Governo “neutrale”: Belloni premier, Rossi all’Economia

9 Maggio 2018, di Daniele Chicca

È partito, immancabile, il totonomi sui giornali, dove iniziano a circolare gli identikit dei personaggi che dovrebbero far parte del prossimo esecutivo di responsabilità e unità nazionale. Chi verrà scelto risulterà fondamentale, dal momento che la squadra avrà il compito arduo di convincere gli schieramenti di tutto lo spettro politico italiano e convincere anche i mercati finanziari, dove da ieri è tornata a salire la tensione, sia lato obbligazionario che azionario.

Le due forze principali del paese, M5S e l’alleanza di centro destra, dovranno votare entrambe la fiducia in Parlamento perché si formi il governo. Luigi Di Maio del M5S e Matteo Salvini della Lega hanno già detto di preferire un ritorno alle urne il prima possibile, a luglio. Si dovrebbe trattare di un team fondamentalmente filo europeista, costituito per lo più da candidati tecnici bi-partisan, e con un’alta percentuale di donne.

La Repubblica dice al comando a Palazzo Chigi potrebbe andare una donna. La romana Elisabetta Belloni, segretario del ministero degli Esteri, sarebbe in pole position per il ruolo di primo ministro, davanti a Marta Cartabia, vice presidente della Corte Costituzionale, mentre al Tesoro potrebbe andare Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia dal 2013 di origini baresi.

Belloni rappresenta una candidata esperta di diplomazia e teoricamente in grado di accontentare tutti, “un nome bipartisan gradito anche al M5s, al punto che persino Luigi Di Maio pensava di arruolarla nella sua squadra di ministri di un eventuale governo pentastellato”, osserva La Repubblica.

L’obiettivo principale del nuovo esecutivo sarà quello di traghettare il paese fino a dicembre, in modo da scongiurare lo scatto dell’aumento dell’Iva per via dell’innesco delle clausole di salvaguardia. Si calcola che un incremento dell’Iva avrebbe effetti recessivi sulla nostra economia. Tra gli altri compiti del governo si possono citare l’approvazione della legge finanziaria e la partecipazione ai principali appuntamenti internazionali.

Accreditati i nomi di Cottarelli, Boeri, Zingales e Tarantola

Tra gli altri nomi sono spuntati quello dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, del presidente dell’INPS Tito Boeri, del professore della Chicago Booth Luigi Zingales – che tuttavia rischia di essere un nome troppo di destra e troppo anti europeo per piacere a M5S e PD.

Un “profilo economico in grado di dare garanzie in chiave europea” sarebbe secondo La Repubblica quello di Lucrezia Reichlin, un’altra forte candidata a ricevere l’incarico da parte di Mattarella. La 63 enne romana, “economista figlia di due comunisti storici (Alfredo Reichlin e Luciana Castellina) e docente di Economia alla London Business School, direttrice generale alla Ricerca alla Bce e in ottimi rapporti con Mattarella”.

Sempre andando a pescare nel campo degli economisti, potrebbe ritagliarsi un ruolo anche Anna Maria Tarantola, “lombarda, 73 anni, che per oltre quaranta anni ha lavorato in Bankitalia e ne è stata anche vicepresidente. Il governo Monti la nominò presidente della Rai”. 

Si continua a fare poi il nome del presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, così come quello di Giampiero Massolo, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali, e di Enzo Moavero Milanese, ex ministro del governo Letta considerato uno dei massimi esperti del funzionamento e dei meccanismi dell’Unione europea.

Mattarella criticato, parla “come se fossimo in guerra”

Tra i commentatori di politica, c’è chi ha criticato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’utilizzo del termine governo “neutrale”, come se fossimo in guerra. Fatto sta che le divisioni tra i partiti si sono dimostrate incolmabili durante i vari round di consultazioni e il capo del Quirinale si è visto costretto a provare a seguire la strada del compromesso.

Si tratterà di un esecutivo traghettatore che accompagnerà il paese al ritorno alle urne anticipato. I sondaggi dicono che il M5S perderà poco o nulla dal quasi 33% di consensi preso alle elezioni di marzo, mentre la Lega salirà addirittura fino al 24% dal 18%, soffiando altri voti al principale partito alleato della coalizione di centro destra, Forza Italia, visto scendere intorno al 9%.

Stando ai sondaggi, il PD, che dovrebbe candidare il premier uscente Paolo Gentiloni e non più Matteo Renzi come leader del partito, migliorerà leggermente il risultato del 4 marzo con un 19% ma è visto sempre all’Opposizione.