Wall Street chiude in forte calo, torna paura economia debole

3 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – “Vendi in maggio e scappa via”, dice il vecchio detto di Borsa. Ebbene, è proprio quello che sembra stiano facendo gli investitori Usa.  Nel finale della seduta odierna, il Dow perde lo 0,78% a 17.750 punti, lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,87% a 2.063 punti, mentre  il Nasdaq perde l’1,13% a 4.763 punti.

Tra gli investitori ritornano le preoccupazioni per l’andamento dell’economia globale, specialmente dopo un dato manifatturiero deludente arrivato dalla Cina e il taglio dei tassi della banca centrale d’Australia, che hanno creato il caos sul valutario e alimentato i timori sullo stato di salute dell’economia mondiale. In questo contesto di avversione al rischio si è aperta la caccia ai beni rifugio.

I trader guardano anche al calo del dollaro nei confronti di yen ed euro: la divisa giapponese ha toccato nuovi massimi di 18 mesi mentre la moneta unica, in rialzo da sette sedute contro il biglietto verde, ha raggiunto i massimi di otto mesi. La sterlina invece si e’ portata sui massimi di gennaio contro il dollaro. Un dollaro compra 105,96 yen, un euro compra 1,1546 dollari e una sterlina viene scambiata per 1,4588 dollari.

A cio’ si aggiunge il Fondo monetario internazione: in una conferenza stampa dedicata all’outlook della regione Asia-Pacifico, ha messo in guardia su un riequilibrio dell’economia cinese non proprio facile con “spillover maggiori” legati al mercato finanziario cinese che sono un rischio per la crescita dell’economia in Asia.

Come se non bastasse John Williams, presidente della Federal Reserve di San Francisco, ieri notte ha detto che l’economia Usa e’ pronta a tassi di interesse piu’ alti, cosa che pero’ si accompagnera’ a “una serie di asset che vivranno grandi movimenti al ribasso”. Williams non fa parte del braccio di politica monetaria della Fed ma e’ molto ascoltato al suo interno. E dai mercati.

Non sorprende dunque vedere tra gli asset più richiesti l’oro, le cui quotazioni continuano imperterrite a salire dopo che il metallo prezioso ha raggiunto il livello di 1.300 dollari l’oncia ieri, per la prima volta da gennaio 2015. L’oro è in progresso di circa il 23% da inizio anno, stravincendo nel confronto con bond, Borse e altre classi di asset principali.

Il petrolio invece per la terza seduta di fila ha chiuso in calo le contrattazioni al Nymex sulla scia di rinnovati timori per scorte mondiali in eccesso. Il contratto a giugno ha ceduto il 2,5%, 1,13 dollari, 44,78 dollari al barile. Il tutto si verifica alla vigilia dei dati sulle scorte settimanali di greggio in Usa, viste salire di 1,2 milioni di varili. Piu’ tardi invece, come di consueto con un giorno di anticipo rispetto al dato del governo, verra’ diffuso quello elaborato dal gruppo privato American Petroleum Institute. Va ricordato comunque che il greggio ha finito aprile in aumento di quasi il 20%.

Meglio del previsto hanno fatto i conti fiscali di Pfizer e Sprint. Dal canto suo Apple recupera nel finale (+1,64%)per la prima volta dopo otto sedute di fila in calo, la striscia temporale piu’ lunga dal 1998. L’a.d. Tim Cook ha rilasciato un’intervista a Cnbc difendendo la performance del gruppo, che la settimana scorsa aveva pubblicato una trimestrale con vendite annuali di iPhone in calo per la prima volta nella storia del dispositivo.