Grecia, Fmi: niente fondi senza ristrutturazione debito

26 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il capo dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem sostiene di essere riuscito a convincere Germania e Fondo Monetario Internazionale a raggiungere un compromesso sul perdono o comunque allungamento delle scadenze delle montagne di debito greco, pari al 180% del Pil nazionale. La Bce nel frattempo si è detta pronta ad accettare bond greci come garanzie nel rifinanziamento. Se tutto va secondo i piani, il debito sarà tagliato dal 2018.

In realtà, però, l’Fmi non ha ufficialmente approvato ancora il piano e dice di non essere pronto a impegnarsi fornendo altri finanziamenti senza che vengano prima forniti ulteriori dettagli sulla ristrutturazione del debito pubblico. Le cose stanno messe ben diversamente, quindi, da come vengono raccontante nei media mainstream. La situazione è ancora bloccata in una fase di stallo.

Stando a quanto riferito da Bloomberg, entro fine anno il board dell’Fmi potrebbe avere le informazioni necessarie a prendere in considerazione se partecipare o meno a un nuovo programma di prestiti. Se l’istituto di Washington non ottiene altri dettagli dai creditori europei per capire se il debito ellenico è veramente sostenibile, tuttavia, la decisione del board è facile da immaginare.

Secondo i promotori della Campagna per il Giubileo del Debito, accettando di fornire un’altra tranche di aiuti al governo greco senza alcuna promessa concreta in merito alla ristrutturazione o svalutazione del debito, l’Fmi è andato contro le sue stesse leggi, perché è evidente a tutti – e lo stesso fondo lo ha ammesso – che il debito non è sostenibile.

Non solo le promesse fatte dalla Germania sono sempre le stesse e finora non hanno portato a nessun risultato concreto, dunque, ma ora c’è anche il rischio che l’Fmi giunga alla conclusione che le ultime misure di alleggerimento del debito proposte siano insufficienti. Senza possibilità di via d’uscita, l’Europa potrebbe essere costretta ad accollarsi tutte le spese oppure dovrà lasciare che la Grecia venga allontanata dall’area euro.

Le soluzioni a breve e medio termine per risolvere una volta per tutte la crisi greca e ridurre il debito insostenibile sono le seguenti. A breve termine Atene riceve i fondi necessari a ripianare i debiti e vengono apportate modifiche ai termini di pagamento. A medio termine, la Grecia riceverà un estensione dei periodi di grazia e dei tempi per pagare gli interessi. Ma nella parte sul piano a lungo termine, le misure “più importanti” di cui si fa cenno, non vengono specificate nel dettaglio.

L’analista Stephen Pope di Saxo Bank si è chiesto di quali manovre si potrebbe trattare. Probabilmente si intende dare un’accelerazione al piano di privatizzazioni che consentirebbe di ridurre il debito, evitare allo stato di pagare sussidi e garanzie pubbliche alle compagnie statali. è anche un catalizzatore chiave della competitività e efficienza delle aziende e dell’economia nel suo complesso, consentendo di attirare al contempo nuovi investimenti diretti dall’estero.

L’idea però non piace solitamente alle amministrazioni di sinistra e anche Syriza non fa eccezione. Il governo Tsipras vede la cessione di asset statali come uno spreco in un momento in cui si tratterebbe più di una svendita dei gioielli preziosi del paese, piuttosto che di un’operazione vantaggiosa. Chi è contrario a simili piani di privatizzazione sostiene che in passato non hanno portato i risultati sperati.

La Grecia aveva previsto che avrebbe guadagnato 50 miliardi di euro ma finora ha racimolato appena 3,5 miliardi. Non è solo il risultato del fatto che le vendite sono avvenute in un periodo di recessione ma anche dal fatto che Atene ha rimandato il percorso di privatizzazione per troppo tempo e quindi è stato percepito come un venditore in crisi e non affidabile.

Un bene ha un valore pari a quanto un acquirente è disposto a pagare, non alla cifra stimata dal venditore.

“La Grecia ha perso tempo, opportunità e soldi e il piano della troika non funzionerà. I greci non ripagheranno mai il loro debito e l’economia non verrà riformata come chiedono i creditore. L’Eurozona però sarà disposta a pagare un prezzo anche caro” pur di non far scoppiare un’altra crisi di fiducia nella moneta unica e nei bond sovrani della periferia.

Il piano delle élite europee ora è usare la Grecia come difesa del fortino europeo contro le migliaia di rifugiati in fuga da guerra in molti casi create anche per colpa degli interventi e intromissioni degli occidentali. Un popolo senza speranza di un futuro, come quello greco del resto.

Fonti: Bloomberg ; Saxo Bank