Wall Street risale nel finale ma teme piani fiscali Trump e Clinton

14 Gennaio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Dopo una giornata in altalena, Wall Street ha imboccato la via del rialzo grazie alla volata del settore energetico (+4%) sulla scia del rimbalzo del petrolio e alle scommesse degli investitori su una normalizzazione particolarmente graduale della politica monetaria della Federal Reserve.

Il Dow Jones guadagna l’1,41%, a quota 16.379 punti sostenuto da Exxon (+4,5) e Chevron (+5%). L’S&P 500 aggiunge l’1,68% a quota 1.922. Il Nasdaq sale dell’1,96% a quota 4.615 punti.

Allo stesso tempo i toni populisti della campagna presidenziale Usa – siamo ancora allo stadio delle primarie Repubblicane e Democratiche, stanno allontanando i fondi hedge, i gruppi di private equity e i più grossi investitori. I timori riguardano i futuri piani fiscali per colpire Wall Street, ripensando un piano da miliardi di dollari di sgravi.

Sul fronte delle notizie positive, James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis, ha detto che i bassi prezzi del greggio potrebbero rallentare il raggiungimento del target sull’inflazione. Ciò significa meno rialzi dei tassi del previsto quest’anno.

Secondo il membro votante del braccio di politica monetaria della Fed, oggi meno falco del solito, un declino delle aspettative del mercato sull’inflazione “sta diventando preoccupante” motivo per cui la banca centrale potrebbe procedere con cautela nell’alzare i tassi dopo la stretta storica dello scorso dicembre, la prima dal giugno 2006. Domani prenderà la parola William Dudley, presidente della Fed di New York noto per le sue posizioni da colomba.

Ieri la borsa Usa è affondata, con l’indice S&P 500 che ha chiuso sotto quota 1.900 per la prima volta da settembre. Tra i singoli titoli JPMorgan sale dell’1,5% circa sulla scia di una trimestrale migliore delle attese. Per le società americane tuttavia le attese non sono alte: gli analisti in media si aspettano un declino del 4,7% dei profitti tra le aziende parte dell’S&P 500.

Dal fronte macro arrivano notizie negative sul fronte del lavoro: le nuove richieste di sussidio di disoccupazione settimanali sono state pari a 284 mila unità, nove mila in più delle 275 mila previste dagli analisti. È il balzo maggiore dal 2009, ma il dato resta comunque sotto quota 300.000, un’importante soglia che segnala il buono stato dell’occupazione.

I prezzi all’importazione a dicembre sono calati per il sesto mese consecutivo (-1,2%) ma meno del consensus (-1,4%). E’ il segno che il dollaro forte, i bassi prezzi del petrolio e una crescita ancora debole all’estero generano pressioni al ribasso sull’inflazione.

Il settore bancario è tra i migliori grazie ai conti fiscali migliori delle attese, sia sul versante del fatturato che degli utili, pubblicati da JP Morgan. Il titolo della banca guadagna più dell’1%.

Il petrolio torna a rimbalzare. Al Nymex, il contratto a febbraio ha guadagnato 72 centesimi, il 2,36%, a quota 31,20 dollari al barile. I trader hanno chiuso le loro posizioni short, al ribasso, dopo che le quotazioni erano scese sui minimi di 12 anni a fronte di preoccupazioni per scorte mondiali in eccesso e l’arrivo nel mercato del greggio iraniano. Il contratto scade oggi e questo potrebbe spiegare la scelta dei trader.