Bce e per i livelli di capitale delle banche, che soffrirebbero per i tanti Btp iscritti nei loro bilanci.