Guerra dazi, El-Erian: dopo i mercati, sarà la volta delle economie

26 Giugno 2018, di Daniele Chicca

Finora i mercati finanziari sono stati in grado di ignorare le conseguenze negative degli ultimi sviluppi geopolitici e politici. Ma ora sembrano diventati molto più sensibili ai possibili danni che questi eventi potrebbero causare alla crescita e agli ultimi delle aziende. D’altronde i motivi per essere preoccupati sono tangibili: “le minacce si stanno propagando e le fortificazioni sono più deboli”.

L’avvertimento arriva da Mohamed El-Erian, chief economic adviser di Allianz SE, società madre del maggiore fondo obbligazionario al mondo Pimco, per la quale ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato. “A meno che la guerra commerciale a tutto campo non diventi un’opportunità per risolvere i difetti annosi del sistema globale”, osserva El-Erian in un’editoriale su Bloomberg, “le difese che negli ultimi anni si sono rivelate efficaci rischiano di cadere sia nei mercati finanziari, sia nella sfera economica, e questo sarà ben più “dannoso”.

Le Borse hanno vissuto una seduta da dimenticare lunedì, con l’indice S&P 500 e il Dow Jones che hanno perso quasi un punto e mezzo percentuale, mentre il Nasdaq ha lasciato sul campo il 2,1%. La pioggia di vendite è stata provocata dalle notizie del fine settimane, secondo cui l’amministrazione Trump ha intenzione di ridurre gli investimenti della Cina nelle aziende tecnologiche americane e, più in generale, di aumentare i controlli sulle esportazioni del settore hi-tech.

La presa di posizione molto dura si iscrive nell’ambito di una escalation della guerra commerciale tra le prime due economie al mondo. Ieri è venuto alla luce un documento esplosivo dell’Unione Europea fatto circolare tra i governi degli Stati membri in cui si paventa la fine de facto dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Eurppa, India, Canada e Cina hanno risposto con forza alle misure protezioniste imposte da Donald Trump, imponendo misure volte a contenere o contrastare i dazi imposti dagli Stati Uniti. Anziché mettere fine al confronto, le decisioni non hanno fatto che esacerbarlo, aumentando la probabilità di vedere una nuova serie di iniziative protezioniste da parte di Washington.