I mini-bot? Non servono perché esistono già

13 Giugno 2019, di Daniele Chicca

I mini-bot proposti dal governo per intervenire sulla questione dei debiti commerciali che le aziende vantano verso la Pubblica Amministrazione non servono perché una forma simile di credito alle imprese esiste già in Italia. A dirlo è Paolo Gesa, Direttore Divisione Business di Banca Valsabbina.

“Non servono nuovi strumenti finanziari a sostegno delle aziende che vantano crediti verso la PA, perché esistono già (come quello da 500 milioni avviato da Banca Valsabbina). Per aiutare realmente le imprese bisogna favorire la cessione dei crediti commerciali vantati verso la PA a operatori specializzati e fare una legge per rendere finanziabile la totalità dei propri debiti commerciali”.

Secondo l’inventore della proposta, Claudio Borghi, rimettere in circolo della liquidità nell’economia consentirebbe all’Italia di non fare la fine della Grecia nel 2015. Secondo l’economista Tommaso Monacelli, tuttavia, il mini-bot sarebbe “inutile”. In un’opinione su La Voce, Monacelli definisce i titoli creditizi “una favola”, che nella migliore delle ipotesi sarebbe “del tutto inutile”.

Si tratterebbe di un mero esercizio contabile, secondo il professore ordinario di Economia all’Università Bocconi di Milano. Il Fellow di IGIER Bocconi e del CEPR di Londra osserva che se una persona usa 100 mini-bot per pagare allo Stato una fattura di 100 euro di tasse, potrà spendere i 100 euro risparmiati al ristorante. Ma rimarebbe il fatto che lo Stato deve compensare in qualche modo l’assenza di entrate tributarie: riducendo la spesa pubblica o aumentando il deficit.

Per ovviare al problema del deficit, c’è chi ha avanzato una proposta alternativa: i Titoli di Sconto Fiscale. Li propongono da anni il giornalista economico Enrico Grazzini e altri studiosi, tra cui il professore Luciano Gallino. Si tratta di buoni che, come spiega lo stesso Grazzini su Micromega, non producono incremento del deficit pubblico e non porterebbero l’Italia fuori dall’eurozona. Inoltre i Titoli di Sconto Fiscale teoricamente verrebbero accettati anche dalla Bce, in quanto titoli investment grade.

“Sistema finanziario è liquido è lo rimarrà a lungo”

Secondo Gesa, anche sulla base dei recenti annunci di politica monetaria della Bce, “il sistema finanziario è
liquido e lo rimarrà a lungo“. Nel 2016 la Banca ha lanciato un programma triennale da 500 milioni di euro per l’acquisto dei crediti commerciali vantati dalle imprese verso la Pubblica Amministrazione.

Il parlamento italiano, inclusa l’opposizione, ha dato al governo italiano l’autorizzazione a sperimentare i modi attraverso i quali si potrebbero introdurre i mini-bot senza violare le leggi europee. Le norme in essere non consentono agli Stati membri dell’area euro di stampare monete parallele all’euro. L’intento è quello di offrire prestiti senza creare nuovo debito pubblico.

Tuttavia Mario Draghi, presidente della Bce, ha bocciato l’idea durante la conferenza stampa successiva all’ultima riunione di politica monetaria, specificando che in ambito monetario o si parla di debito o di moneta. Non ci sono vie di mezzo. Per il banchiere si tratterebbe dunque in concreto di una sorta di manipolazione monetaria, una forzatura per camuffare deficit pubblici.

Esaminando nel dettaglio le sue specifiche, il mini-bot può essere paragonato a un buono del Tesoro di piccola taglia (10, 50 o 100 euro) emesso dallo Stato privo di interessi e scadenze. Può essere utilizzato dalle imprese o dalle famiglie per pagare le tasse, oppure dall’amministrazione pubblica per rimborsare i debiti contratti nei confronti delle imprese private.

Debiti commerciali della PA: miglioramento significativo

Tra l’altro secondo Gesa, l’industria italiana non avrebbe nemmeno tutto questo disperato bisogno di una manovra del genere, che alcuni temono sia la prima tappa per “liberare” l’Italia dalle catene dell’euro, dal momento che può essere considerata una moneta parallela.

“La situazione dei debiti commerciali della PA è significativamente migliorata negli ultimi anni”, dice Gesa, “ma permangono evidenti e ampi margini di miglioramento”. Come fare per superare anche queste ultime inefficienze?

“Rispetto alla soluzione più semplice, ossia emettere nuovo debito ordinario, c’è un’alternativa più semplice, meno costosa per le casse pubbliche ed efficiente: favorire la cessione dei crediti commerciali vantati dalle imprese a operatori specializzati”.

Il manager offre un esempio concreto: “nell’ambito del piano di acquisto pro soluto dei crediti delle imprese nei confronti della PA che Banca Valsabbina, fondata nel 1898, aveva lanciato nel 2016, in poco più di due anni sono stati acquistati crediti per oltre 400 milioni di euro, di cui 250 già incassati, dando un concreto sostegno al miglioramento dei tempi di incasso delle aziende”.

Lo scenario dei debiti commerciali

I debiti commerciali delle Amministrazioni pubbliche sono dei problemi storici dell’economia italiana ma, come riportato della Relazione Annuale recentemente presentata dal Governatore della Banca d’Italia, sono in costante diminuzione e oggi ammontano a circa 53 miliardi. Benché dimezzatasi rispetto al picco del 2012, l’incidenza delle passività commerciali rimane la più alta in Europa. E anche se lo scorso anno i tempi medi di pagamento hanno continuato a ridursi a circa 85 giorni, secondo l’European Payment Report 2019 in Italia continuano a essere superiori di quasi un mese rispetto alla media dell’Unione Europea.

Il 7 dicembre del 2017 la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia per il sistematico ritardo dei pagamenti della Pubblica amministrazione. La Commissione sostiene che, in media, la pubblica amministrazione del nostro paese impiegava ancora nel 2016 circa cento giorni per saldare i debiti commerciali nei confronti dei fornitori, in chiara violazione della direttiva 2011/7/UE, recepita in Italia all’inizio del 2013, direttiva che restringe il tempo di pagamento a 30 giorni, 60 per gli enti sanitari.

Tale ritardo implica un maggior aggravio per le finanze pubbliche, derivante dall’applicazione di interessi moratori dell’8% sulle somme pagate in ritardo: un “prezzo” salato, ben superiore ai tassi attualmente pagati dallo Stato per i propri debiti finanziari (nonostante l’impennata dello spread dell’ultimo anno, i BOT ad 1 anno costano allo stato lo 0,06%, mentre i BTP a 10 anni al 2,36%, per dare un metro di paragone).

Il piano di Banca Valsabbina a sostegno delle PMI è di durata triennale è prevede l’acquisto “pro soluto” di crediti commerciali vantati dalle imprese verso le pubbliche amministrazioni. Gli acquisti avvengono mediante una cartolarizzazione di crediti attraverso un’innovativa struttura creata ad hoc da Banca Valsabbina, principale banca del bresciano.

La società veicolo appositamente costituita, denominata Valsabbina Investimenti Srl, è interamente finanziata da Banca Valsabbina. Come spiegato dalla banca in un comunicato, “acquisterà crediti vantati verso enti pubblici, escluse le municipalizzate, certificati sulla relativa piattaforma del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di importo nominale minimo pari a 30mila euro per debitore”. Le imprese hanno così la possibilità di cedere a titolo definitivo (pro soluto) i propri crediti “a condizioni vantaggiose e in tempi rapidi, riducendo i ritardi nei pagamenti e ottimizzando il proprio flusso di cassa“.