Mercati derivati anticipano Bce. Puntate pericolose?

6 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – E’ boom di transazioni sul mercato dei derivati, con gli investitori che stanno facendo incetta di corporate bond, sulla scia del piano della Bce, che include anche l’acquisto di obbligazioni che vengono emesse dalle aziende. I mercati anticipano un rally sel settore tanto che, da quando la Bce ha reso noto i dettagli del nuovo bazooka monetario, ovvero dallo scorso 10 marzo, i fondi che investono in bond con rating investment grade sono stati interessati da flussi in entrata in ogni settimana successiva.

La Bce inizierà ad acquistare ufficialmente i corporate bond verso la fine del secondo trimestre. Ma gli investitori non vogliono perdere tempo, in quanto ritengono che gli acquisti della banca centrale, quando inizieranno, dreneranno liquidità dal mercato e zavorreranno ancora di più i rendimenti.

La strategia del “giocare in anticipo” da parte dei gestori ha già sortito effetti considerevoli: i tassi sono scesi infatti  in modo sostenuto, creando anche il problema della scarsità dell’offerta, fattore che ha scatenato una vera e propria corsa sui derivati del credito. Tanto che – stando ai numeri contenuti in una analisi di Bank of America – le scommesse sugli indici europei sui credit default swap sono più che raddoppiate dall’annuncio della Bce.

Di fatto, gli investitori hanno venduto, così come risultava in data 24 marzo, $25 miliardi su base netta di protezioni, vicino al ritmo più elevato da almeno il mese di dicembre del 2013 e oltre gli $11 miliardi dello scorso 4 marzo.

Da segnalare che gli indici sui credit default swap sono diversi dai credit default swap stessi. Questi ultimi sono strumenti per assicurarsi contro il rischio che il sottostante faccia default ), mentre gli indici sui cds non si riferiscono a un unico singolo sottostante, ma a un paniere che copre diversi asset.

Parlano i gestori: i consigli per anticipare la Bce

Così, intervistato da Bloomberg, spiega il fenomeno Mitch Reznick, co-responsabile della divisione del credito presso Hermes Investment Management, che gestisce $33 miliardi di asset.

“Assistiamo a una carenza di bond su cui gli investitori possono posizionarsi. In questo vuoto di liquidità, i gestori possono utilizzare i credit default swap come una delega per quei bond che non possono ottenere, al fine di posizionarsi sul credito sul più lungo termine”.

Stando a quanto conferma Bank of America, gli investitori hanno investito un valore equivalente a $379 milioni in fondi di bond investment grade denominati in euro nella settimana terminata lo scorso 30 marzo, con i flussi che sono entrati nei fondi per la quarta settimana consecutiva.

Gli acquisti hanno spinto verso il basso i tassi di interesse, che le aziende con rating investment grade devono pagare ai detentori delle loro obbligazioni all’1,07%, ovvero al minimo in quasi un anno. Indicazione del fatto che il piano di Draghi teso ad aiutare le aziende dell’Eurozona a rifinanziare i loro debiti sta funzionando. Nello stesso arco temporale, ha segnalato ancora Bank of America sulla base di dati stilati da EPFR Global, gli investitori hanno smobilizzato le posizioni accumulate su dollaro e sterlina, tanto che i fondi che puntano sulle due valute hanno assistito a riscatti per un valore combinato di $249 milioni.

Ma come fare ad acquistare i bond per scommettere su di essi, quando si può parlare di vera e propria fila di investitori che non aspettano di fare altro? Per Roman Gaiser, responsabile del settore high yield presso Pictet Asset Management, a Ginevra:

“Il modo più veloce per posizionarsi long sul credito è ricorrere ai contratti legati agli indici in grandi quantità. E’ molto più semplice che acquistare diversi bond singoli. Ed è un modo veloce di ottenere un’esposizone al credito“. Gaiser – anch’egli intervistato da Bloomberg – ha affermato di aver incrementato la posizione long sugli indici sui cds europei dopo l’annuncio della Bce.

Sebbene dalla Bce non sia arrivata al momento nessuna precisazione sulle obbligazioni che acquisterà, alcuni gestori stanno puntando su alcuni bond che ritengono saranno nella lista, così come afferma Rik Den Hartog, gestore pressso Kempen Capital Management, ad Amsterdam. Kempen ha venduto bond e derivati sul titolo Enel lo scorso mese, in quanto il default swap rendeva quasi tre volte lo spread sulle obbligazioni.

“Questo è un esempio che dimostra in quale caso valga la pena passare dai bond ai credit default swaps”.

Quanto è indicativo dell’atteggiamento degli investitori, non solo europei, è che si preferisce ormai puntare sui derivati bypassando il sottostante. E il termine bomba derivati non è nato per caso, dal momento che si tratta di strumenti ad alto rischio.

Speculazione al record. “Nessuno giudica più seriamente il rischio sul credito

L’altro elemento è che, in vista dei futuri acquisti da parte delle banche centrali, la valutazione del merito creditizio delle società emittenti non sembra più un condizione sine qua non per acquistare un asset. In Giappone, per esempio, gli investitori che puntano sul reddito fisso stanno valutando sempre più le obbligazioni non sulla base del merito creditizio delle aziende emittenti (che comunque, nel caso europeo, dovranno avere ratinginvestment grade), ma sulla probabilità che le obbligazioni stesse vengano acquistate dalla Bank of Japan.

La forma mentis che sta prendendo piede in Giappone – e che evidentemente si sta insinuando in Europa – è che vale la pena acquistare un bond anche se rende meno dello zero, dal momento che l’investitore spera di poterlo rivendere alla banca centrale a un prezzo più alto.

Tant’è che Katsuyuki Tokushima, analista presso NLI Research Institute, ammette:

“Tutto ciò mostra come nessuno giudichi più seriamente il rischio sul credito”.