Italia, come uscire dalla trappola del rapporto debito Pil

27 Maggio 2019, di Daniele Chicca

Se c’è un elemento che tarpa le ali dell’Italia è l’andamento del rapporto tra il debito e il Pil, in cui il denominatore non sale abbastanza in fretta e con sufficiente intensità da riuscire a tenere il passo del numeratore, il debito pubblico.

Da 20 anni l’Italia è prigioniera di una crescita debole e di un livello di indebitamento elevato. Si tratta di un ciclo vizioso. Il debito pubblico italiano è pari a circa 130 miliardi e il 70% è di spese per interesse sul debito, che variano a seconda dello Spread tra Btp e Bund. Gli italiani pagano circa 65 miliardi di euro l’anno in spese per interessi, 178 milioni al giorno.

Le entrate che fluiscono nel bilancio dello stato si attestano in media a 600 milioni di euro l’anno e risultano pertanto insufficienti. Di fatto, per dirla in parole semplici, l’economia del’Italia cresce così poco che non riesce a ripagare gli interessi e quindi per rimanere sostenibile è costretta a pagare altri debiti.

Per poter reperire i soldi necessari al corretto funzionamento dei servizi, il Tesoro si appella al mercato primario creando nuovi debiti. Basterebbe avere un Pil in crescita per poter sopperire alle esigenze finanziarie. La grande recessione del 2008 ha esacerbato tutta una serie di debolezze strutturali e così mentre altri paesi come la Spagna e il Portogallo rinascevano dopo la crisi, l’Italia è rimasta al palo.

Nel 2018 il Pil pro capite in volumi, corretto a seconda del potere d’acquisto di ogni paese, è sugli stessi livelli del 1999 (vedasi primo grafico). L’Italia è insomma il paese che tra i grandi fa più fatica a riprendersi e orami è stato superato anche dalla Spagna in questo frangente.

Italia, quattro problemi strutturali da superare

L’Italia è il solo dei quattro grandi dell’area euro a non aver ritrovato i livelli pre crisi. In un Policy brief intitolato “Italie, uscire dalla doppia trappola dell’indebitamento elevato e della crescita debole”, gli analisti di OFCE, organismo indipendente francese di previsioni economiche, provano a stabilire le cause della stagnazione italiana.

Dopo aver studiato i dati e le serie storiche del debito con le cause dell’indebitamento inarrestabile (vedi grafico sotto riportato), i ricercatori Céline Antonin, Mattia Guerini, Mauro Napoletano e Francesco Vona hanno tentato di dare un consiglio alle autorità italiane su come ci potrebbe liberare dalla morsa del calo della produttività globale dei fattori (ultimo grafico in fondo).

In Italia questo parametro ha subito una flessione accumulata del 7,9% durante gli ultimi 20 anni. Il dato è in contrasto con i miglioramenti in termini di efficacia visti in Francia e Germania, dove la produttività è aumentata rispettivamente del 4,1% e del 7,9%.

I fattori che contribuiscono ad alimentare l'aumento del rapporto tra debito pubblico e PIL

Sono quattro i problemi strutturali che intralciano la via della ripresa dell’Italia.

  1. il fattore distorsivo della specializzazione verso i settori a basso contenuto tecnologico;
  2. la piccola dimensione («nanismo») delle società e l’impatto che questo ha sulla produttività;
  3. la collusione e il nepotismo che portano a una distribuzione dei talenti e delle risorse poco efficiente;
  4. infine la frattura profonda tra Nord e Sud e le sue conseguenze sul mercato del lavoro.

La soluzione ai 4 problemi annosi dell’Italia

Queste debolezze croniche portano gli autori della ricerca a dare quattro indicazioni su strade politiche da percorrere per rilanciare la crescita. È pertinente “soltanto un atteggiamento vario che prenda in considerazione le interazioni tra i fattori della domanda e quelli strutturali dell’offerta”.

Tra le soluzioni  possibili, viene citato l’avvio di politiche industriali che favoriscano l’accumulo di conoscenze e per un rilancio degli investimenti pubblici. L’introduzione di un salario minimo e la facilitazione di politiche di riconversione professionale potrebbero aiutare nella transizione auspicata.

“Ci sembra inoltre indispensabile di realizzare l’Unione bancaria e di risolvere il problema dei prestiti inesigibili (NPL), in modo tale da poter migliorare la solidità del settore bancario italiano“.

Per concludere la ricerca dice che “la sorte dell’Italia è inestricabilmente legata a quella dell’Europa e pertanto l’Italia ha per prima bisogno dell’Europa se vuole ritrovare la strada della crescita”.