Fonte: Getty Images
Mentre è partito il conto alla rovescia per il debutto di Space X a Wall Street, che avverrà oggi sul listino del Nasdaq, una notizia sembra assodata. La quotazione record della società aerospaziale di Elon Musk ha proiettato il patrimonio personale dell’imprenditore oltre la soglia dei 1.100 miliardi di dollari, rendendolo di fatto il primo trilionario al mondo. La quota detenuta da Musk in SpaceX vale infatti circa 866 miliardi di dollari; sommando le partecipazioni in Tesla, xAI, X, Neuralink e nelle altre società del gruppo, la sua ricchezza supera ampiamente quella di qualsiasi altro imprenditore.
Una Ipo da record mondiale
Procediamo con ordine. Ieri SpaceX ha confermato i dati sull’IPO: il prezzo di collocamento, fissato a 135 dollari per azione, ha permesso una raccolta di 75 miliardi di dollari attraverso la vendita di 555,6 milioni di titoli. L’operazione così supera il precedente record detenuto dal colosso petrolifero saudita Saudi Aramco, che nel 2019 aveva raccolto 25,6 miliardi di dollari.
La valutazione finale di 1.770 miliardi colloca immediatamente SpaceX tra le maggiori società quotate degli Stati Uniti, davanti a gruppi consolidati come JPMorgan, Berkshire Hathaway, Eli Lilly e persino Meta. Un risultato che appare ancora più sorprendente considerando che la società registra ricavi significativamente inferiori rispetto ai grandi colossi tecnologici e continua a investire massicciamente in attività a lungo termine.
Infrante numerose convenzioni della finanza americana. Musk ha infatti deciso di riservare il 30% delle azioni agli investitori retail, una quota eccezionalmente elevata per una società di queste dimensioni. Inoltre, il prezzo dell’offerta è stato comunicato in anticipo rispetto alle tradizionali procedure di bookbuilding che normalmente coinvolgono gli investitori istituzionali. Anche sul fronte della governance il fondatore ha imposto la propria visione. Dopo la quotazione, Musk continuerà a detenere l’82% dei diritti di voto, mantenendo un controllo quasi assoluto sul gruppo nonostante l’apertura al mercato.
Una struttura che ha suscitato forti critiche tra alcuni investitori, ma che riflette una convinzione diffusa tra i sostenitori del manager: il valore di SpaceX dipende in larga misura dalla capacità di Musk di guidare progetti considerati irrealizzabili dalla maggior parte dei concorrenti.
Il peso dell’Elon premium
Gli analisti parlano ormai apertamente di “Elon premium”, ovvero quel sovrapprezzo che il mercato attribuisce alle società guidate dall’imprenditore sudafricano.
Come accaduto in passato con Tesla, anche la valutazione di SpaceX appare difficilmente spiegabile attraverso i tradizionali multipli finanziari. Gli investitori stanno acquistando non soltanto i risultati attuali dell’azienda, ma soprattutto la prospettiva di una leadership tecnologica in settori come l’esplorazione spaziale, l’intelligenza artificiale e le telecomunicazioni satellitari.
La fiducia nella figura di Musk continua dunque a rappresentare uno degli asset più rilevanti dell’intero ecosistema industriale costruito negli ultimi vent’anni.
Starlink oggi, Marte domani
Dal punto di vista operativo, la principale fonte di ricavi di SpaceX rimane Starlink, la rete satellitare che fornisce connettività internet in oltre 160 Paesi. La società rivendica inoltre oltre l’80% della massa complessivamente lanciata in orbita negli ultimi tre anni, consolidando una posizione dominante nel settore dei lanci spaziali.
La valutazione incorpora però aspettative molto più ambiziose. Gli investitori stanno scommettendo sulla futura espansione dell’economia spaziale, sui servizi di trasporto orbitale, sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale sviluppate insieme a xAI e, in prospettiva, persino sui progetti di colonizzazione extraterrestre.
Secondo la stessa SpaceX, il mercato potenzialmente indirizzabile raggiungerebbe i 28.500 miliardi di dollari, una stima che testimonia l’enorme portata delle ambizioni del gruppo.