Giorgetti: attacchi speculativi contro l’Italia, Spread ai nuovi massimi

13 Agosto 2018, di Daniele Chicca

Al calo della lira turca si aggiungo le tensioni sui Btp sui mercati. Il nervosismo per la manovra economica di autunno e per gli ultimi sviluppi politici in generale non aiutano il mercato del reddito fisso italiano. In una sorta di profezia che si auto avvera, nel fine settimana Giancarlo Giorgetti della Lega, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio del governo Conte, ha avvertito che gli speculatori avrebbero attaccato i mercati italiani questo mese.

Un mercato poco liquido nella settimana di Ferragosto paga allora le conseguenze delle sopra citate tensioni. Le parole di Giorgetti hanno spinto il vice premier Luigi Di Maio a chiarire che un evento come quello dell’attacco degli speculatori non si verificherà, ma il danno era ormai già fatto. Lo Spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi a scadenza omologa si è ampliato a 273 punti base, i massimo da maggio, mentre il BTp decennale rende il 2,7356%.

In una nota odierna gli analisti di Bank of America Merrill Lynch prevedono che “stanno per consumarsi nuove grandi oscillazioni nel mercato dei Bond italiani“. Secondo la banca lo spread tra i titoli di Stato del nostro paese e quelli della Germania, locomotiva economica d’Europa, sono desinati a stringersi a 170 punti base o a schizzare a 400 punti base da qui a fine anno, a seconda della situazione fiscale e del deficit italiano.

BofA: Spread potrebbe salire a 400 punti base a dicembre

L’Italia è chiamata a un test fondamentale dei conti pubblici. Se il budget sarà giudicato troppo espansivo in termini di deficit, lo spread è visto innalzarsi ulteriormente e di molto, con i mercati che dovranno prepararsi a un declassamento del rating. Nel caso in cui il programma di budget sarà invece moderatamente espansivo, il differenziale dovrebbe restringersi.

Anche Di Maio la settimana scorsa ha contribuito a innervosire i mercati finanziari, quando ha promesso che l’Italia si sarebbe servita di una tattica dura nella battaglia con l’Europa sulla Manovra di bilancio. I mercati hanno reagito con lo spread che l’8 agosto è tornato in area 252 punti base.

Prima del “contratto di Governo” di maggio tra Lega e MoVimento 5 Stelle lo Spread valeva 130 punti base, ma da allora non ha fatto che salire. La prima causa è l’incertezza, dal momento che gli investitori devono ancora capire cosa voglia fare davvero l’esecutivo giallo verde.

Il vero banco di prova per il governo e i mercati sarà la Manovra economica di questo autunno. Perché, come sottolinea Il Sole 24 Ore, “dimostrerà se prevarrà l’anima moderata del governo (che intende realizzare il programma ma in maniera graduale e compatibile con i vincoli di bilancio e con le regole europee), oppure se prevarranno le anime più impazienti e anti-europee”.

“Considerando i fondamentali economici, siamo convinti che il livello attuale dello spread tra BTp e Bund sia transitorio”, scrive Bank of America, “per dicembre ci aspettiamo che lo spread possa restringersi fino a 170 punti oppure ampliarsi fino a 400”.

È opinione di Bank of America che se la Manovra sarà ponderata e rispettosa dei vincoli di bilancio il mercato potrà tranquillizzarsi davvero, altrimenti potrebbe entrare in fibrillazione. “Il mercato si chiede come verranno composti i numeri – aggiunge Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte -. Come si supererà lo scoglio dell’Iva? Come saranno trovate le coperture? Queste sono le domande che gli investitori si pongono”.

Filo diretto con Draghi e la Bce

A fine agosto “l’attacco me lo aspetto”, ha dichiarato due giorni fa a Libero Quotidiano Giorgetti, ricordando che “i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi, che scelgono le prede e agiscono”. In estate poi “ci sono pochi movimenti nelle Borse” e per questo è da ritenere “un periodo propedeutico a iniziative aggressive nei confronti degli Stati, come è accaduto in Turchia”.

“Quel che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero”, ha osservato ancora l’esponente della Lega. Tra fine agosto e inizio settembre dovrebbero pronunciarsi sul debito pubblico italiano le principali agenzie di rating internazionali.

Ma a quanto risulta dai grandi giornali italiani il governo Conte non sta aspettando con le mani in mano gli eventi. In queste settimane, scrive La Stampa, “a dispetto di una certa retorica anti-finanza, ma come si conviene al governo di un Paese del G7, un utile canale di comunicazione è stato aperto con Mario Draghi, presidente della Bce e dunque tra i più influenti personaggi dell’economia mondiale.

Draghi avrebbe intrecciato proficui colloqui con Giorgetti e con il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, economista “anti-euro” ma con un passato da banchiere vicino ai cosiddetti “poteri forti”. Secondo fonti Bce, alcuni colloqui si sono tenuti a fine luglio ma da allora non ci sono più state discussioni. Il senatore della Lega Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini, riconosce il rischio dell’assalto speculativo, ma lo considera gestibile:

“Certo, il pericolo c’è, soprattutto perché abbiamo consentito di tenere all’estero troppi titoli italiani, uno scenario che va contrastato con norme che consentano di “trattenere” in Italia quel rischio. Ma l’Italia è un grande Paese, con un’economia in grado di rispondere a qualsiasi attacco speculativo. No, non ci faremo intidimidire”.